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Iperione e il Drago

Al castello giunge voce che un drago infesti la valle, ogni notte compare e scatena lo scompiglio tra tutti i villani.
Il re invia i suoi migliori cavalieri con il compito di verificare, indagare e sconfiggere il drago.
Nessuno di loro fa ritorno.
La valle comincia a spopolarsi.
Al castello non rimane quasi più alcun cavaliere, tutti sono stati inviati contro il drago e tutti sono svaniti nel nulla.
Dopo i cavalieri, il re invia i soldati: soldati a cavallo, a piedi, armati di spade, di lance, di alabarde, di ogni altra arma inventata dall'uomo, anche alcune armi che scoppiano portate dai viaggiatori dell'estremo oriente.
Nessun uomo fa ritorno al castello.
Dai confini esterni arriva una donna, morbida, suadente, che chiede udienza privata al re. Ovviamente il re, pregustando delle buone notizie, acconsente.
Una volta congedate le guardie e la corte tutta rimangono il re, la regina e la donna straniera.
Effettivamente è una donna bellissima. Piccolina, esile, mora, capelli lunghi fino ai fianchi, seno prosperoso, labbra turgide, occhi d'oro con ciglia lunghissime. Quand'è entrata, tutti gli uomini presenti, che fossero guardie o cortigiani hanno avuto un colpo al cuore e l'hanno ammirata, hanno ammirato quel corpo flessuoso ed hanno sognato di perdersi nel suo sguardo. Tutte le donne hanno invidiato la perfezione di quel corpo bello ed armonioso ma, stranamente, non hanno trovato niente di cui spettegolare o criticare.
Il re non ha notato alcunché. Ha la cataratta ed ormai le sue capacità visive sono così ridotte da non riconoscere un uomo da una donna a più di dieci passi di distanza. La regina, in questo caso, è molto contenta di questo "difetto" del consorte.
Non c'è verbale dell'udienza, quindi nessuno sa, effettivamente, cosa disse quella donna al re ed alla regina fatto sta che il re incaricò tutti gli uomini validi rimasti nel castello di andare a cercare, nelle foreste dell'ovest, un certo Iperione e portarlo al suo cospetto illeso.
La ricerca durò alcuni giorni, molti giorni, probabilmente troppi. La valle assediata dal drago era quasi deserta, resistevano solo alcune decine di villici dalle centinaia, forse migliaia, presenti inizialmente.
Iperione fu condotto dal re in catene, catene ai polsi posti dietro la schiena, catene alle caviglie, catene che gli bloccavano le braccia e le gambe e catene che legavano le catene tra loro. Gli uomini che l'avevano trovato dissero che non c'era altro modo di portarlo data la furia che aveva in corpo.
Tutta la corte era perplessa. Com'era possibile che un uomo, per forte che fosse, dovesse essere trattato in tal modo? Fu subito fatto liberare e, Iperione, si scatenò contro i suoi aguzzini. Le guardie alle porte non ebbero nemmeno il tempo di muovere un passo che otto uomini erano morti ed Iperione si era inginocchiato di fronte al re in attesa di sapere i motivi della sua convocazione.
Tutta la corte era allibita. "Dio santissimo", pensava, "questo non è un uomo è un mostro". Tutti tacevano in attesa della parola del re.
Anche se non aveva visto bene la scena, anche il re era allibito. Aveva un paggio che gli raccontava ogni cosa succedesse nella sala e, bhè, era praticamente ammutolito.
"Iperione" tuonò la voce del re "sai che un drago imperversa nella valle?"
Iperione alzò lo sguardo sul re e rispose "mio signore, io vivo isolato nel bosco, non ho notizie di cosa succede nel regno" e, dopo un attimo di pausa, continua "come mai sono stato convocato in questo modo indegno di un uomo?"
"Non posso darti torto sei stato trattato rudemente e non subirai alcuna condanna per la giusta vendetta che hai perpetrato su di loro. Ma…" la sua voce si alza di tono "se è vero quanto ci è stato detto, e da quanto abbiamo visto non possiamo dubitarne, abbiamo bisogno del tuo aiuto con quel drago. Ohh, sarai lautamente compensato" si affretta ad aggiungere.
Con uno sguardo che manifesta sorpresa ed incomprensione "mio signore, non sono un cavaliere od un cacciatore di draghi, non posso certo competere in battaglia con un essere del genere. Cosa volete che faccia?"
Un mormorio si ode nella sala. In effetti nessuno dei cortigiani sa cosa voglia fare il re.
Con un sorriso paternalistico "ovviamente non ci aspettiamo che tu lo combatta ma, ci è stato detto, che esso rispetta la forza e che rispetterà la tua, dato che hai la forza di venti uomini. Quindi ti chiediamo, anzi di ordiniamo di andare a parlamentare con il drago per scoprire cosa voglia per lasciare in pace la nostra valle."
Uno sguardo sorpreso si manifesta sul volto di Iperione "mio signore" esclama "io sono un villico come potrei mai parlamentare a nome vostro? e poi" continua dopo una pausa "non conosco la lingua dei draghi."
Un nuovo mormorio si spande nella sala, anche gli arazzi appesi tra le colonne sembrano vibrare.
La bellissima donna compare, come d'incanto, di fianco alla regina.
"Lady Margaret" risponde il re "ti accompagnerà e ti consiglierà tu bada" e lo sguardo gli si fa severo "che non le succeda nulla di male".
Iperione e Lady Margaret si guardano dritti negli occhi. Iperione non sembra ammaliato da cotanta beltà quando risponde "sire, come voi comandate" prostrandosi fino a toccar terra con la fronte.
Iperione si rialza e s'incammina verso l'uscita. Lady Margaret, che gli arriva a malapena allo sterno, gli arranca dietro.


Lady Margaret cavalca, all'amazzone, un docile puledro baio.
Iperione li precede, a piedi, su per il brullo pendio.
Si stanno dirigendo verso la tana del drago. Una caverna a mezza costa del monte settentrionale che sovrasta la valle.
Iperione si ferma a bere dalla borraccia, si deterge la bocca e si netta la barba con la mano sporca di fango.
La donna, spossata dalla fatica, lo supplica di fermarsi per riposare. Lui, la guarda schifato, insensibile alle sue pene ed alla sua bellezza. Guarda il cielo, guarda la montagna e risponde "superato quello sperone" indicando una roccia a circa cinque chilometri di distanza "ci accamperemo per la notte".
Così dicendo riprende la marcia senza degnare di uno sguardo Lady Margaret.


All'ingresso della grotta ci sono delle carcasse. Carcasse di capre, vacche, buoi, cavalli. Le più nutrite sono quelle di capre. Sembra che il drago abbia un debole per gli ovini.
"Drago" tuona Iperione.
L'eco si spande nella grotta e riverbera più e più volte.
"Sono Iperione, inviato dal re per parlarti." L'eco ripete la frase decine di volte.
"Mostrati drago" tuona ancora Iperione.
Un ringhio mostruoso fuoriesce dalla caverna.
Prima ancora che esca il drago il fumo fuoriesce dalla tana.
Una voce possente, baritonale e rauca prorompe "chi osa svegliarmi?"
Tutta la montagna vibra. La cavalcatura di Lady Margaret scalcia e fa cadere la dama che, col sedere sbattuto a terra, è piuttosto comica a vedersi e la sua bellezza va a farsi benedire.
Il drago, ovvero la sua testa, si affaccia dalla bocca della caverna.
Una testa immensa più grande di qualsiasi cattedrale o castello mai visto sulla terra. Due occhi gialli, immensi, una sola pupilla è grande quanto quattro uomini uno sull'altro, una bocca paurosa che può contenere la baracca di Iperione irta di denti spessi più della coscia di un uomo e così aguzzi da poterci tagliare un capello in quattro. Le nere narici fumose, la pelle squamosa del volto, le corna rosse al posto delle orecchie. Paurosamente terrorizzante.
Iperione resta immobile. Una pupilla si gira ad osservarlo, sembra lo stia studiando da un tempo infinito quando, la stessa voce "sei venuto a parlarmi? Allora parla, piccolo umano"
Iperione comincia il discorso suggeritogli da Lady Margaret, un discorso lungo e noioso ma, a metà si interrompe, guarda la donna, ancora seduta a terra a bocca spalancata, guarda il drago e riprende "sentimi bene… stai spaventando tutti, nella valle non ci sta più nessuno, se continui di questo passo che mangerai? Troviamo un accordo"
Lady Margaret s'è ripresa e balza al fianco di Iperione e comincia a tirargli un braccio per farsi sentire "ehi non è questo che avevamo deciso…"
Iperione scrolla il braccio e la fa cadere nuovamente a terra "taci tu, avrai abbindolato tutti ma non me e nemmeno lui" indicando il drago
Verso il drago continua "se vuoi mangiarla mi fai un favore" dice indicandola "è pestifera ed una palla al piede"
Il drago ride. Ride di gusto. Tutta la montagna vibra per questa risata.
"Iperione" risponde ridendo "tu mi piaci, tu e la tua dama portatemi una volta al mese cinquanta pecore ed io lascio in pace la valle"
"Tu sei matto… cinquanta pecore son troppe ma perchè dovrei portartele insieme a lei? Ti faccio portare dieci pecore e lei te la puoi tenere qui, facci quello che ti pare"
"Ehi" fa Lady Margaret "ma che dici?"
Il drago ride nuovamente. "No" riprende deciso "tu e lei dovete portarmele, siete troppo divertenti."
Iperione lo guarda storto "tu mi vuoi male, non puoi proprio mangiartela? Guardala è piccola ma sarà saporita, guarda che carne tenera"
Non c'è verso di far ragionare il drago.
"E va bene drago. Ogni mese ti porteremo dieci pecore ma… dato che ti ostini a non volerti mangiare questa dannata femmina… devi proteggere la valle."


Il patto fu siglato.
Da allora il drago ha protetto la valle del sole ed Iperione, accompagnato da Lady Margaret, mensilmente portano le pecore al drago e lo fanno ridere con i loro battibecchi.

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