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I guerrieri erranti

Narra la leggenda che, quando il mondo ne ha necessità, compaiano, come dal nulla, degli eroi per salvarci tutti.
Non so se sia vero o meno, non so da dove derivi, non so chi l'abbia raccontato per primo o per ultimo, però posso raccontarvi una storia, una storia che proviene da un tempo remoto, da una landa desolata.
La pace imperversava da tempo. Non vi erano più guerre, lotte, battaglie. Non c'erano da molti anni dispute. La gente viveva in un'epoca d'oro.
Un re giusto, saggio ed imparziale governava le terre visibili dal castello costruito molto tempo prima sulla montagna più alta della zona. Tutti i territori ai quali giungeva la sua vista dall'alto erano sotto il suo controllo, tutti quei territori vivevano in pace.
Al di là di quest'oasi di gioia, oltre i confini di questo regno stupendo: guerre, battaglie e lotte di supremazia imperversavano. Erano i regni dei signori della guerra, e lo sono tuttora.
Una profezia veniva tramandata d'epoca in epoca dalle sacerdotesse del luogo: la profezia della caduta del regno e del suo risorgere grazie ad un gruppo di eroi.
Spesso profezie del genere si avverano, quantomeno in parte. Ed anche in questo caso la caduta del regno avvenne. Fu ad opera di conquistatori stranieri, venuti dal mare su navi pesanti e vestiti d'abiti scintillanti. La popolazione, ed anche il re, credeva che fossero esseri quasi divini, prima di allora nessuno era venuto dal mare e nessuno indossava abiti del genere. Quindi il re, con molto del suo seguito, si agghindò con gli oggetti più preziosi che aveva e si apprestò a salutare i nuovi venuti.
I nuovi venuti erano furbi, capirono subito d'aver gioco facile: prima si mostrarono amici e subito dopo scatenarono la loro follia.
Questi uomini del mare venivano da una terra superaffollata, sempre in lotta, in perenne guerra dove solo i più forti sopravvivevano, così, in pochi attimi avevano trucidato migliaia e migliaia di sudditi inermi e si installarono nel castello del re.
Passarono degli anni, il paese si fece sempre più tetro, sempre più sanguinoso, finché un giorno, comparve un gruppo di uomini dal lago principale del paese. Qualcuno disse che sorsero direttamente dalle acque, altri che comparvero dal nulla nella nebbia del mattino sempre presente nei pressi del lago, nessuno lo sa con certezza.
Questi uomini, vestiti di stracci, magri e malnutriti erano malfermi sulle gambe. Si avviarono verso il castello. In molti, che li vedevano avevano compassione di loro e li nutrivano. Il viaggio durò alcuni giorni. Più si avvicinavano al castello più smagrivano.
Arrivarono al castello e bussarono all'uscio. Furono introdotti nelle sale del re, dove campeggiavano gli stranieri ed i reali erano ridotti in schiavitù legati con catene. Il più esile chiese, con estremo sussiego, al nuovo signore di andarsene.
Ovviamente il nuovo re, con tutto il suo seguito, la sua coorte, le sue guardie, gli rise in faccia e li sbatterono fuori dalla città a calci nel sedere.
Caduti nella polvere, facevano pena a vedersi. Ma chi fosse stato abbastanza vicino da vederli in volto avrebbe visto il sorriso sorgere su quei visi stremati da fame e fatica.
Si rialzarono, e cominciarono a togliersi la polvere di dosso.
Si dice che un ragazzo li abbia visti chinarsi ed estrarre, direttamente dalla polvere della strada, le spade e gli scudi che avrebbero poi usato per assediare il castello. Erano solo il quattro, dice sempre quel ragazzo, ma sbaragliarono un esercito e trucidarono gli stranieri.
In sole due ore tutti gli stranieri erano morti ed il vecchio re rimesso sul trono.
Esattamente come erano comparsi, dal nulla, quei quattro, svanirono e non se ne seppe più nulla.

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