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Uno spicchio di sole

Era una tetra e grigia giornata invernale.
Bjiorne camminava nella nebbia che imperversava da giorni la pianura senza un sorriso e con gli occhi spenti. Si annoiava, le mancava il sole.
Non sapeva dove andava, non sapeva dove si trovava pur essendoci nata ed avendoci vissuto tutta la vita. Era, per lei, un luogo ignoto ed alieno.
Bjiorne era triste ma non lo dava a vedere. Per tutti era allegra, gioiosa, ilare e contenta. Sempre contenta di tutto e della vita. Si approcciava al mondo col sorriso sulle labbra.
Ma era un falso sorriso.
Non si sentiva libera di mostrare la vera se stessa al mondo così come non si sentiva libera di piangere. Nemmeno con le sue amiche, nemmeno con la sua famiglia.
Era se stessa solo in quelle giornate, quando la nebbia ammantava tutto e lei era, finalmente, da sola.
Quando da sveglia sentiva di poter sognare.
Il suo sogno era semplice, si potrebbe dire banale e legittimo: sognava di essere se stessa con qualcuno, di poter mostrare le proprie debolezze, di potersi fidare di qualcuno. Ma non era facile, non era semplice, non era banale e, forse forse, neanche legittimo: perché tutti mentono, tutti mostrano una maschera, tutti vogliono qualcosa e nessuno da niente per niente.
Camminando si inoltrava nei punti dove la nebbia sembrava più fitta, sempre più fitta, non le riusciva stare ferma e non voleva incontrare nessuno. In città, anche se non era una piccola città, conosceva tutti e tutti conoscevano solo le sue maschere, solo ciò che mostrava e, quel giorno, non era in vena di maschere.
Pian piano era uscita dalla città. Ovviamente nella nebbia non vedeva oltre il suo naso e non sapeva dove fosse quindi quando l'asfalto terminò per lasciare il posto ad una strada bianca rimase un po' perplessa. Il massiccio orologio al suo polso oltre mostrare la sua indipendenza, la sua libertà e la sua determinazione indicava che era ancora presto: aveva camminato per meno di un'ora quindi era, teoricamente, ancora in città. Ma lo sterrato diceva il contrario: in città non esistevano strade non asfaltate, neanche una. Le strade asfaltate erano il maggior vanto cittadino.
Era presto quindi continuò a camminare: in città o fuori l'importante era non vedere nessuno, rimanere sola con se stessa a pensare, a sognare.
La nebbia era così fitta che non riusciva a vedere i suoi piedi, in effetti non ricordava se aveva indossato delle scarpe basse o degli stivaletti ma non era importante, tanto non li vedeva.
Camminando ritrovò l'asfalto e urtò qualcosa di morbido. Una voce, nella nebbia, chiese scusa proseguendo.
- Ehy - disse - sta' attento.
L'uomo si fermò e, nascosto nella nebbia chiese - fatta male?
C'era in quella voce una punta di riserbo e di premura - sì - rispose mentendo - dovresti fare attenzione a dove vai.
L'ombra nella nebbia era massiccia e minacciosa ma, in un certo modo, rassicurante. Bjiorne si scoprì a sorridere mentre quell'ombra si avvicinava a lei.
- Mi spiace - disse l'uomo - hai bisogno d'aiuto? Chiamo un medico? - e nel mentre balugina lo schermo di un cellulare
- No, non c'è bisogno. Chi sei?
L'uomo si volta e fa per andarsene ma Bjiorne non vuole che se ne vada e gli prende un braccio - ehy, come minimo dovresti cercare di farti perdonare
Un singolo raggio di sole fende la nebbia e li illumina. In quel momento si vedono per la prima volta. Strano, Bjiorne credeva di conoscere tutti in città ma lui non lo aveva mai visto. Nei suoi occhi vede il gelo, la tristezza e la paura. Lo lascia andare e lui si allontana di un passo tornando nell'ombra della nebbia.
Ma non se ne va. Quando i loro sguardi si sono incontrati ha visto qualcosa in quella ragazza, in quello sguardo.
La nebbia ha preso nuovamente il sopravvento ed il raggio di sole è stato domato. Si riavvicina - scusa se ti ho urtato, non credevo di trovare qualcuno nella nebbia. Cosa posso fare per farmi perdonare?
Bjiorne stava ancora sorridendo senza accorgersene - cammina un po' con me. Sii il mio sogno.
Le si mise al fianco e ripresero a camminare in silenzio.
Dopo un po' il silenzio fu interrotto dal gracchiare di un corvo, uno strillo acuto che li fece fermare - sarò il tuo sogno - disse lui - ma tu sei già il mio.

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