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Nobody's Law - Parte 7
Non porto Rossella alla villa di suo padre né, tantomeno, a casa mia; non mi sembrano posti sicuri.
Andiamo nell'unico posto che credo sicuro: casa di Maria.
Maria abita fuori dal paese, in aperta campagna. Da noi si coltiva principalmente grano ed è appena stato mietuto quindi c'è una desolazione totale e la vista spazia per chilometri all'intorno della sua casa senza interruzioni di sorta. Tranne qualche albero sparso.
Ci avvista quando siamo ad almeno un 6/7 chilometri, la vediamo appostarsi con le mani sui fianchi davanti la porta di casa sua per capire chi si avvicina.
Non appena ci riconosce corre in casa per uscire pochi minuti dopo, appena la moto scivola sulla ghiaia per la frenata, con una caraffa di limonata ghiacciata ed alcuni bicchieri.
Rossella si avventa sulla limonata mentre io resto folgorato, come sempre quando la vedo, da quei suoi sfolgoranti occhi verdi. Ma dopo un attimo, come scosso da un pensiero, mi guardo intorno e, mentre porto la moto nel capanno dietro casa, dico: - Andate in casa, è più sicuro.
Il sorriso radioso svanisce dagli occhi di Maria ed appare la preoccupazione.
Nascondo la moto, faccio un giro intorno casa per verificare che non ci siano occhi indiscreti ed entro in casa.
Maria fa per corrermi incontro ma, notando il mio sguardo, mi lascia tirare le tende di tutte le finestre e non mi interroga finchè non mi siedo - cosa succede?
Mentre anch'io mi bevo un bicchiere di limonata Rossella le risponde: - tre giorni fa alcuni tizi mi hanno prelevato e mi hanno obbligato a scrivere un messaggio a ED dove lo invitavo alla casetta sul lago e poi uno a mio padre con delle istruzioni in codice che non ho capito
Maria guarda prima Rossella poi me. Solo ora sembra notare il mio sopracciglio spaccato e, indicandolo, mi chiede: - chi è stato? quelli?
- Quando sono andato sul lago qualcuno mi ha tramortito e segregato, poi mi hanno pestato per farsi dare risposte a domande che non mi hanno mai fatto. Scappando l'ho trovata rinchiusa sotto la supervisione di una guardia e siamo scappati. Non so molto di più.
Maria va in bagno e torna con una bacinella d'acqua ed alcuni medicamenti e si da da fare a ripulirmi la faccia per controllare l'entità della ferita. Le sorrido, mi piace quando fa l'infermiera.
- Non fare quella faccia ebete - mi apostrofa - Bada come t'hanno conciato.
Mentre rimaniamo da Maria Rossella riscrive il biglietto che le hanno fatto scrivere per il padre e ce lo sottopone.
Dopo averlo guardato ci guardiamo stupiti: non significa nulla.
Sono solo delle freccette e dei puntini ed alcuni numeri sparsi.
Mentre le donne dormono in camera da letto io sto seduto al tavolo di cucina, al buio, a rimuginare.
Rimaniamo da Maria anche il giorno dopo poi, a sera, prendo la moto e vado in avanscoperta verso la villa dei Margini.