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===== Vita di trincea ===== Buum! ra-ta-ta-ta-ta-ta! Buum!
È molto difficile dormire in questo frastuono certo, non impossibile, ci si abitua a tutto e quando ti prende la stanchezza, quella vera, non puoi far altro che soccombere tra le braccia di Morfeo; che sia un posto sicuro o meno, che tu sia comodo oppure no.
Stavo dormendo da un paio d'ore quando mi sveglio. Mi aspettavo, di sottofondo, le solite esplosioni, i soliti scoppi ma il silenzio la fa da padrona. Sono perplesso.
Aspiro l'aria fredda della notte. Il solito sapore penetrante di cordite quindi sono ancora lì, al mio posto, in trincea.
Non c'è una stella nel cielo che riesco a vedere oltre le pareti di terra, chissà se ci sono ancora stelle in cielo, sono mesi che non ne vedo. Ma forse non sono mesi potrebbero essere tanto giorni quanto anni che questa guerra va avanti: un giorno uguale all'altro, una notte uguale all'altra. Almeno mi ferissero o prendessi un'influenza potrei tornare nelle retrovie per farmi curare ma no, non sembra possibile. L'altro ieri (o era una settimana fa?) una scheggia di granata mi ha graffiato il volto, neanche c'è stato il bisogno dell'infermiere, mi sono strusciato con la manica della giubba ed era svanito, oltre il sangue, anche il graffio.
Bracco è stato fortunato. Una pallottola di rimbalzo lo ha colpito al polpaccio, non poteva camminare ed è stato rimandato all'ospedale da campo. Per un paio di settimane riposo assoluto, pasti caldi, lenzuola pulite ed un tetto sulla testa. Lo invidio.
- Ehi Bolly ripristina le comunicazioni!
Il tenente mi manda in prima linea, al solito senza copertura.
Ripristinare le comunicazioni è una cosa semplice: si parte con una pesante bobina di filo sulle spalle, si corre srotolandolo attraverso le linee sotto il fuoco nemico e si arriva all'opposto della trincea, possibilmente senza essersi fatti ammazzare. Tre volte su quattro non si torna, negli altri casi una ferita è d'obbligo. È quello il caso del graffio che dicevo prima. Che fortuna.
Correre in terra di nessuno è pericoloso, qualcuno striscia a terra nascondendosi dietro la bobina o qualsiasi sasso trovi, altri fanno rotolare la bobina davanti a loro dandole pedate di quando in quando correndo. A me non importa.
Prendo la bobina e mi alzo fuori dalla buca; in piedi mi godo l'aria fresca ed accendo una sigaretta. Tanto se devo morire posso anche farlo con i polmoni marci.
Mi avvio srotolando la bobina con attenzione, non voglio s'imbrogli e mi tocchi poi tornare indietro. Non ho furia, ormai sono sveglio.
Dall'altra parte qualcuno spara. Non so dove, non so a chi. Non sono molto visibile in quel buio, a parte la brace della sigaretta non si vede niente ed anche quella non credo si veda a più di una decina di metri.
Mi assale la noia. È un incarico noioso: cammina, srotola, stendi.
Nel cielo neanche una stella, solo un po' di fumo e polvere. Chissà che fine hanno fatto. Si saranno arrese anche loro.
Non ho più voglia di questa guerra estenuante, avvilente, deprimente.
Sono più o meno a metà strada. Inizio a fischettare. Filù filù filà. Filù filù filà.
Una pallottola mi fischia vicino all'orecchio. Smetto all'istante, guardingo.
Silenzio. Silenzio di tomba.
Finisco il mio lavoro in silenzio.
Arrivato dall'altra parte, mi butto a terra e cedo tra le braccia di Morfeo.
Fanculo la guerra, meglio dormire.

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