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Il peto dorato
A quel tempo, i nostri sciagurati eroi eran tutti giovincielli, più o meno.
C'era la collegiale che si divertiva a fare scherzi non troppo delicati alle compagne d'istituto che, data la sua giovane età, era dolce ed inesperta.
C'era Broderich, il tenente della divisione investigativa, che aveva un terrore per il paranormale.
La secca che aveva la bocca al solo scopo di commentare criticamente e cinicamente ciò che accadeva.
La secchioncina specializzata nello studio che non faceva altro che insegnare come studiare agli altri.
Il Ginori, erede di una nota compagnia di cessi di porcellana, che cercava di sopravvivere ad una vita piena solo di donne (dice ne avesse una dozzina in casa ed almeno un'altra dozzina che circolasse nel luogo di studio).
Una giovane promessa del calcio italiano, Baggio, che si dilettava nel girare in bicicletta nei boschi e scorrazzare con una motoretta casinista nei pantani di strade dissestate.
Una piccola brontolona che aveva sempre da ridire su ogni cosa possibile ed immaginabile e, di solito, brontolava senza ritegno su tutto e tutti.
Una trottola che non riusciva mai a stare ferma, anche quando avrebbe dovuto non era in grado di interrompere le proprie innumerevoli attività iperattive.
Un famosissimo trombettiere d'ano, noto a livello internazionale per le sue capacità musicalodoresche; tanto da essere citato negli annali del famosissimo premio ignobel.
Un maniaco sessuale represso che cercava sempre il pelo nell'uovo sperando di trovare, al posto dell'uovo, qualcosa di meglio.
Un gattaccio nero spelacchiato con la cattivissima abitudine di attaccarsi con gli unghioli in luoghi oscuri e delicati e di dare fastidio a tutti gli altri indistintamente.
Una sirenetta che non cantava per ammaliare od irretire anzi per il troppo cloro aveva perso la voce e non cantava quasi mai.
In ultimo, un povero vecchio assassino, l'assassino del male, l'assassino dall'oscuro passato, dall'enigmatico presente e dal criptico futuro. Questo, era anche soprannominato l'orso spelacchiato.
A parte il vecchio orso assassino, essendo tutti giovini fanciulli, giocavano e scherzavano tra loro. Certo non tutti allo stesso modo, ad esempio, Broderich era un canterino, bastava dargli il la e partiva con una sua canzoncina idiota, alla collegiale bastava un appiglio per accendersi di quello che definiva "sacro furore" ma, alla fin fine, zitta zitta si sottometteva. Il trombettiere era troppo, e sottolineo troppo, intento a darsi arie per poterlo sopportare per più di pochi minuti. L'orso li guardava, li osservava con aria di superiorità e di distacco senza, quasi mai, interagire con loro. E così via.
Un giorno il Ginori portò all'attenzione di questa strana combriccola un nuovo prodotto della compagnia familiare, un cesso di ceramica diamantata.
Questo cesso era, a detta di suo cuggino che l'aveva provato, fenomenale. Era un cesso predittivo, se tu pensavi di farla lui te la estraeva dal profondo. La trottola volle, ovviamente, provarlo, vuoi che non testasse una novità prima ancora che venisse resa di pubblico dominio? No, non era possibile, lei non poteva stare ferma quindi non poteva neanche fermarsi prima di testare queste novità futuristiche.
L'orso cercò di persuaderla che non era il caso di testare un cesso del genere ma, che ci vuoi fare, non c'era verso. In realtà anche la piccola brontolona aveva qualcosa da dire a riguardo, neanche lei si fidava di queste novità altamente tecnologiche anche se, personalmente, era propensa alla tecnologia.
Quando nel cesso entrò in funzione la tecnologia predittiva tutti sentimmo, tutti nell'universo, un urlo immane. Esso era andato a prendere, alla fonte, le scorie della povera trottola. Ci vollero giorni prima che rinvenisse, poveretta ancora ne porta tracce nella propria memoria ed ormai non prova più nulla di così tecnologico.
La secca cercò di comprendere il funzionamento della capacità predittiva del tecnologico cesso ovviamente, dato che era ed è una cacacazzi di primordine dall'esterno, ovvero lo osservò da ogni angolazione possibile. L'orso, anche qui, tentò di scoraggiarla ma senza riuscirci. Entrò in funzione anche qui il sistema predittivo dell'arcano oggetto, la secca stava per sparare una stronzata che andò a prendere alla fonte. Ancora piange la perdita della laringe.
L'orso, visto l'andazzo, suggerì di chiedere l'assistenza o del trombettiere o del gattaccio nero spelacchiato ma la sirena silente non era daccordo, suggerì di far riprendere il cesso al Ginori per riportarlo in laboratorio.
La secchioncina studiò. Studiò e studiò per tutto il tempo gli schemi ed i progetti del cesso diamantato, studiò così tanto da non capirci un accidente. Compresa la sua incomprensione entrò in crisi e chiese supporto alla piccola brontolona che, ovviamente, brontolò sia il Ginori per il cesso, la secca per non aver trattenuto la secchioncina, la sirena per non aver fatto sentire la sua voce, il gattaccio nero per non essersi esposto, il trombettiere per non aver vigilato e l'orso per non aver impedito il tutto ed aver soltanto supervisionato l'evento.
Baggio prese il suo pallone cominciò a bersagliare il cesso, lo bersagliò e bersagliò e bersagliò tanto che credeva di distruggerlo ma, ahimè, il cesso era sì resistente da non incrinarsi nemmeno. Perse tutte le forze, non aveva più la forza di tirare un pallone o di farsi una pedalata. Cadde a terra sfinito.
La collegiale, sorridendo, fece un grande scherzo al cesso. Lo scherzo esplosivo. Prese un gigantesco petardo, il cosiddetto pallone del millennio, lo infilò nella tazza, lo accese, chiuse il coperchio e si allontanò.
L'orso era scettico ed infatti l'esplosione non ebbe esito, il cesso era indistruttibile.
Nella sua infinita vecchiezza l'orso ricordava un metodo antico, antichissimo per la precisione di distruzione, tramandato di generazione in generazione e proveniente dalla lontana cina: il peto dorato. Aveva bisogno dell'aiuto del trombettiere e del gattaccio nero.
Espose loro il suo piano e si allontanò.
I due si misero in posizione ed il trombettiere suonò la sua tromba. Fu un esibizione che passò alla storia. Il gattaccio nero volò di testa, notoriamente ha la testa vuota, contro il cesso e lo distrusse.