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La pioggia di sorrisi

C'è un luogo, non troppo lontano ma neanche vicino dove avvengono cose impossibili da tutte le altre parti.
Arrivò un giorno, da una terra lontana, un orso spelacchiato che era stato mangiato dalle zanzare nelle paludi, aveva subito attacchi dai lupi nelle foreste e dalle fiere nella savana, scalato montagne ghiacciate, patito la sete nel deserto e la fame nella steppa. Un orso che portava, sulla sua scarna pelliccia, oltre che sul suo volto, le tracce delle infinite battaglie e le ferite che aveva subito nel corso del tempo.
Ma, appunto per non mostrare la sua misera pelliccia, vagava ricoperto dalla pelle di un gigantesco lupo.
Sperava Burno, questo era il nome dell'orso, d'esser approdato in un luogo tranquillo, non che ci sperasse veramente, sapeva che ogni luogo è paese e, per un orso, il paese è nemici ma, quantomeno, aspirava ad un periodo di riposo prima della prossima battaglia.
Trovò una vecchia bicocca dove riposare, mise da parte la pelle di lupo e si dedicò a curare le proprie ferite.
Non c'è niente di meglio che un antro tranquillo, questo pensava Burno.
Si cercò un lavoro tranquillo e sereno e visse tranquillo per un po'.
A lavoro lo consideravano, credeva, un mostro, niente di più, niente di meno. Burbero, scontroso, antipatico… un orso appunto ma era capace e quindi anche se alla dovuta distanza, era necessario confrontarsi con lui.
A Burno, in realtà, non importava affatto se gli altri stavano a distanza, anzi tanto meglio, meno rotture di scatole.
Un giorno, in questo ameno luogo lavorativo, arrivò una cagnetta, un setter irlandese che cominciò a perseguitare Burno. Cioè no, non lo perseguitava letteralmente, ma gli si mostrava attenta e sorridente, ridente e ricettiva, pareva quasi che non vedesse quanto fosse spelacchiato il suo pelo o facesse caso a quanto furbero apparisse o non sentisse quanto ringhiasse forte. Anzi più appariva burbero o più ringhiava più la cagnetta si faceva vicina.
Alla fine l'orso non potè fare altro che tenersi accanto la cagnetta. Strano connubio questa strana amicizia, un brutto orso grande e grosso che indossava una pelle di lupo ed una cagnetta piccola e graziosa ma, tant'è, è così strana a volte la vita.
All'incirca nello stesso periodo si venne a trovare, in questo luogo una gattina, giovane ed intelligente, sensibile e coriacea, altruista ed egoista. Una gattina, anch'essa, tutta particolare che viveva la sua vita, con i suoi alti e bassi, tranquilla e ridente.
Burno, di primo acchito, si comportò con la gattina come con chiunque altro ma subito comprese che c'era qualcosa di particolare. Non sapeva cosa fosse ma sentiva nell'aria l'elettricità che annuncia l'arrivo di una nube di pioggia.
A Burno la gattina piaceva, probabilmente troppo, ma non sapeva cosa fare.
Un giorno la nube arrivò. Arrivò senza preavviso, senza farsi annunciare dal vento o altro, arrivò così dal nulla e si scatenò un temporale.
Un temporale memorabile, non si era mai visto niente del genere, Burno ne rimase folgorato.
Il temporale durò a lungo ma sembrava che nessuno se ne accorgesse e si abbattesse solo sul nostro povero orso. Si fece piccolo piccolo raggomitolandosi su se stesso a subire la pioggia, quella pioggia assurda che non bagnava, quella pioggia in cui ogni goccia era formata da un piccolo sorriso.
Burno non ne poteva più, doveva fare qualcosa, cercò supporto nell'amica cagnetta ma lei non capiva, non riusciva a comprendere.
Così Burno fece qualcosa che non avrebbe voluto fare, qualcosa che non sapeva fare, prese la gattina da una parte e le parlò.
La pioggia terminò all'istante e cominciò a spirare un vento gelido, ricordava a Burno la taiga lontana, che aveva attraversato molto tempo prima e gli portò alla mente ricordi, pensieri e sogni sopiti da tempo e lì, nella sua bicocca, rimugina sul passato, sul presente e sul futuro, agognando un sogno.

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