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===== Il viaggiatore =====
New York 1827
Bobby McFarland, un esile ragazzo di 13 anni, corre nella notte tra i vicoli male illuminati inseguito da un gruppo di ragazzi più grandi.
Tra gli inseguitori spicca Joe Fish, un piccolo malvivente a capo della banda che controlla il quartiere.
Se lo prendono è morto, non ci sono alternative: li ha visti. Li ha visti mentre rapinavano e pestavano a morte il vecchio della pompa di benzina. Li ha visti bene in faccia. È un testimone ed i testimoni devono essere eliminati.
Bobby corre come non aveva mai fatto prima, nemmeno alla corsa campestre dove si è qualificato per le nazionali correva così veloce ma tra quei vicoli è tutto uno schivare spigoli, cassonetti, rifiuti e animali randagi. Più che altro è una corsa ad ostacoli.
È finito in un vicolo cieco, non può scappare. Ormai gli sono addosso. È spacciato.
Una porta si apre e viene trascinato nel buio del palazzo. Al di fuori si sentono i nuovi venuti parlare, gridare, chiamarlo.
Il buio è assoluto. L'unica cosa che può fare è andare avanti in quello stretto corridoio finchè incontra un ostacolo dinanzi a sè.
Non è una parete, sembra legno, probabilmente una porta. Tasta ovunque cercando una maniglia, una fessura, un qualcosa che gli permetta di superare l'ostacolo.
Alla fine trova una maniglia che cede facilmente alla pressione della sua mano.
La porta si apre, la spinge e cade nel vuoto.
Quando si sveglia si ritrova steso su un letto con un telo ruvido sulla faccia; lo scosta e vede un tetto di paglia sulla sua testa. Guardandosi intorno si scopre in una capanna di legno. Indossa dei vestiti che non sono suoi.
Si alza ed esce dalla porta sull'esterno. La capanna si affaccia su una vallata circondata da colline e boschi coltivata a terrazze. Un solo sentiero conduce alla capanna e scende verso valle.
Bobby ha solo una domanda in testa: dove mi trovo? Che ci faccio qui? Come ci sono arrivato?
Un posto del genere non è a New York, non può essere.
Scendendo lungo il sentiero non vede nessuno ma ode dei canti: qualcuno canta mentre lavora. Non riescie a distinguere le parole ma il suono: è un ritmo antico arcaico, è lento e caldo, come non se ne sente mai nel frastuono cittadino. Non capisce da dove proviene ma, probabilmente, i cantori non sono così vicini.
In lontananza, giù a valle, si intravedono arrivare delle persone a cavallo; sembrano armate e non tanto ben intenzionate.
Bobby, istintivamente, si nasconde nell'ombra degli alberi lungo il sentiero.
Non si sbaglia: i cavalleggeri galoppano imperversando nella vallata dove compaiono contadini che vengono falciati da lance e spade. Quelli che non restano feriti o moribondi vengono riuniti in un tratto erboso.
Rimanendo nascosto nel folto il più possibile Bobby cerca di avvicinarsi per sentire cosa dicono. Pur essendo a portata di voce non riescie a capire una parola: usano una lingua sconosciuta.
Probabilmente cercano qualcuno o qualcosa: stanno interrogando tutti usando anche le maniere forti finché, alla fine, un vecchio indica la capanna dove si trovava Bobby. È spaventato: stanno cercando lui. Perché? Chi sono? Cosa vogliono? Almeno Joe Fish aveva un motivo per cercarlo: era un testimone; ma questa gente?
Un paio di cavalleggeri partono al galoppo verso la capanna, sfondano la porta e buttano tutto all'aria. Finché uno esce e fa un cenno di diniego con la testa. L'uomo che ha indicato la capanna non fa in tempo ad alzarsi per scappare che la sua testa rotola a terra tagliata di netto. Urla, sterpiti, imprecazioni.
Bobby non è molto accorto ed uno degli uomini che erano alla capanna lo scorge, fa un fischio acuto e lo indica agli altri che corrono verso di lui.
Bobby scappa nella foresta. Se non è facile correre in un bosco lo è ancor meno galopparci dentro. Bobby si ritrova in una gola tallonato dai cavallerizzi. In fondo alla gola due pareti di roccia verticali. Cerca di scalarne una ma continua a scivolare. Finché cade a terra e perde i sensi.
Quando si sveglia si ritrova steso su un tavolaccio gelido di ferro od acciaio e coperto solo da un lenzuolo bianco fin sulla faccia; lo scosta e vede una stanza completamente rivestita di metallo, da tutti i lati compreso soffitto e pavimento. Si guarda intorno e vede strani strumenti, strane apparecchiature. È completamente nudo, brividi di freddo gli attraversano il corpo.
Non c'è niente con cui coprirsi tranne il lenzuolo che indossa a mo' di toga fermandolo con un nodo: sempre meglio di niente.
Guardando dalla finestra ricavata nell'unica porta presente nella stanza vede solo un lungo corridoio, anch'esso completamente rivestito di metallo che prosegue all'infinito e su cui si affacciano innumerevoli porte simili a quella da cui sta guardando.
Esce e si avvia nel corridoio.
Guarda attraverso le finestre di ogni porta: tutte le stanze sono identiche a quella che ha lasciato. Metalliche, asettiche, inumane.
Quando cominciano a fargli male i piedi per il troppo cammino si ferma e si appoggia ad una parete.
Il mantello del sonno lo avvole.
Quando si sveglia si ritrova in una sala bianca, completamente bianca: un bianco accecante e deve usare le mani per ripararsi gli occhi. Non vede niente. Nessun suono arriva alle sue orecchie, neanche se prova a battere la mano sul pavimento dove è seduto.
Ma quale pavimento? Si accorge con orrore che la sua mano incontra il vuoto: guarda sotto di lui e non vede niente altro che quel bianco accecante.
La paura lo coglie, ha paura anche di muoversi: potrebbe cadere nel vuoto senza nemmeno accorgersene.
Dopo un certo tempo una voce lo chiama: Bobbyyyyy, Bobbyyyyyy.
Sembra provenire da lontano, se non nello spazio nel tempo.
Chiude gli occhi per cercar di capire da dove proviene.
Una mano lo scuote: "Bobby! Svegliati devi andare a scuola"
Bobby si guarda intorno esterrefatto: è in casa sua, nel suo letto e la mamma, sorridente, lo chiama per andare a scuola.
Il terrore, l'incubo, la paura erano solo un sogno.
Rincuorato scosta le coperte e fa per mettere i piedi in terra.
Il vuoto lo reclama, il vuoto lo risucchia per i piedi. Tutto all'intorno svanisce nel buio.