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Aneva
In un anno imprecisato, molto tempo fa, in un territorio desertico imprecisato, non molto lontano da qua ci troviamo di fronte una carovana beduina composta da una ventina di persone tra uomini, donne e bambini, una decina di dromedari, un cane ed un gatto.
La carovana era guidata da Annah e Balgdar, una coppia senza età e senza figli che vive esclusivamente per la tribù.
Annah è molto devota al suo Dio: un Dio senza nome e senza effige, un Dio senza cuore e senza rispetto per le persone. Balgdar era, agli occhi di Annah, sì un infedele ma anche il suo unico amore. E per Balgdar Annah era tutto, niente di più, niente di meno; per lei aveva attraversato il deserto dozzine di volte in tutti quegli anni e, sempre per lei, aveva rinnegato tutto ciò che era prima di conoscerla ed avrebbe dato tutto per lei.
Il Dio di Annah le si manifestava sotto varie forme, in varie maniere ed in varie occasioni: a volte in sogno, a volte come un volto nel cielo, altre come una lastra di ghiaccio infuocato, alcune volte parlando attraverso altre persone od attraverso animali.
La carovana viaggia nel deserto esclusivamente di notte, al primo albeggiare si accampa ed installa le tende per superare la calura del sole.
Le ombre sono molto corte: è quasi mezzogiorno. Tutti sono al riparo a sonnecchiare sotto le tende, il gatto è steso al sole a ronfare, Balgdar ed Annah parlano del futuro prossimo: Sarah è prossima a partorire ed Annah vorrebbe trovarsi presso una pozza d'acqua per l'evento, Balgdar ascolta senza parlare.
Ad un tratto il cane, appollaiato ai piedi dei due scatta in piedi e comincia a ringhiare verso l'apertura della tenda. Balgdar non vede niente all'esterno ed accarezza il cane per tranquillizzarlo. Il cane resta nervoso.
Il gatto entra nella tenda e si struscia alle gambe di Annah; è una cosa che non fa mai, al massimo va da Sarah o dai bambini.
I due guardano l'evento raro strabiliati. Anche il cane osserva i movimenti del gatto.
Con la coda diritta e tesa verso l'alto si allontana, verso l'entrata della tenda, gongolante di alcuni passi. Si ferma e, sempre con la coda tesa verso il cielo, volta la testa a guardarli apre la bocca e, invece del solito miagolio, una voce baritonale afferma "accampatevi presso la roccia che troverete a due giorni di marcia verso est, lì sentirete la vera voce". Il gatto esce dalla tenda e torna a ronfare al sole.
Il cane è nuovamente tranquillo e si è riappollaiato tra le gambe dei padroni. Balgdar e Annah si guardano perplessi. Tutti gli altri dormono.
A sera, senza dire una parola, smontano l'accampamento e si dirigono ad est. Fino ad ora andavano a nord dove avrebbero trovato l'acqua entro il giorno dopo. Sarah, un po' perplessa ed un po' preoccupata chiede lumi ad Annah. Annah guarda Balgdar, Balgdar guarda Annah, i due guardano Sarah, poi abbassano la testa e proseguono in silenzio.
Sono tutti perplessi ma Annah e Balgdar hanno sempre guidato bene la tribù quindi li seguono.
Il mattino dopo non si fermano per accamparsi ma proseguono sotto il sole cocente imperterriti verso est.
Una sorta di mormorio di scontentezza percorre la carovana durante la giornata.
La marcia prosegue tutta la notte. All'albeggiare Annah indica col dito un punto non troppo lontano a Balgdar che annuisce. Proseguono verso quel punto.
Una roccia nera si staglia sulla piatta pianura circostante. Non più grande della fatta fresca di un cammello, non più grande del gatto scomparso due giorni prima.
Si accampano ponendo la pietra al centro dell'attendamento e si addormentano all'ombra.
Quando il sole picchia forte e non vi sono ombre la pietra comincia ad emettere un sibilo. Si destano tutti.
Dalla roccia comincia a gorgogliare dell'acqua, dapprima torbida e scura poi, via via che scorre, limpida e fresca. Attorno alla pietra Balgdar traccia nella sabbia una sorta di conca e, da qui, una sorta di canalina che convoglia l'acqua in eccesso all'esterno della tenda. Anna, all'esterno della tenda, scava una pozza per far sì che gli animali vi si possano abbeverare.
A sera Sarah comincia ad avere i primi dolori del parto. Tutti gli uomini escono dalla tenda, così come il cane ed i bambini.
Le donne rimanenti cominciano i preparativi per la nascita ed accudiscono la partoriente tutta la notte.
La notte è attraversata dalle grida di dolore della donna. L'alba trova tutti ancora svegli, nessuno ha potuto dormire per le urla lancinanti di Sarah.
Il futuro padre, nervoso come ogni futuro padre, ha scavato un solco nella sabbia nel suo andirivieni.
In pieno sole, quando le ombre ricominciano ad allungarsi un vagito risuona in un silenzio irreale.
Annah esce sorridendo con un frugoletto tra le braccia e lo porge sorridente verso il padre "è una femmina".
Le congratulazioni e le pacche sulle spalle al neo papà si sprecano.
Tutti attendono il nome scelto per la piccola.
Balgdar, si avvicina al neo papà e gli sussurra qualcosa nell'orecchio che, sorridendo, afferma "mia figlia si chiamerà Aneva: l'acqua predetta che scorre".
Il gatto compare, sornione, sull'apertura della tenda e miagola "no, lei si chiamerà Aneluc: l'acqua limpida che scorre infinita" tutti guardano perplessi il gatto che continua "quando piangerà di dolore o disperazione l'acqua s'intorpidirà".
Il gatto svanisce nuovamente.