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===== Il fiume nero =====
Il vento dell'est un giorno passando una storia portò.
Narrava di una terra molto lontana e di un tempo non troppo vicino.
A quel tempo il vento viveva in un paese in tumulto: la vita degli uomini non valeva più di un fiato rubato, in ogni luogo la sicurezza non esisteva ed il sopruso non era reato, nè tantomeno v'era un brano di legge quindi era facile viver d'inganni ed ancor più facile esser preda di dolori ed affanni.
Il vento vagava in spazi ristretti e gioiva nel far a tutti dispetti. Ad uno faceva volare il cappello, a un'altro della spesa faceva sparir il cestello.
Nel bosco dappresso il villaggio viveva isolato un ragazzo selvaggio. Orfano era di ogni singolo affetto e della solitudine aveva tanto rispetto.
Nessuno girava nel bosco nei giorni dopo la pioggia e non per la mota o l'umidità non troppo remota ma solo perchè in quei giorni il ragazzo girava nel bosco beato. Non è che mettesse paura o fosse pericolo ad alcuno ma tutti sapevano che le intrusioni non gli piacevano.
Il vento, come ho già detto, era un po' dispettosetto. Da poco era in paese arrivata una fanciulla non troppo sgarbata era invero molto educata. Le sussurrò nell'orecchio quello che esser doveva un grande segreto. Le disse che nel bosco, in un antro nascosto, sol dopo i giorni di pioggia nascevan dei funghi che ogni malattia mettevano a posto.
La fanciulla seppur dubitando che tal fungo tutto guarisse aveva comunque fiducia che tal fungo a qualcosa sopperisse.
Scortata e guidata dal vento piacione nel bosco arrivò scansando un burrone. Arrivati in un luogo buio e sperduto il vento la lasciò sola in antro misconosciuto.
La notte era vicina e la fanciulla piangeva sola come una bambina.
Il ragazzo selvaggio fu attratto da quel pianto senza coraggio. Pian piano alla radura si avvicinava ma nel folto del bosco si rinfrattava. Da dietro un tronco di faggio vide colei che piangeva come se d'ardimento non avesse retaggio.
La guardò dapprima distante ma il pianto al suo orecchio era assordante. Senza farla impaurire pian piano s'avvicinò alla distanza di due lire.
Raggiunta la ragazza piangente sfoderò un sorriso gaudente e con voce calda e suadente le chiese il motivo di tale frangente.
La fanciulla sorpresa ed impaurita dalla comparsa d'un ragazzo in un bosco buio e sperduto si rattrappì come un uccellino dal nido a terra caduto.
Il ragazzo non era un granchè da vedere: sudicio, sporco e coi vestiti stracciati, gambe e braccia snudate ed i piedi di scarpe ignorate. Aveva un chè di selvaggio, era evidente, questo retaggio. A vederlo pareva che del sole non avesse mai visto un raggio.
Con voci e parole gentili il ragazzo la fanciulla informò che la notte presto sarebbe arrivata e se voleva a cena nella sua casa l'averebbe invitata.
La fanciulla muta restava ma il ragazzo fiducia le ispirava. Mentre tranquillo e spedito ma non troppo veloce il ragazzo nel bosco s'inoltrava silente e attenta la fanciulla dietro gli stava.
Arrivati dappresso ad una baracca dietro ad essa il ragazzo andava. V'era di fianco alla parete di legno e corteccia una vasca di ferro d'acqua calda ricolma nascosta dal vento da una parete di foglie. Indicò alla fanciulla la vasca ed il sapone dicendo, con sorriso sornione, che sporca in tal modo in casa non l'avrebbe accolta. Senza un'attimo darle per risponder qualcosa dietro l'angolo sparì senza dir neanche una cosa.
Tutt'intorno si guardò la fanciulla senza sapere che fare nè se restare od andare. Vicino il sapone vide anche dei vestiti pronti per l'uso, certo non eran da donna ma almeno erano puliti. Anche se un po' timorosa d'esser dal ragazzo spiata dall'acqua calda era incantata. Il bagno si fece ed una volta rivestitasi i suoi indumenti lavò e poi stese.
Il sole intanto era calato e verso la casa andò di filato. Entrata che fu sul suo volto si dipinse la sorpresa.
Il ragazzo, lindo e profumato, era ai fornelli e dal profumo qualcosa di buono sembrava aver preparato.
La guardò con un sorriso d'approvazione e tavola e sedie le indicò con un cenno del capo.
Non appena si fu accomodata arrivò la prima portata.
La cena fu lesta e frugale ma la cucina era da manuale.
Finita la cena che fu le indicò la camera da letto e la lasciò sola. Era sconcertata, in giro aveva sentito di un ragazzo selvaggio che viveva da solo nel bosco ma questo era tutt'altro che selvaggio: una volta ripulitosi sembrava più che altro un gentiluomo altro che selvaggio.
In ogni caso la notte passò tranquilla. Al mattino il ragazzo non c'era ma sul tavolo, coperto da un tovagliolo bianco era preparata una colazione ancora calda ed i suoi abiti stirati erano piegati su una sedia. Rimise i suoi abiti ed uscì.
La sera per via del buio non lo aveva notato ma lì vicino c'era un ruscello con l'acqua nera come la notte, non sapeva ci fosse un ruscello in zona, non ne aveva sentito parlare in paese, figurarsi poi uno con l'acqua nera. Incuriosita lo seguì verso monte girando attorno alla casa.
Alla casa arrivava un canaletto di acqua limpida che correva quasi parallelo al ruscello, la curiosità divenne ancora più forte.
Trovò una cascata, l'acqua cadeva in una cisterna naturale da dove partivano sia il canaletto che il ruscello, poco dopo la cisterna l'acqua si scuriva e diventava nera. Cosa poteva mai rendere nera l'acqua così velocemente? Si chinò, stava per metterci una mano dentro quando il ragazzo, sbucato dal nulla, le bloccò il polso e la spinse via. Appena in tempo. Dei denti schioccarono esattamente dove aveva la mano un'attimo prima.
"Quel mostro" disse il ragazzo "è bloccato lì da tempo, incastrato non so come e ferito. È il suo sangue che rende l'acqua nera."
La guardò e continuò "è giorno, puoi tornartene in paese. Cento passi di là" ed indicò dietro di lei "e sei fuori dal bosco. Addio".
Si voltò e se scomparve nel bosco.