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===== Resoconti dalla Galassia dell'Occhio Nero: Il distruttore di mondi - Capitolo VII - La Sfera del Buio =====
1. Nanosonde fotoniche
Le poche informazioni che abbiamo su Rustigia sono solo ciò che ho riportato sulla Jolly Spare dal viaggio precedente ed i pochi dati che è riuscito a passarmi Gauloise. Effettivamente non molto per scoprire se siamo nella galassia giusta, nella dimensione giusta.
Come ogni Equulus Lu è di poche parole. Non appena verificato che siamo tutti interi, che la nave non ha subito danni e che non ci sono avarie lascia la sua postazione alla consolle tattica ed apre il cassetto del buio. Contrariamente al normale tutti a bordo sappiamo che lui è il custode del buio quindi non c'è bisogno di nascondere nulla. Dal cassetto estrae una sfera, è la prima volta che la vedo, ne ho solo sentito parlare nelle favole della buona notte per bambini.
Una sfera non troppo grande, entra nel palmo di una mano, nera, nerissima, più nera del nero più nero che si possa immaginare.
- La sfera di generazione - dice - non serve solo a generare materia praticamente dal nulla come raccontano le leggende ma anche ad assorbire materia dall'ambiente circostante e rilasciarla alla bisogna.
Ci guarda tutti con i suoi occhi taglienti e continua - la sfera è progettata per assorbire piccole quantità di materia continuamente e, quindi, ha assorbito materia anche durante il passaggio dimensionale. Se viene premuta nei punti giusti questa può rilasciare materia od informazioni sotto forma di luce.
Probabilmente abbiamo tutti l'aria di persone che non hanno capito granché, quindi ci fa vedere più da vicino la sfera.
A prima vista sembrerebbe completamente liscia, senza protuberanze, senza segni di sorta ma, guardandola molto attentamente si vede che è coperta da molte piccole protuberanze ed avvallamenti, come fossero tasti, pulsanti e bottoni; oltre a ciò è attraversata da molte linee e traccie che la percorrono in vari sensi e direzioni e collegano varie protuberanze ed avvallamenti o che iniziano e finiscono senza che si notino punti precisi.
- Tutti questi solchi, punti, linee, protuberanze sono i giunti bui. Presi singolarmente sono inutili ma a gruppi permettono di fare molte cose.
Riprende in mano la sfera e pone tutte le sedici dita in vari punti della sfera stessa. Essa proietta una immagine sulle pareti della plancia, anche sul soffitto ed il pavimento esattamente di ciò che stiamo facendo.
Dopo alcuni istanti Lu interrompe la trasmissione e sposta le dita su altri punti proiettando, questa volta solo da un lato, il piano di carico della nave.
- Ora che avete capito che la sfera del buio può fare molto passiamo a ciò che ci serve.
Questa volta usa solo due dita per mano e preme due punti opposti. La sfera si apre a metà rivelando una tastiera molto estesa, appoggia il tutto su una scrivania e comincia a premere tasti. Sulla parete di fronte appaiono una serie di dati recuperati dai sensori della nave prima, durante e dopo il passaggio nel cunicolo dimensionale.
Lo spazio che ci circonda è effettivamente diverso da quello di partenza: diverse densità del vuoto, diverse le densità del pulviscolo, diversa la conformazione delle nubi sia visibili che oscure.
A questo punto Lu usa la sfera per generare dei fasci di luce che, partendo dalla sfera, si irradiano nello spazio esterno.
- Sono delle nanosonde fotonice - ci informa - e ci serviranno per ottenere una rudimentale mappatura dello spazio circostante ben al di là delle capacità dei sensori della nave.
Dopo pochi istanti le onde si spengono e la sfera proietta una mappa della galassia, almeno di quella che ci circonda, mostrando i sistemi stellari presenti in un raggio di 2.5 milioni di annai luce. I sensori della nave ci avrebbero dato al massimo informazioni fino a 500 mila annai luce. Siamo tutti impressionati.
Lu preme dei tasti e richiude la sfera.
- Ma - faccio io - dovevamo almeno guardare dove siamo
Mentre ripone la sfera nel cassetto del buio mi risponde - I dati sono tutti nel computer di bordo. Li analizzeremo lì.
Alla consolle Giusquiana comincia a digitare a manetta e lancia un confronto tra le mappe riportate dalla Jolly Spare e quelle ottenute dalla sfera.
Il computer ci mette poco più di 2 istanti per confrontare tutte le mappe e darci un responso: siamo nella galassia giusta ed il sistema di Rustigia è a non più di due quarzi a velocità massima, abbastanza perché i sensori non l'individuino ma abbastanza vicina per arrivare in poco tempo.
2. L'invisibilità
Vista la distanza possiamo permetterci di studiare un piano più dettagliato di quello che ci ha imposto l'ammiraglio.
Tanto semplicistico il suo: andare, recuperare Gauloise e tornare da non sembrare neanche un piano.
Abbiamo a che fare con un Impero galattico e, visto il nome, equiparabile, in potenza, almeno al nostro Consiglio delle Genti. Il nostro Consiglio raggruppa i tre quarti dello spazio ed i quattro quinti delle specie senzienti della galassia, l'Impero di Rustigia di sicuro occuperà almeno il sistema che da il nome al pianeta.
Vagliamo molte ipotesi e molti piani ma tutti si scontrano con un dato di fatto, con un problema di fondo: non appena ci avvicineremo ci individueranno e, data la loro evidente superiorità militare siamo spacciati.
Quindi l'effetto sorpresa e la possibilità di recuperare Gauloise in perfetto anonimanto sono praticamente impossibili.
Lu non dice niente per tutto il tempo, poi si alza ed apre il cassetto del buio e ne tira fuori un pad sul quale inizia a scorrere documenti su documenti.
Ad un certo punto fa un raccrapicciante sorriso. Se non avete mai visto un Equulus non potete capire quanto sia raccrapricciante un sorriso su quella faccia, sembra un ghigno satanico con quelle zanne che praticamente perforano le labbra.
- Lo sapevo - afferma - con questo schema possiamo arrivare indisturbati - e passa il pad a Giusquiana.
Sgrana gli occhi e, dopo un attimo, tutto il suo essere vibra di gioia a partire dalle due proboscidi che, oltre vibrare, cambiano tonalità di azzurro, sorridendo chiede - è davvero possibile?
Mentre Giusquiana collega il pad alla consolle Lu annuisce con la testa.
Premendo alcuni tasti Giusquiana permette a tutti di vedere lo schema sul megaschermo centrale.
Lo schema rappresenta uno schermo, se così possiamo chiamarlo, che devia ogni e qualsiasi fascio d'onda diretta verso di esso. No, devia non è il termine adatto. È più come se ne variasse la forma obbligandolo a superare lo schermo stesso.
Semplicisticamente se un onda colpisce un oggetto solido essa viene rimbalzata o deviata permettendo così di stabilire l'esistenza, la dimensione e la posizione di un oggetto. Questo schermo in pratica non permette all'onda di rimbalzare o di essere deviata ma, semplicemente, se la fa scivolare addosso apparendo trasparente al fascio.
In pratica rendendoci invisibili a qualsiasi forma di controllo tanto elettromagnetico quanto luminoso.
Giarlai indicando un punto dello schema - quelle bobine non le abbiamo
Lu, sempre con quel sorriso sulla faccia - abbiamo la sfera per generarle
Giarlai, Lu e Giusquiana si mettono all'opera per realizzare l'apparato che ci permetterà di essere invisibili.