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Nobody's Law - Parte 6
Questa volta non mi sveglio per una secchiata d'acqua ma per il freddo. È buio, probabilmente notte, ne deve essere passato molto di tempo da quando ho perso i sensi dato che non c'è nessuno intorno a me.
Mi giro e mi rigiro ma, per quanto possa vedere sono solo.
Sono legato alla sedia mani e piedi ed ho i muscoli intirizziti, sono stanco, mi riaddormento.
Quando mi sveglio nuovamente è giorno fatto. La luce penetra dalle finestre alle mie spalle.
Mi guardo intorno, nessuno.
Faccio un po' di rumore battendo i piedi a terra per vedere se arriva qualcuno, niente.
Dopo qualche attimo di riflessione faccio dei saltelli per saggiare la solidità della sedia di legno. La sento scricchiolare. Un sorriso mi nasce sulle labbra.
Mi butto di fianco per romperla ed al secondo tentativo la sedia effettivamente si rompe e riesco a slegarmi.
È lo stesso capannone dell'altra volta. La finestra non è stata riparata accatasto quindi del materiale e sbircio fuori.
Non c'è nessuno ma, nella polvere smossa, noto delle impronte, segno evidente che hanno istituito un giro di ronda per evitare una mia nuova fuga. Questa via è compromessa.
Mentre mi sgranchisco ispeziono il resto del capannone in cerca di qualcosa di utile. Sfortunatamente solo piccoli attrezzi.
Dietro uno scaffale in metallo noto una porta. Sposto lo scaffale e, con poca fiducia, tento di aprirla.
Sorpeso noto che si apre, con un po' di resistenza dei cardini ma si apre. Da su un corridoio buio e scuro.
Sempre meglio di star qui ad aspettare che vengano a picchiarmi ancora. Prendo un pezzo di sedia rotta e mi avvio.
Dopo un lungo e periglioso cammino… ah no scusate, questa è un'infiltrazione della Pulsella d'Orleans… fate finta non abbia scritto questa riga.
Dopo aver camminato per un po' nel buio sbuco nel camino di quello che sembra un capanno di legno.
Una finestra squadrata si apre sul bosco. Attraverso una porta aperta entro in una camera da letto dove, con mia somma sorpresa trovo addormentata Rossella.
La scuoto per svegliarla e, non appena apre gli occhi e mi riconosce mi butta le braccia al collo piangendo:
- Come mi hai trovata? Che ti hanno fatto? Chi è stato?
Mi tempesta di domande tra un singhiozzo e l'altro.
La lascio piangere un po' poi, quando i singhiozzi si diradano la scosto da me e le chiedo semplicemente: - Stai bene?
Annuisce col capo come una bimba sorridente e piangente al tempo stesso.
La lascio e guardo fuori dal capanno. I miei aguzzini ormai devono aver scoperto la mia fuga e non devono essere lontani.
Accendo un fuoco molto vivo nel camino e torno da Rossella: - Penso sia meglio andarcene. Qua fuori c'è una moto. Dov'è il proprietario?
- Sta sempre qua fuori a fumare. Ma non l'hai visto quando sei arrivato? - mi chiede perlpessa
- No, non vengo da fuori e non l'ho visto.
Come a conferma di quanto mi ha detto un colpo di tosse mi informa sulla posizione del carceriere di Rossella.
Esco e, facendo il giro, lo aggredisco alle spalle.
Durante la lotta mi colpisce alla spalla livida facendomi urlare di dolore ma, alla fine, riesco ad avere la meglio e sottometterlo, con un paio di gomitate in faccia lo rendo innocuo. Lo perquisisco per recuperare le chiavi della moto e torno dentro trascinandomelo dietro.
Con un lenzuolo lo leghiamo al letto.
Prendiamo la moto e fuggiamo dal bosco.