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===== Peggio del diavolo =====
A quel tempo gli Dei vivevano felici insieme agli uomini. Non che fosse sempre rose e fiori ma andava tutto bene, almeno fino a quel giorno fatale.
Per la maggior parte delle persone, ed anche per gli Dei, era un giorno come un'altro, la vita scorreva tranquilla e lo era anche per Klandis, almeno fino a metà pomeriggio.
Tornò a casa da lavoro, come faceva ogni giorno, e si mise a ripulire il giardino; quel fine settimana aveva organizzato un barbecue al quale aveva invitato mezza città e fischiettava il motivo "la canzone del tempo", che era diventato il tormentone della stagione.
Klandis era oramai a casa da un paio d'ore e cominciava a preoccuparsi per l'assenza di Kalvia, la sua compagna. Lei non lavorava, non nel senso comune del termine almeno, si dedicava al volontariato: assisteva malati, aiutava gli infermi, prestava cure e soccorsi a chiunque capitasse e lo faceva sempre col sorriso. Klandis era fiero di essere il suo compagno, certo non condivideva affatto questa sua passione, credeva che, a parte pochi casi particolari, con tutte quelle divinità in giro bastava chiedere loro aiuto ma, comunque, comprendeva in pieno le sue attività.
Klandis guardò l'ora, Klavia era in ritardo, e di parecchio un tre ore almeno. Controllò in casa se gli avesse lasciato un biglietto, in segreteria se c'era un messaggio, niente. No, non era da lei.
Quel giorno faceva l'infermiera dal veterinario, poco più di due isolati: una bella passeggiata per sgranchirsi le gambe.
Con passo veloce ma non stancante Klandis arriva in circa 10 minuti dal veterinario e scopre che Klavia se ne era andata alcune ore prima ad assistere il pappagallo di Kamadeva, uno degli dei che vive in città.
A Klandis Kamadeva non è mai piaciuto, anche se non ha mai usato i suoi poteri in città il fatto che sia un dio dell'amore un po' lo infastidisce, e sapere la sua Klavia, non che abbia nulla da temere da lei, in sua compagnia gli fa venire "le farfalle nello stomaco".
In ogni caso Kama non abita lontano, non troppo almeno, però, vista l'ora Klandis preferisce tornare a casa e prendere il "cocchio". Il cocchio è il mezzo di trasporto standad dell'epoca e non è un carretto come si potrebbe pensare dal nome ma un mezzo di trasporto fornito dagli Dei, precisamente da Saga, a tutti per gli spostamenti che si basa sull'elettromagnetismo debole (o almeno così è quanto dice lei).
Il palazzo di Kama è, ovviamente, estremamente sontuoso: basti pensare che dal cancello d'ingresso al palazzo vero e proprio c'è la stessa distanza che copre la città da quella vicina.
Da quando Klandis si è fatto annunciare al cancello a quando arriva davanti la porta del palazzo gli ci vuole quasi un'ora e trova ad attenderlo uno dei maggiordomi che lo introduce verso le stanze del pappagallo malato dove trova Kama ad assistere il pennuto.
"Klandis, mio caro, come mai sei venuto a trovarmi?"
Klandis, guardandosi in giro "bando alle ciance Kama, dov'è Kalvia? Che le hai fatto?"
Kama solleva lo sguardo perplesso "Kalvia? È venuta ore fa, ha dato un'occhiata al mio piccolo Mara, gli ha fasciato l'ala, come puoi vedere, e poi se n'è andata. So che non ti fidi di nessuno di noi Dei ma che mai avrei potuto farle?"
"mmm lo so io. Per caso sai dov'è andata?"
"mmm ha detto qualcosa riguardo ad un Tanuki di Loki ma non ci ho badato, sono in pena per il mio piccolo Mara".
"sì, sì, va bene… ciao" e così dicendo Klandis lascia Kama solo a penare per il suo piccolo pappagallo gigante.
Loki, Loki eccone un'altro sì, tutto incentrato su di se, sempre a far danni da qualche parte… ma che ci fa Loki con un mezzo cane ed un mezzo procione?
Klandis è preoccupato, ripassa da casa, tante volte Kalvia sia tornata ma niente, non c'è traccia di lei. Vorrebbe fare un salto da Loki ma è un bugiardo patentato non ci sarebbe verso di farlo parlare ma, comqunque, deve cercare Kalvia.
Arrivato alla casa di Loki, Klandis si attacca al campanello finchè non si affaccia alla finestra del quinto piano una vecchia "chi èèèèèè?, chi cerchi?"
"Signora, sono Klandis, cerco Kalvia o Loki, sono in casa?"
La vecchia "chiiiiiiiii? Lokiiiiii? " girandosi verso l'interno "LOOOOOKIIIIIIIII" chiama. Dabbasso Klandis sente l'eco riverberare per la casa, si direbbe sia vuota. Riaffacciandosi alla finestra "no qui Loki non c'èèèè. Ci sono solo io" e chiude la finestra.
Klandis è buono e caro ma comincia ad arrabbiarsi. Comincia a girare per la città, cerca in ogni bar, in ogni postribolo, in ogni angolo, in ogni bettola cercando Loki e Kalvia. Loki da quel bastardo opportunista qual'è avrà sicuramente fatto un incantesimo su Kalvia. Oppure l'ha fatto fare al Tanuki. Che bastardo.
Klandis torna a casa e comincia a bere e pensare. Beve e pensa, beve e pensa, pensa e beve.
Non perde alcuna lucidità, l'alcool aumenta solo la sua determinazione; dopo essersi scolato la seconda o terza bottiglia di un superalcolico chiamato saksky non ci vede più dalla rabbia, prende una mazza e torna verso la casa di Kama.
Rivuole Kalvia e lui è l'unico che l'ha vista di sicuro.
Non si fa annunciare. Sfonda il cancello con il cocchio ed arriva direttamente al portone del palazzo di Kama e lo sfonda a suon di mazzate.
Irrompe cominciando a rompere qualsiasi cosa incontri, fino ad arrivare alle stanze di Mara. Kama è ancora lì e, vedendo in che stato si trova Klandis, il suo sguardo tradisce la paura.
Klandis gli si fionda contro e, con una forza inaspettata, lo solleva e lo scaraventa contro la gabbia del pappagallo "parla" gli sputa in faccia "brutto bastardo, dimmi dov'è e cosa le hai fatto". Ha gli occhi iniettati di sangue, ha smesso di ragionare. Kama tace. "ahhh è così? bene" entra nella gabbia di Mara e… con metodo, martella ogni centimetro del corpo del pennuto con la mazza" quando ha finito tira un sospiro e si volta verso Kama puntandogli contro la mazza gocciolante sangue "ora è il tuo turno".
La voce roca sembra provenire direttamente dall'inferno.
Kamaveda è paralizzato dal terrore. È sì un Dio ma ogni uomo può uccidere un Dio se vuole e nello sguardo di Klandis vede solo la morte.
Klandis manovra la mazza con l'abilità d'un chirurgo, due singoli colpi e gli ha spezzato entrambe le gambe. "Parla e ti prometto una morte veloce… cos'hai fatto a Kalvia?", la voce di Klandis non ha più nulla di umano.
"sì fermati, ti dirò tutto ma tu calmati…" skreeek "ahhhhhh" Kama urla dal dolore che gli ha inferto il nuovo colpo di Klandis, gli ha maciullato una mano… "non voglio sentirti dire nient'altro che ciò che hai fatto, un'altra parola fuori posto e ti faccio uscire il culo dalla bocca".
Kama deglutisce "oggi quando è venuta a curare Mara, c'era anche Loki qui in casa e con il mantello della luce 1) ha cominciato a far scherzi e dispetti a Kalvia", deglutisce ancora, "ha preso una delle mie frecce e si è messo a punzecchiarla", comincia a piangere ma Klandis non gli da pace a gli distrugge l'altra mano "non piangere porco bastardo, parla!".
Kama singhiozza, si ricompone e continua "Loki si è tramutato in te e se l'è portata via" solleva le mani martoriate a proteggersi la testa in attesa dei colpi che non arrivano.
Klandis lo guarda con disgusto "e tu? saresti un Dio dell'amore?" gli sputa in faccia "e gliel'hai lasciato fare?" lo guarda schifato "non meriti neanche una morte veloce" e così dicendo comincia a bastonarlo con metodo e precisione. Quando ha finito di Kama non rimane che una poltiglia sanguinolenta stesa a terra.
Il sangue gli scorre veloce nelle vene, se Loki si nasconde, suo fratello saprà dov'è. Prende uno degli altri pappagalli giganti di Kama e, cavalcandolo, vola verso la dimora di Thor.
Thor e Kama erano amici, quindi vedendo arrivare qualcuno in groppa ad uno dei suoi pappagalli non si scompone, prepara, anzi, qualcosa da bere da offrire al suo amico. Quando, quindi Klandis atterra, Thor è di spalle.
Klandis non ci pensa un'attimo, in una frazione di secondo tira una mazzata sulla testa di Thor e si appropria del suo prodigioso martello. La botta stordisce momentaneamente Thor che, comunque, si volta e vede lo sguardo omicida di Klandis e rimane a bocca aperta. Lo ha sempre visto come un'uomo mite, posato e tranquillo, cosa mai può essere successo?
"Dimmi dov'è tuo fratello" la voce di Klandis è sempre più arrochita e gracchiante. Thor tace a bocca aperta.
Klandis brandisce il martello e fa rintronare la casa abbattendolo sulla pavimentazione del tetto "dimmi subito dov'è tuo fratello Loki"
Thor ritrova la calma e risponde "non ne ho idea, che ha fatto?"
"È tuo fratello! Come puoi non saperlo?" urla Klandis. Thor arretra intimidito. Klandis solleva il martello ed emana un'urlo tremendo. Un fulmine colpisce il martello. Dirige la testa del martello verso Thor e dice "muori!". Dal martello riparte il fulmine che colpisce in pieno petto Thor aprendogli una voragine al posto del cuore.
Klandis, con calma, beve il drink che aveva preparato Thor, si guarda intorno e monta nuovamente in groppa al pappagallo. Si dirige verso Asgard e la dimora di Odino e Laufey.
Laufey e Odino sono vecchi e non possono nulla contro l'ira di Klandis nemmeno indicargli dove probabilmente s'è nascosto il figlio attenua la furia deicida dell'uomo e periscono entrambi sotto la sua furia insensata.
Loki ha portato Kalvia nella tana del lupo Fenrir per meglio abusare di lei, chi mai potrebbe supporre che il lupo altri non è che un Tanuki che lui stesso ha addomesticato ed addestrato?
Grazie ai suoi poteri magici Kalvia è illusa di essere a casa con Klandis e si dona a lui come mai prima di allora, la loro passione supera ogni aspettativa ed ogni limite. Mai Klandis è stato così "esuberante" ed "insaziabile" e Kalvia ne gode come non mai.
Finchè alza lo sguardo e lo vede. Lo vede lì, in piedi, tutto macchiato di sangue e con alcune grosse escorazioni sulle gambe, come se avesse combattuto con un animale feroce. E realizza. "Ma chi è su di me se lui è lì?" È sconvolta. Nota ora lo sguardo che ha Klandis. Puro odio. Ha un grosso martello in mano. Il falso Klandis si accorge dello sbigottimento di Kalvia e ne segue lo sguardo.
È esterrefatto. La falsa immagine svanisce e si rivela per quello che è: il misero Loki.
Cerca di balbettare qualcosa ma non ci riesce.
Il martello di Thor, il martello di suo fratello, lo colpisce in faccia e perde tutti i denti, qualcuno lo ingoia, la mascella è distrutta; comincia a tossire sangue.
Klandis lo guarda con sguardo attento, come un macellaio che decide da che parte cominciare a tagliare un quarto di manzo. Comincia a prenderlo a martellate. Gli fracassa ogni singolo osso, gli spappola ogni muscolo.
Kalvia piange in un angolo: Loki è morto, Klandis non è più Klandis, è un abominio, un demone. Qualcosa si è impossessato di lui, non lo riconosce più.
Klandis esce dalla tana e svanisce nell'oscurità.
Da quel momento gli Dei sono scomparsi dalla terra, temono, il ritorno di Klandis per continuare l'opera.