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Ariel
C'era una volta… Ariel.
E chi era Ariel?
Ariel era una giovane fanciulla un po' birichina ed un po' monella.
Ma non era una fanciulla di tipo comune era, in realtà, di una specie un po' speciale.
All'apparenza era piuttosto normale, anzi, tra le altre della sua età spiccava per le molte doti anche se non tutti riuscivano a vederle, anche se ad alcuni appariva un po' ribelle.
Ma non per questo era speciale era oserei dire molto particolare.
Nel mondo, dice una leggenda, vivono esseri di cinque generi particolari.
Gli esseri di luce che fanno del bene e della bontà la propria primaria fonte di esistenza, sono pochi e rari ed ancor meno persone riescono a riconoscerne qualcuno nel caso li incontrino.
Gli esseri di terra, sono i più comuni, pensano solo a se stessi ed al proprio tornaconto, anche se tra loro alcuni appaion buoni e fanno del bene alla fin fine il loro agire è dettato dal puro egoismo.
Poi vi sono gli esseri di fuoco; una volta ce n'erano molti ma col tempo si son via via ridotti al lumicino e per incontrarne qualcuno bisogna faticare abbastanza, probabilmente sono ancor meno degli esseri di luce; sono, dispettosi, sospettosi, attenti ed impertinenti ma, dice sempre la leggenda, se entri nel loro animo sanno donarti molto.
Vi sono, ancora, i demoni; questa categoria è assurda, non c'è altro modo per definirla, sono tutto ed il contrario di tutto contemporaneamente; conoscerne qualcuno non è molto difficile ma, di solito, non si fanno riconoscere, si nascondono sotto maschere del tutto diverse tanto che, solitamente, appaiono il contrario di quello che sono. Sono assurdamente complicati ma, se incontrandoli si riesce a farsi apprezzare da loro, possono essere i tuoi migliori amici e custodi di ogni segreto.
Ultimi, ma non ultimi, ci sono gli esseri di acqua. Per alcuni sono solo dei demoni ma hanno caratteristiche molto particolari e quindi sono un genere tutto loro. All'apparenza attenti calmi e tranquilli guardano con distacco gli eventi ed attendono. Alcuni attendono tutta la vita, altri, più fortunati, riescono a svegliarsi dalla loro apatia più facilmente, in ogni caso quando si svegliano, scatenano tutta la loro potenza: si racconta che uno di loro si scatenò sul Vesuvio e distrusse Pompei ma non, abbiamo certezze a riguardo.
Tornando ad Ariel non era un essere di luce, per carità non che fosse cattiva ma non era certamente un angelo, se non per l'aspetto.
Non era nemmeno un essere di terra, certo aveva le sue passioni, i propri obiettivi ed i propri egoismi e, spesso, era anche abbastanza prepotente ma queste son caratteristiche comuni, più o meno, a tutti.
E che era un demone? No, non era un demone, non nascondeva affatto le proprie tendenze, non nascondeva il proprio io agli altri, ne mostrava una gran parte, ne nascondeva solo qualche piccolo brandello e lo teneva in serbo per quei pochi che superavano le sue paure.
Un essere d'acqua? Nooooo, per carità! Non è minimamente possibile scambiare Ariel con un'essere d'acqua la sua calma apparente dura un niente, bastava guardarla negli occhi per vedere il fuoco ardere.
Ariel era, quindi, un essere di fuoco e, come tale, non riusciva mai a stare ferma, non riusciva a godersi le proprie vittorie ma, subito, cercava un'altra sfida, altri obiettivi, altre mete.
In molti le volevano bene, con quel suo modo di essere sempre attiva dava l'impressione di essere sempre presente per tutti ma, in realtà, non c'era per nessuno tranne per se stessa e per le persone a cui teneva.
A quel tempo arrivò sulla sua strada Sigor un tipo tutto particolare, forse troppo. Nessuno sa con certezza a che genere appartenesse, in molti sensi era un essere di terra ma per molti altri di luce, per molti di più sembrava un demone in quanto nascondeva a chiunque se stesso.
Certamente nessuno lo credeva un essere di fuoco data la sua insondabilità quasi totale.
Quando Sigor incontrò Ariel la trattò esattamente come chiunque altro, con una malcelata indifferenza, con una certa aria di superiorità e con un evidente voluto distacco.
Ariel, però, vide una sfida: poter vedere oltre la maschera, scuotere l'indifferenza e vedere se batteva anche un cuore dietro quell'apparenza di ghiaccio.
Sigor era schivo, non lasciava avvicinare nessuno e non senza motivo: mille e mille anni prima aveva lasciato avvicinare troppo un'essere di fuoco e gran parte delle sue componenti primarie erano evaporate. Ebbene sì Sigor era un essere di acqua.
Fuoco ed acqua non vanno molto d'accordo: uno dei due deve prevalere. O evapora e svanisce l'acqua o il fuoco soffoca e soccombe.
Uno dei due avrebbe dovuto cedere.
Ma Ariel era capricciosa. Più Sigor l'allontanava più lei si avvicinava. Ma era furba. Chissà forse aveva incontrato altri esseri d'acqua in precedenza e sapeva i rischi che correva o forse era riuscita a carpire i segreti nascosti dall'acqua, fatto sta che, con circospezione e lentamente, si avvicinava sempre più a Sigor. Certo le costava, in qualche modo attenuava il proprio fuoco per non distruggerlo e non si avvicinava mai troppo ma, alla fine Sigor dovette ammettere di esser stato avvicinato al punto di non saper più come salvarsi.
Ma non ce ne fu alcun bisogno.
Ariel era dispettosa ma non stupida aveva carpito tutti i segreti di Sigor ed aveva ottenuto quello che nessuno prima di allora era mai riuscito.
Aveva unito il fuoco con l'acqua ed entrambi erano rimasti loro stessi.
Anzi forse entrambi avevano accresciuto le rispettive caratteristiche.
Ariel continuava ad essere sempre in tensione, sempre in corsa e sempre iperattiva e Sigor riusciva a svelarle parte di se rimanendo, in ogni caso, fermo e tranquillo all'apparenza.
In effetti Sigor non aveva ancora scatenato alcunchè della propria essenza e, forse, non lo avrebbe mai fatto ma… non siamo qui per parlare di Sigor.
Ariel, un giorno, ottenne ciò che aveva desiderato e per cui aveva lavorato incessantemente per anni e, ovviamente, non fu contenta. Ohhh fu contenta ma, passata l'immediatezza della vittoria, ricominciò a bruciare, non serviva a niente che Sigor cercasse di domare l'incendio non serviva a nulla e, alla fine, la lasciò ardere. Certo era triste, sperava che, Ariel riuscisse a star tranquilla per qualche tempo ma non c'era verso.
In questa fase Ariel quasi esplodeva, il suo ardore era tale che Sigor dovette allontanarsi: temeva e non aveva tutti i torti che la troppa vicinanza l'avrebbe distrutto. Quindi, pur essendole vicino, cercava di tenersene alla larga.
Narra la leggenda che Ariel, in un eccesso di furia esplosiva, stesse per ardere se stessa quando Sigor pur di salvar la sua amica, sacrificò parte della propria anima.
Da quel giorno Sigor scomparve. Alcuni dicono che si ode, nel lago di oreo, Sigor piangere per la propria fine e ridere soddisfatto per aver salvato la sua amica dal suo destino.