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I Martuscello
"Padre, madre e figlio. La sacra famiglia!" disse ironica Marianna, scorgendo in lontananza le ingombranti sagome dei Martuscello, che imboccavano il lungomare in quella splendida giornata di primavera.
La prima dopo tanta pioggia.
Così, in effetti, apparivano ai più: una splendida famiglia fortunata.
Mario, il padre di famiglia, aveva un solido lavoro nella più importante ditta della zona, un incarico di responsabilità: capo magazziniere e responsabile degli acquisti.
Francesca, la moglie, era una donna bellissima e aveva sempre trovato tutte le porte aperte. Aveva lavorato per venti anni come maestra alle locali scuole elementari ritirandosi con una ottima pensione.
L'unico neo Roberto, il figlio, di cui nessuno sapeva cosa facesse nello specifico. Lui si presentava come affarista, in realtà giocava in borsa.
Una splendida famiglia.
Ma la realtà era ben diversa. Al calar del sole non una luce splendeva in quella casa, non un rumore, non un suono.
Era una piccola casetta circondata da un giardino alberato ma lasciato "annicchiarich" come si dice da quelle parti ovvero non curato, incolto.
Le finestre, protette da scuri completi e grate di ferro, non venivano mai aperte. Non ricevevano mai visite anche se spesso si notava un certo via vai.
Marianna era ceramente invidiosa di questa famiglia a suo dire "perfetta" ma io, personalmente, da cinico curioso ero più interesato a cosa combinavano e, nel tempo, avevo indagato, spulciato, curiosato.
"È vero" dissi "sembrano perfetti ma nessuno lo è".
Incuriosita le raccontai delle mie scoperte.
Sono un hacker convinto. Non come quelli che si vedono in televisione od al cinema dove risulta tutto facile ma, nel mio piccolo e con anni di pazienza e studio, sono riuscito ad avere accesso ad alcune banche dati "riservate".
Mario, Francesca e Roberto Martuscello non esistevano.
All'anagrafe non risultavano residenti, in quella casa non risultava nessuno. Al fisco erano ignoti. All'ASL non erano iscritti.
Neanche alla motorizzazione risultava l'auto con la quale circolavano solo che all'ACI il bollo veniva regolarmente pagato e l'assicurazione risultava valida e attiva.
Così una notte, quando c'era un gran via vai, mi introdussi in quel giardino. Porte e finestre erano serrate. Le persone giravano dietro la casa e le seguii fino all'ingresso per la cantina.
Attesi il momento propizio e m'intrufolai richiudendomi la porta alle spalle.
Quando i miei occhi si abituarono all'oscurità intravidi un chiarore in lontananza.
Mi addentrai in un cunicolo scavato sotto la collina per alcuni chilometri dove, in una grotta di tufo circolare ardeva un falò.
Nei pressi del fuoco i Martuscello inginocchiati intonavano una litania in una lingua sconosciuta.
Gli altri adepti in un circolo più grande cantavano e ballavano con strani ritmi. Ad un certo punto una ragazza nuda si stacca dal gruppo e si dirige verso il centro dove l'attendono i Martuscello che, con un pugnale, le staccano ciocche di capelli e peli pubici.
Così via altre ragazze della cerchia esterna, a decine, facendo un mucchio che viene buttato in un calderone ribollente.
Conati di vomito mi coglievano a tale vista finché non vidi, inorridito, il seguito.
La litania era cambiata senza che me ne accorgessi.
I tre, incitati dagli altri, si denudarono e unitisi in una orgia incestuosa si tuffarono nel calderone.
Marianna, con gli occhi spalancati mi chiese "e poi?"
"Poi?" risposi "Poi sei una credulona da strapazzo. Ma mi ci vedi ad introdurmi in casa d'altri?"