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Avrei voluto crederti

Gino aveva smesso di credere alle persone, aveva smesso di credere alle parole dolci, aveva smesso di credere nell'amore, aveva smesso di credere in qualsiasi cosa.
Ma continuava a credere nella sincerità delle persone, per quanto si sforzasse d'apparir cinico, d'esser distante, di mostrare al mondo la faccia scura non riusciva a non credere che le persone, in fondo in fondo, fossero sincere. Non era riuscito ad accettare il fatto che tutti mentono1).
Nessun uomo è un'isola2) quindi non era solo ma, nel suo intimo, non riusciva a condividere alcunché con gli altri. Aveva, ovviamente, degli amici, non molti per la verità e non condivideva con loro molto, non facevano cose insieme, non uscivano, non festeggiavano, ogni tanto chiaccheravano, non molto di più. Gino preferiva la sua solitudine, la sua pace. Erano persone di cui si fidava, a cui teneva, persone per le quali avrebbe fatto tutto il possibile.
Nessun uomo o donna è insensibile al fascino.
Nessuno ne è immunte, tutti ne siamo corrotti e conquistati, tutti dobbiamo risponderne. Compreso Gino.
Col tempo si era assuefatto a se stesso e non credeva possibile alcun cambiamento quindi quando, per la prima volta, parlò con Deborah non ci fece granché caso, gli pareva fosse una come tante.
Deborah era simpatica, carina, dolce. Da subito si creò un legame particolare.
Lei gli parlava, gli raccontava le sue angustie, i suoi problemi, i suoi patemi. Sembrava trarre giovamento dal parlarne con Gino. Tanto che già dopo poche ore, pochi giorni appariva invaghita di lui.
Gino voleva credere in quello che vedeva, dal più profondo del cuore, voleva credere in ciò che lei gli diceva, nelle sue parole dolci e semplici eppur appassionate. Voleva illudersi, lo desiderava, lo sognava, lo bramava ma non ci riusciva.
Beveva letteralmente ogni parola di Debby, sì si erano dati dei nomignoli, che usavano solo in privato, lui la chiamava Deb o Debby lei lo chiamava G o BigG.
Gino era felice e fiducioso ma qualcosa lo tratteneva. Gli sembrava che tutto andasse troppo in fretta, per lui non aveva senso ed inconsciamente sapeva che qualcosa non tornava, qualcosa non quadrava.
Deb cominciò a chiedergli promesse di fiducia, promesse d'amore, promesse di fedeltà. Gino era sempre più perplesso, certo erano cose che si facevano ma, era presto. Gli sembrava quasi una corsa ed a lui correre non piaceva. Gli era piaciuta la corsa solo quando era un giovane forte e vigoroso, quando poteva correre a perdifiato per ore senza stancarsi ma, da allora, era passato parecchio tempo e molta acqua era scorsa sotto i ponti.
Gino cominciò a sognare la felicità, ad immaginarla, a credercì. La felicità che aveva sempre agognato ora la vedeva a portata di mano avrebbe dovuto solo coglierla e non farsela sfuggire.
Ma, come dicevamo, qualcosa lo tratteneva.
Ciò che faceva sempre in questi casi era, semplicemente, allontanarsi. In questo caso non lo fece. Fece una cosa completamente diversa. Una cosa che mai si sarebbe sognato: mise in dubbio le parole di Deborah, non credette alla sua sincerità.
Molti e molti anni prima Gino voleva diventare un investigatore. In quell'epoca lontana aveva affinato le sue capacità di osservazione, le sue capacità logiche ed aveva appreso qualche tecnica investigativa di base, tra cui la capacità di astrarre la situazione e vedere le situazioni sotto diverse prospettive.\ Non era facile astrarsi; voleva, desiderava credere in Deb, quindi ne era distratto, Debby emanava un fascino che aveva una forte presa su di lui.
Gino, con un grande sforzo, mise da parte il suo cuore ed i suoi desideri e rivalutò tutta la faccenda, tutto quanto sapeva di Deborah e vedette.
Vedette che, in realtà, di lei non sapeva niente: tutto ciò che gli aveva detto poteva essere vero come no, non c'era alcun riscontro, non sapeva niente del suo passato perché aveva perso tutti, non sapeva niente del suo presente, nemmeno dove lavorasse o se lavorasse. Si era lasciato abbindolare dalle sue parole, se le era letteralmente bevute tutte.
Compreso ciò Gino investigò.
Deborah non esisteva.
Negli archivi del comune dove diceva di essere nata non c'era traccia di lei, né nell'ospedale né in chiesa.
Andò dove diceva di essere cresciuta e chiese in giro mostrando una sua foto, nessuno la riconosceva, nessuno aveva mai sentito parlare di lei.
Aveva due sole possibilità a quel punto: affrontarla e chiedere spiegazioni o crederle.

1)
Dr. House
2)
Thomas Merton
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