meta dati per questa pagina
La buca
In un mondo iperaffollato viveva un essere che viveva nel perenne tentativo di dimenticare il proprio passato, in questo modo, però, viveva senza presente e non poteva, di conseguenza, costruirsi un futuro.
Quest'essere in realtà, dopo molti anni, aveva dimenticato ciò che voleva dimenticare però non riusciva a dimenticare di dover dimenticare quindi nel dimenticare non ci aveva guadagnato nulla anzi così facendo aveva dimenticato come si faceva a vivere.
Non fraintendetemi, viveva, non era morto ma fino ad un certo punto… oserei dire che più che vivere sopravviveva a se stesso, senza una meta, senza un obbiettivo, senza un costrutto.
Si alzava la mattina, sempre se aveva dormito, lavorava, si nutriva, si lavava, se doveva andare da qualche parte ci andava, se doveva incontrare qualcuno l'incontrava ma lo faceva senza voglia, senza gusto, senza provarne alcun piacere, giusto perché erano cose che si dovevano fare.
Quella che gli pesava di più, certi giorni più di altri, era il dover avere a che fare con le persone, ovviamente non tutte allo stesso modo, direi che lo si potrebbe quasi definire un misantropo ma, in realtà, non è che disprezzasse gli altri, non lo disgustavano, semplicemente lo infastidivano. Si sentiva come "oppresso" dalla presenza di tanta umanità.
Ripeto non tutti gli facevano lo stesso effetto, non tutti lo opprimevano allo stesso modo anzi, tanti, tantissimi erano come inesistenti, insignificanti ai suoi occhi.
Alcune persone, certo un quantitativo esiguo paragonato alla totalità, erano di suo gradimento, ne sopportava le ciance, le chiacchere, le menate e, seppur forse il termine potrebbe parere eccessivo, si gioiva della loro compagnia.
Certo, non che cercasse la loro compagnia, la gradiva, non si sentiva infastidito, ecco.
Ancora meno persone avevano, come dire, la sua stima, la sua fiducia. No, scusate, non è corretto.
Rarissime persone accendevano sentimenti umani nel cuore di questo essere assurdo. Ecco, sì, questo è il senso.
Queste rarissime persone, sia che gli accendessero buoni sentimenti che cattivi, erano una fonte di vita, erano come il riaccendersi di un barlume di speranza.
Questo non vuol dire che fosse completamente apatico per il resto della vita, si accendeva, a volte anche appassionatamente, su questioni più o meno importanti, si arrabbiava ed inteneriva. Ma non erano le persone che lo stimolavano ma le situazioni. In questi casi polemizzava molto, spesso per il solo gusto di far polemica. Erano quindi le situazioni ad accendere in lui la fiamma della vita.
Più spesso, sempre più spesso, la fiamma della vita era così debole da non poterla intravedere, era un lumicino che, chissà come, rimaneva in attesa sotto la cenere.
Ma, tornando a noi, come dicevamo cercava raramente la compagnia altrui perché diceva di non voler imporre la propria presenza agli altri. Così facendo, però, non faceva capire, nemmeno alle persone che, come abbiamo detto, erano di suo gradimento se e quanto tenesse a loro. Certo, qualcuno (forse forse uno o due al massimo) lo sapevano ugualmente ma, comunque, lo sapevano indirettamente. Era assai raro che lo sapessero direttamente.
Aveva una capacità piuttosto particolare per quelle rare, rarissime volte che personalmente cercava la compagnia altrui, la capacità di caracollare in una infinità di… come chiamarle? bho, idiozie? seghe mentali? assurdità ideologiche?, non saprei in una infinità di cazzate.
Non ultima, ovviamente, dare buca. Sì, sì, avete capito bene: non soltanto raramente cercava gli altri ma poi faceva, consciamente od inconsciamente, di tutto per farli arrabbiare. Che elemento!
Sfido io che poi non avesse amici, come potevano sopportare tutto ciò? Chi mai poteva accettare queste idiosincrasie?