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Nobody's Law - Parte 3
L'amicizia scorre tranquilla, senza pretese da parte di nessuno dei due, principalmente c'incontriamo in luoghi "neutri" e chiacchieramo del più e del meno.
Una sera, saranno passati più o meno tre mesi, partecipo ad una festa "formale ma non troppo" a casa di Rossella e apprezzo il fatto che non abbia mai ostentanto tanta opulenza altrimenti mi sarei sentito in soggezione.
Son lì, tranquillo a due passi dalla piscina con un bicchiere semivuoto in mano, cercando di capire chi sia tutta quella gente, sicuramente amici di famiglia, che ci faccio lì e che fine ha fatto Rossella quando un "pinguino" mi chiede di seguirlo perché sono "desiderato dal padrone".
Poggio il bicchiere su un tavolino e seguo il pinguino dentro la magione. Fidatevi, la definireste magione anche voi quella immensa villa secolare.
Superiamo un paio di corridoi e saliamo le scale per il piano superiore finché si ferma davanti ad una porta, la apre indicandomi di entrare, non appena entrato la richiude dietro di me.
La sala è immersa nella semioscurità: è illuminata soltanto dalle luci che filtrano dalla finestra, sembra una biblioteca con le pareti rivestite in legno, non saprei dire di quale tipo ma, ai miei occhi ignoranti, sembra pregiato e costoso. Tutte le pareti sono stipate di libri all'inverosimile, non vi sono altri arredi se non, in un angolo nei pressi del finestrone che da sul parco della piscina, un piccolo tavolino tondo ed una vecchia poltrona imbottita occupata da un signore, che mi volge le spalle, con un libro in mano, una bottiglia decorata, un bicchiere mezzo pieno sul tavolino ed un sigaro acceso appoggiato al posacenere.
Dopo avermi dato sufficiente tempo per osservare la stanza ma non abbastanza per proferire parola l'uomo, in tono burbero mi apostrofa
- Signor Ermini, cosa va cercando da mia figlia? - così dicendo si alza e, dall'alto dei suoi quasi due metri viene verso di me.
- Assolutamente niente, siamo amici, niente di più.
- Sappia che io la conosco, so tutto di lei… "evento dannoso", nomignolo azzeccato per le sue bravate…
- Cosa vuole signor Margini?
Avvicinandosi a soli due passi e chinandosi per guardarmi dritto negli occhi
- Non voglio che faccia soffrire mia figlia… quindi la tengo d'occhio.
Quando sto per spiccicare una risposta: - Ora può andare
Sorpreso, arrabbiato, scosso mi volto ed esco dalla sala fumando come un mantice.
Quando esco in giardino una ragazza, con una cuffia in testa, esce dalla piscina e viene verso di me, il disappunto si deve vedere ben stampato sulla mia faccia perché, con un sorriso, mi fa
- ohhh, devi aver incontrato il vecchio mastino… non preoccupartene troppo, abbaia ma non morde…
Così dicendo si toglie la cuffia liberando una folta chioma castana che incornicia divinamente l'ovale del volto ed i magnifici occhi verdi, corpo asciutto e slanciato. Indossa un costume giallo intero a fiori che le comprime il già poco abbondante seno, si asciuga un po' con un asciugamano, si mette un pareo e, prendendomi sottobraccio - vieni, E.D., beviamo qualcosa
Vedendo che non accenno a seguirla mi guarda in faccia ed esclama - mamma mia che mal fidato, a parte come dartene torto dopo aver incontrato "il grande boss", sono Maria conosco Rossella da… da sempre direi e mi ha raccontato tutto di te E.D…. a proposito, cosa ti ha spinto a presentarti a quel modo nel bar?
La seguo e ci sediamo ad un tavolino a chiacchierare del più, del meno e di Rossella, così facendo riesce a togliermi il malumore ed a fine serata me ne torno a casa tranquillo e sereno.
Il tempo scorre sereno, l'amicizia tra me e Rossella cresce e col tempo siamo sempre più affiatati, c'incontriamo spesso, a volte anche con altri suoi amici (i miei quando nomino Rossella, chissà perché, si tirano sempre in dietro).
Sarà circa un sei mesi fa, sono al vecchio bar con i vecchi amici a fare i vecchi discorsi appollaiati ai tavolini all'aperto, a scolarci una birra ghiacciata quando vediamo arrivare un macchinone e fermarsi. Non so che tipo di auto fosse, non saprei proprio dato che non posso permettermi un auto del genere non me ne riempio neanche gli occhi, l'unica cosa che posso dire è, appunto, che era un macchinone nero.
Rimaniamo un po' perplessi ma non ci badiamo molto facendoci i fatti nostri.
Dopo alcuni minuti scendono due tizi vestiti elegantemente ma con gli abiti stazzonati, occhiali da sole sul viso e reggono alcune carte… ci guardano, si guardano fra di loro ed uno di loro si avvicina a me e mi porge una busta.
La apro e ne guardo il contenuto: è un biglietto piegato a metà di un cartoncino ruvido e leggermente marroncino con il seguente messaggio: "Devo parlarti, ti aspetto alla casina sul lago stasera alle 8. Non mancare, R.M.".
La calligrafia, i pallini sulle i ed il ricciolo sulla R: sicuramente è di Rossella, ma perché mi contatta così? Non è mai successo, sarà nei guai? E poi quel "non mancare" e quando mai le avrei dato buca?
Questi ed altri interrogativi si affacciavano alla mia mente quando il "pinguino" si fa notare con un colpo di tosse, gli rivolgo uno sguardo interrogativo e prontamente chiede: - C'è una risposta?
- No, nessuna - si gira, i due rientrano in macchina e se ne vanno facendo un'inversione ad U.