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La seconda ombra

La prima volta che me ne accorsi stavo camminando per strada e lo attribuii ad uno strano gioco di luci.
Non ci feci, quindi, molto caso.
Più tardi la rividi ma, anche lì, supposi alle luci.
E così, per molto tempo, quando la notavo l'attribuivo alle luci, all'aver bevuto troppo o troppo poco, ad una indisposizione qualunque… non ho mai pensato che fosse "reale".
Una notte, verso le tre, mi alzai dal letto ed uscii sul terrazzo a prendere il fresco. Non che fosse un bello spettacolo, dava sulla città sempre rumorosa e brulicante di vita. A destra il porto rumoroso ed affaccendato, a sinistra, dopo una parte di città si intravedeva l'autostrada che passa di fianco alla montagna.
Ma almeno il fresco mi rilassava, mi tranquillizzava e, magari, mi avrebbe restituito il sonno.
Tornai dentro a prendere un libro e, uscito nuovamente, mi misi in poltrona a leggere al chiaro di luna. Una storia avventurosa e fantastica al tempo stesso, niente di sconvolgente o di indimenticabile e, infatti, non ricordo quale fosse.
Credo di essermi addormentato lì, col libro appoggiato sul grembo. So che ero in una specie di dormiveglia quando sentii quelle voci. Dal timbro dovevano a due uomini. Discutevano su qualcosa, su qualcuno, non saprei dirlo ma uno, quello con la voce più bassa e profonda derideva l'altro della sua pusillanimità.
Quel termine fece suonare qualcosa nella mia mente, quasi mi risvegliai ma rimasi comunque quieto a cercar di comprendere.
"Lui" diceva il vocione "è solo la nostra marionetta, siamo obbligati a seguirlo di giorno ma, lo sai, di notte possiamo fare come ci pare"
"…ma e se svegliandosi non ci trova?"
"Che scemo che sei! Ipno ci diede la ragione per un motivo: usala!"
Un rumore interruppe la discussione e la ridusse a dei borbottii incomprensibili… schiusi leggermente una palpebra e le vidi.
Vidi due ombre sul muro discutere animatamente, quando feci per voltarmi a vedere di dove provenivano ne scomparve una e l'altra seguì i miei movimenti.
"Probabilmente sto sognando" pensai e mi riaddormentai.

Al mattino mi sentivo strano.
Non so come descrivere la sensazione… era come se mi mancasse qualcosa ma non sapevo cosa. Visto che dovevo andare a lavoro controllai tre volte almeno la valigetta per vedere se mi ero dimenticato qualcosa. C'era tutto.
La giornata in ufficio passò tranquilla così come le successive però quella sensazione di mancanza persisteva.
Non so quando ho smesso di sentirla, in realtà penso di sentirla tuttora a volte solo che, probabilmente, mi ci sono abituato e non mi crea disagio alcuno.
A volte però nel dormiveglia ho sentito la mia ombra, l'unica rimasta, piangere.

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