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Storie dal medioevo: Il re in fuga

Se vi ricordate abbiamo lasciato il nostro affamato che da giullare aveva preso il posto del defunto re: Storie dal medioevo: Il re ignorato

Sicuramente avrete pensato che oramai le sue avventure siano finite e che, come in tutte le favole degne di questo nome, visse felice e contento.
Ma, si sa, la realtà è ben diversa dalle favole e, anche se queste sono solo storielle, non sono certamente favole.

In ogni caso ha vissuto nella bambagia per un po': soldi, fama, ricchezza, cibo in abbondanza, una corte che lo serviva e riveriva.
Tutte cose che non aveva nemmeno mai immaginato.
Ma non era il re, non che qualcuno se ne fosse accorto, non si erano accorti che era morto ed incartapecorito figurarsi se in quello che si spacciava per re riconoscevano il giullare o, tantomeno, l'affamato che la dama ha portato a corte.
Si potrebbe pensare che il povero arricchito promulgasse leggi atte a salvaguardare la vita della plebe chessò magari riducendo le tasse, limitando il potere della chiesa o quello dei feudatari. Macché, non fece niente di tutto ciò: esattamente come prima l'amministrazione fu lasciata al consiglio e lui, spesso, non presenziava neanche.
Si limitava a mangiare, bere, dormire e divertirsi.
Le spese aumentarono a dismisura e, di conseguenza il consiglio aumentava le tasse. Ai consiglieri poco importava come la plebaglia si sarebbe procurata di che pagare le tasse, anzi non importava per nulla. Aumentarono quindi i furti, le ruberie, gli imbrogli e, di conseguenza, le condanne. In molti facevano di tutto per farsi incarcerare, almeno nelle segrete avrebbero mangiato qualcosa, non molto ma qualcosa. Quindi le condanne si fecero sempre più severe: il furto di un uovo di gallina veniva punito con la morte.
Il regno cominciò a spopolarsi. I pochi che rimanevano, oltre la corte, erano sempre più scontenti. Anche le guardie erano scontente: come il popolo non avevano molto da mangiare, non si facevano guerre e si limitavano a piantonare le porte o fermare ladruncoli da strapazzo morti di fame.

Il nostro re non era scemo; certo non brillava d'intelligenza, non era, come si suol dire, una cima però era in grado di subodorare la catastrofe. Come ogni affamato degno di questo nome sentiva l'odore di carne bruciata da molto lontano e, in questo caso, cominciò a sentire l'odore della sua carne bruciare.
Nei due anni che rimase re aveva imparato che alcune pietre erano più preziose dell'oro ma sapeva anche che dovunque avrebbero avuto sospetti a prendere diamanti o zaffiri o rubini da un viandante qualsiasi.
Le monete d'oro erano pesanti ed ingombranti quindi non poteva portarsene via molte.
Riempì un sacco di monete d'oro e in una notte senza luna, dopo aver indossato vestiti da plebeo, si dileguò.
Come molti morti di fame nella sua sfortuna aveva avuto una fortuna sfacciata: il giorno dopo si ebbe la sommossa popolare e tutta la corte fu decapitata o arsa viva.

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