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===== Dal regno di Dugomar ===== "Non è possibile!"
"Certo che lo è, tutto è possibile…"
"No, non si può fare, è impossibile ti ripeto"
"Perché?"
"Come perché?"
"Certo, perché dici che è impossibile? Ci hai provato?"
"No che non ci ho provato, non si può fare."
"E chi l'ha detto?"
"Come chi l'ha detto? Vedrai che se non lo abbia mai fatto nessuno significa che non si può fare"
"Ahhhhh e a te basta questo per dire che è impossibile? Basta che nessuno lo abbia mai fatto prima?"
"No ma è come se tu volessi, chessò, stare sott'acqua senza bombola per un'ora. Impossibile!"
"Come impossibile? Quello si può fare: uno scafandro ed un tubo fino alla superficie e sei a posto"
"Sì, vabbè, sai cosa intendo"
"Certo che lo so ma ti dico che io lo farò."
"No, non si può!"
"Vedrai…"

Ahhh deve esserci rimasto molto male il mio amico, ma forse amico non era, quando ha scoperto che… l'ho fatto. Già sono stato il primo e, per ora, l'unico. Dopo di me sono verranno altri, ovviamente, prima o poi. Non che ne voglia il merito, anzi, nessuno si ricorderà della mia impresa, nessuno probabilmente lo saprà mai.
Tutti mi dicevano che era impossibile, che non si poteva fare, che mi sarei ammazzato tentando e comunque avrei fallito ma… sono una testa dura.
Certo non ci sono riuscito subito, ho fallito alcune, probabilmente troppe, volte e mi sarei dovuto scoraggiare ma ho continuato, caparbiamente a provare, a tentare, ad osare. Ed alla fine l'ho avuta vinta, ho osato oltre l'osabile e ce l'ho fatta.
Probabilmente nessuno si ricorderà mai di me, ciò che ho fatto è all'antitesi della memoria stessa. È ai primordi di tutto.
Ma, andiamo con ordine, probabilmente, se qualcuno mai leggerà queste parole vorrà capire di cosa sto parlando.

Era il primo anno del regno di Dugomar quando cominciò la mia avventura, mi ci vollero 15 anni per perfezionare il tutto. 15 lunghi anni passati a lavorare sodo nello scantinato con pezzi di scarto e di avanzo.
La prima cosa che mi serviva era una fonte energetica a buon mercato, recuperabile dovunque e sempre e che non necessitasse di grandi trasformazioni.
Scartai quelle più ovvie: la corrente elettrica per la reperibilità, l'acqua per il lavoro di distillazione, aria, luce, sole… tutte fonti energetiche valide ma inutili. Propesi per l'energia muscolare, i miei muscoli sarebbero venuti con me, quindi, come fonte energetica era economica e sempre reperibile.
Usai dei pedali da bicicletta, la relativa catena, alcune molle da caricare, delle dinamo e dei moltiplicatori per ottenere l'energia necessaria, non che ne serva molta per la verità ma ancora non lo sapevo.
Poi cominciò l'avventura. Feci molti tentativi, ho perso il conto, prima di riuscirci quell'unica volta.

Nella cupola che costruii intorno agli ingranaggi si scatenò l'inferno. Bagliori accecanti, fuoco, fiamme, comparve anche l'acqua mentre io continuavo a pedalare, mentre io compivo l'impresa.
Quando mi fermai anche l'inferno cessò.
Io non mi sentivo più me stesso.
Uscii dalla cupola e tutto sembrava uguale. Uscii dal seminterrato all'aria aperta e tutto era uguale, cristallino.
C'ero riuscito. Anche se a prima vista non sembrava ero certo di esserci riuscito.
Andai verso il paese, tutto era immoto, tutto era statico, solo io mi muovevo.
Ohhh in realtà non era cambiato nulla per nessuno ma io ero uscito. Avevo fermato il tempo ed ero sceso a dare una sbirciatina.
Tornai al mio seminterrato, nella mia cupola e tornai a pedalare.
Pedalai per ore, per giorni interi, senza fermarmi, quando dovevo fermarmi, caricavo le molle e le lasciavo andare in mia assenza. Continuai così per non so quanto tempo.
Quando mi fermai ed uscii tutto era cambiato.
Intorno alla mia macchina una foresta cupa, tetra, calda. Sentivo la vita intorno. M'incamminai fino a trovare altre persone. Visto il mio aspetto mi chiamarono "colui che veste" poi da come parlavo come mi rapportavo a loro "colui che sa" o "colui che insegna". Probabilmente mi daranno altri nomi nel mito che si creerà intorno a me.

Dopo alcuni anni li lasciai ed arrivai a questa caverna, dove ho inciso la mia storia.
Provengo dal regno di Dugomar, in un'epoca di macchine e civiltà, dove solo l'avere conta ed il vero sapere è scomparso.

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