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La principessa triste
In un tempo lontano lontano, in un regno lontano lontano vivevano in un castello di fiaba un re, una regina ed una principessa.
La principessa non era una principessa da fiaba: non era bella come il sole, non aveva la pelle di luna, non aveva gli occhi di giada nè un sorriso di perla; niente del genere era, in effetti, piuttosto bruttina ma questo, per una principessa, non è un grande problema.
Gli spasimanti di una principessa raramente lo sono per amore, di solito lo sono per il rango, per intrighi di palazzo, giochi di potere, alleanze e quant'altro.
Quindi, ovviamente, anche lei aveva i suoi spasimanti, i suoi pretendenti e, tutto sommato, non si accorgeva minimamente tantomeno si preoccupava del proprio aspetto.
Anzi, in realtà, credeva di essere piuttosto attraente se non proprio bella.
Era anche attorniata da molte dame e damigelle di corte che trattava come amiche e ridevano ad ogni suo scherzo, facezia o battuta.
Si credeva quindi anche piuttosto simpatica.
Una mattina si svegliò più presto del solito e, vestitasi da sola, senza l'ausilio delle proprie serve si diresse verso le cucine per fare colazione.
Dovete sapere che dalle cucine partono delle "condutture" che, passando per tutte o quasi le stanze, portano il calore dei fuochi sempre accesi in ogni angolo del castello. Nelle varie stanze ci sono delle grate che possono essere aperte o chiuse per far arrivare il calore. Ovviamente vi sono anche stanze con camini autonomi in special modo le sale consiliari, gli appartamenti reali, come quello della principessa, come anche nelle stanze dei consiglieri e di alcuni cortigiani di prim'ordine e questo, principalmente, allo scopo di evitare situazioni come quelle che sto per raccontarvi.
Come dicevamo la principessa era scesa nelle cucine per fare colazione.
Era un evento insolito, anzi diciamo pure che non andava mai in cucina, daltronde perché avrebbe dovuto? Era la principessa: la colazione le veniva servita nel suo appartamento o, al massimo, nel salone del castello. Oltretutto era mattina presto, almeno due ore prima dell'ora solita della sveglia: chi si aspettava che andasse in cucina? Nessuno.
Ed infatti era vuota, non c'erano cuoche, sguattere, fattorini, non c'era nessuno. C'erano solo i fuochi accesi come sempre.
La principessa si aggira solitaria ed affamata in una grande cucina vuota. Come chiunque abbia mai avuto appetito in una cucina apre stipi e stipetti, ante ed antine, madie, forni, guarda nelle pentole, nei pentolini, nei barattoli e barattolini, spia sotto i barattoli e negli angoli più nascosti della cucina cercando qualcosa da mettere sotto i denti.
Ahimè non trova alcunchè, sembra che in cucina non vi sia niente da mangiare ma, imperterrita, continua a cercare.
Cerca che ti cerco trova, su un alto scaffale che non aveva ancora controllato, un barattolo. Prende una sedia, ci sale sopra ed arriva a prenderlo.
Non appena lo prende sente le voci di due delle sue migliori amiche che stanno parlando, probabilmente, per un qualche motivo la griglia di ventilazione nella stanza delle due è aperta e nella conduttura è presente una qualche fessura che era coperta dal barattolo.
Sia come sia le sente parlare e, naturalmente senza voler essere minimamente impicciona o ficcanaso, sia mai che una principessa spia le sue amiche, si mette ad ascoltare mentre mangia i biscotti contenuti nel barattolo. Ascolta che ti ascolto scopre che parlano di lei.
Se qualcuno potesse guardarla noterebbe passare sul suo volto le seguenti espressioni: aggrotta la fronte per l'indignazione, poi passa allo stupore, la rabbia, la tristezza ed infine passa al pianto. Ciò che dicono le sue amiche non sono affatto commenti lusinghieri su di lei, anzi sono piuttosto cattivi. Scopre così che quelle che considerava amiche, in realtà tanto amiche non sono.
La trova la cuoca quando rientra dal mercato dov'era andata a fare acquisti la trova piangente appollaiata sullo schienale della sedia con il barattolo in mano.
Non appena si accorge della nuova venuta salta giù e scappa a gambe levate verso le sue stanze.
La principessa non si vede per giorni, non esce più dalle sue stanze, non permette a nessuno di stare con lei per più di dieci minuti e solo ed esclusivamente per assolvere velocemente alle proprie mansioni: rassettare le stanze, portarle i pasti, riportarle i vestiti lavati.
Non vuole vedere nessuno e non vuole parlare con nessuno, neanche col re o la regina, che, ovviamente, sono piuttosto preoccupati.
Col passare del tempo la principessa è obbligata ad uscire dalle sue stanze ma il suo atteggiamento è scontroso e musone tanto che, pian piano, tutte le damigelle si allontanano ed anche i pretendenti si diradano fino a sparire.
La principessa musona viene ora vista da tutto il popolo, dal quale deve, ahimè, ogni tanto farsi vedere come la principessa triste.
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Dal deserto a nord arriva, un giorno, una carovana piena di spezie e sete da vendere al mercato, per essere ammessi, essendo stranieri, offrono ai sovrani doni prezioni e spettacoli: doni che vengono catalogati, valutati ed archiviati nelle segrete del castello e spettacoli che vengono goduti dai sovrani e la corte, anche la principessa assiste agli spettacoli con palese indifferenza.
Una volta vendute le spezie e le sete la carovana riparte tranquilla per il deserto settentrionale.
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Passa il tempo, passano i mesi, passano gli anni. Il regno è soprannominato il regno della principessa triste, sembra non vi sia modo di far rifiorire il sorriso sul volto della principessa.
Vengono interpellati medici, psicologi, psichiatri, maghi, cartomanti, streghe, fattucchiere, ma nessuno ha una soluzione, re e regina stanno invecchiando, vorrebbero poter vedere il sorriso sul volto della figlia e, magari, un marito al suo fianco ma lei si rintana, imperterrita, nel suo mutismo e nella sua rassegnazione.
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Da qualche tempo a questa parte la principessa ha preso a vagare nelle segrete del castello senza una apparente meta precisa: a volte vaga nelle celle di detenzione, altre studia gli strumenti di costrizione (dal regno è bandita la tortura ma si usano strumenti di costrizione per cavar dagli interrogati le informazioni che tengono nascoste), altre ancora vaga negli archivi reali ed altre ancora nei magazzini.
Durante una di queste gite nei magazzini trova i doni che arrivarono dalla carovana del deserto del nord.
Ci sono un'infinità di stoffe rare e preziose, ori, argenti, vasellame vario, pietre preziose: smeraldi, zaffiri, topazi. Beni che farebbero la fortuna di chiunque.
Osservando tali mercanzie nota, in una cassa di legno mezza sfondata, una serie di oggetti di vetro colorate: vasi, brocche, bottiglie e lenti.
Tra le tante nota una bottiglia dalla forma strana: alta una ventina di pollici, una base larga una decina di pollici che si restringe al collo fin quasi allo spessore di un dito per poi riallargarsi fino ad almeno tre pollici. La base, sotto la polvere, sembra colorata di scuro, un blu notte all'apparenza, con una serie di serigrafie che formano uno strano disegno fino al restringimento del collo dove diventa color oro per poi digradare, alla bocca della stessa, di un argento vivo e lucente. Dico sembra perché è così impolverata che non si capisce un granché. Anche il tappo è di vetro color amaranto ed argento insieme.
La principessa decide portarla nelle sue stanze per pulirla, quindi la prende e segna, sul registro del magazzino, il suo nome vicino all'oggetto che sembra corrispondere alla bottiglia in questione.
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Nelle stanze la principessa trova la sua serva preferita che sta rassettando la camera e, non appena la vede le ordina: "Vai a prendere un catino con dell'acqua tiepida e degli stracci per pulire questa" e mostrandole la bottiglia che ha in mano "su spicciati, non ho tempo da perdere Io."
La serva è perplessa la principessa aveva una strana luce negli occhi, se non lo credesse possibile direbbe che era una luce di curiosità, vitalità e, magari, anche passione ma, come tutti nel regno sanno la principessa triste è completamente apatica. Si deve essere illusa.
Comunque non evita di raccontare l'atteggiamento della principessa a chiunque incontri mentre va a prendere l'acqua e degli stracci.
Una volta tornata con catino e stracci si rivolge timorosa alla principessa "sua altezza, dove…" la principiessa presa da una smania quasi maniacale strappa di mano catino e stracci alla serva e scatta "su su, lascia qua e vattene che ho daffare".
La serva si ritrae ancor più perplessa di prima.
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Come tutti sanno è praticamente impossibile mantenere un segreto in una casa, un castello non è da meno ma, essendo un castello, una sorta di città dentro la città tutto ciò che succede nel castello si sa in tutta la città ed essendo la città la capitale del regno tutto ciò che accade nella capitale si sa, rapidamente, in tutto il regno.
Le voci corrono veloci e, passando di orecchio in orecchio, la voce del risveglio dall'apatia della principessa triste arriva in ogni angolo del regno.
Per giorni e giorni non si parla d'altro, tutti sanno tutto della bottiglia, per la precisione tutti sanno che la principessa si è attivata per una bottiglia, nessuno, neanche le sue serve predilette, l'hanno più vista.
Passano i giorni, passano le settimane e, dato che non ci sono nuove notizie tutti suppongono che fosse un "falso allarme" ed infatti la principessa non cambia, resta sempre sola e rinchiusa nelle sue stanze. La principessa triste, resta triste e la bottiglia, una volta pulita, viene messa sul caminetto e lasciata lì a reimpolverarsi.
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Un giorno la principessa nota la polvere depositatasi sulla bottiglia e decide di pulirla personalmente. Prende uno straccio la stappa e pulisce il tappo. Ripone il tappo sulla mensola del caminetto e prende la bottiglia. Incomincia a pulirla e sente una specie di risatina provenire dalla stessa. Perplessa si ferma ed osserva la bottiglia. Non vi nota niente di strano e ricomincia, immediatamente una nuova risatina la blocca impaurita.
Gira e rigira la bottiglia tra le mani guardandola da tutte le parti, ci sbircia dentro e, ancora, non ci trova niente di strano, cioè no, qualcosa di strano c'è: sembra quasi ci siano dei divani di broccato rosso ma, questo è, ovviamente, impossibile.
Oramai un po' impensierita ricomincia a pulirla sopportando la risatina proveniente dalla bottiglia finchè passa, con lo straccio, su una gemma viola sulla pancia della bottiglia.
Una musica mai sentita si diffonde nella stanza contemporaneamente ad uno strano fumo bianco che esce dalla bocca della bottiglia.
La principessa spaventanta e sbigottita, lascia cadere la bottiglia sul tappeto che orna la stanza, e si ritrae verso la stanza la porta che conduce alla porta attigua.
Il terrore la blocca e non gli permette nè di muoversi nè di parlare.
Quando il fumo ha riempito tutto la stanza comincia lentamente a diradarsi o, più precisamente, a condensarsi vicino una bottiglia fino a formare una piccola forma umana.
La forma umana, dapprima bianca, comincia a condensarsi: dapprima s'intravedono due piedini fasciati in un paio di stivali di pelle nera, poi si condensano le gambe racchiuse in un paio di pantaloni blu elettrico, successivamente compare un'ampia cintura a rete marrone, il busto femmineo è rivestito da una camicia attillata azzurro cielo i cui bottoni rischiano di saltare per le curve, seppur non abbondati, evidenti; il primo bottone è sganciato e mostra décolleté ed esile collo marmoreo coperto di efelidi.
Quasi in un unico colpo appare un bel volto a cuora di donna, due occhi decentrati verde smeraldo, un sorriso con denti bianchissimi, due labbra rosee e due piccole orecchie con orecchini a goccia.
La testa è incorniciata da dei folti capelli rossobruni molto mossi, quasi boccolosi, trattenuti in due grandi crocchie da dei fiocchi colorati.
Si volta verso la principessa con un sorriso splendente e, giungendo le mani e piegando le gambe facendo una specie di piegamento sulle ginocchia: "ciao principessa, era l'ora mi risvegliassi" e si siede, sorridente, sul bordo del letto.
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Il tempo sembra si sia congelato, il silenzio è completo ed assoluto, l'aria è completamente immobile.
Non si sa quanto tempo sia passato in questa immobilità totale, potrebbero essere alcuni istanti come alcune ore, il tempo sembra non scorrere.
La principessa addossata alla porta della stanza attigua, sbigottita, perplessa e, forse, impaurita e la fanciulla, chiunque essa sia seduta composta, tranquilla e sorridente con le mani poggiate sulle ginocchia che guarda la principessa.
Ad un certo punto dalla finestra aperta entra un farfalla e, dopo aver svolazzato un po' per la stanza seguita dallo sguardo di entrambe le donne, si poggia sulla gamba sinistra della fanciulla che, sorridendo anche con gli occhi, afferma "erano secoli che non vedevo una farfalla, questa è molto bella, è una monarca, mi sembra proprio indicata" e così dicendo si volta, sempre sorridendo, verso la principessa.
Dopo essersi guardate negli occhi un momento riprende "sarai perplessa ma non devi preoccuparti, mi chiamo Jeanna e sono stata condannata molti e molti secoli fa a vivere nella lampada; ogni tanto qualcuno mi libera, così come hai fatto tu, ed io sono obbligata ad esaudire un suo desiderio. Prima di desiderare qualcosa, però, sappi che il desiderio deve provenire dal più profondo del tuo cuore e non deve essere affatto egoistico. Quindi pensaci bene, io rimarrò qui con te per tutto il tempo necessario."
La voce di Jeanna apparve, alle orecchie della principessa, un po' stridula e poco naturale: inadatta, se così si può dire, a quella ragazza che si trova difronte. Aveva un certo non so che di gracchiante e stridulo: quella voce non era affatto consona a quel corpo, sarebbe dovota essere più sinuosa e morbida. "La tua voce… cos'ha che non va? Non stai bene?"
Jeanna anche se perplessa dalla domanda non lo da a vedere: "che vuoi, sono quasi sei secoli che non parlo con nessuno, è un po' arrochita" sorride "vedrai che parlando migliorerà".
Oramai tra le due il ghiaccio, come si suol dire, è rotto e cominciano a ciarlare come fanno sempre le donne tra loro: di tutto, di più, senza per altro dirsi nulla che l'altra già non sapesse e tutto ciò al solo scopo di conoscersi un po'.
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Sembra facile esprimere un desiderio e per molti versi in effetti lo è ma quando il desiderio è profondo non è così semplice accettarlo, comprenderlo e spesso è quasi impossibile da definire chiaramente e completamente.
Quindi non c'è da meravigliarsi che ogniqualvolta la principessa pensasse di aver deciso o non riusciva a formularlo oppure Jeanna non lo accettava perché troppo vago, impreciso o comunque non chiaro.
Le due stavano sempre insieme: ridevano, scherzavano, giocavano.
Nessuno sapeva da dove venisse Jeanna ed in molti in realtà se lo chiedevano, compresi il Re e la Regina però era indubbio che, da quando era arrivata, la principessa era rifiorita era, se così si può dire, rinata a nuova vita e questo le giovava non soltanto per l'umore che era chiaramente migliorato o per la fiducia in se stessa dato che ora non aveva più remore con gli altri e preconcetti ma anche fisicamente. Grazie alla fiducia in se stessa ed al sorriso che, in specialmodo quando era con Jeanna, sembrava accenderla di una luce nuova di gioia era anche diventata più bella. Oddio, non è che fosse diventata una bellezza, questo no, madre natura non le aveva certo fatto dei gran doni però la luce interna che traspariva dal sorriso e dagli occhi gai ed allegri traspariva sulla pelle che era diventata più rosea e lucente.
Erano passati oramai due anni dalla comparsa di Jeanna, le due stavano facendo un picnic sulla riva di un ruscello al limitare del bosco a giusto un paio d'ore di trotto dal castello quando, col sorriso sul volto la principessa disse: "grazie Jeanna, in questi due anni da quando sei entrata nella mia vita mi hai reso la ragazza più felice del mondo".
Jeanna tace, non osa alzare lo sguardo sulla principessa che, ingenuamente, crede sia imbarazzo e quindi continua "dai, non essere imbarazzata, che c'è di strano?".
Jeanna alza lo sguardo e la principessa guardandola negli occhi ci vede un lampo di tristezza mentre Jeanna afferma "ohhh".
Un velo di silenzio è sceso tra le due, la perplessità della principessa è palese così com'è palese la tristezza che compare sul volto di Jeanna.
Jeanna sospira "così era questo il tuo desiderio? peccato, speravo potessimo continuare così…"
La principessa sgrana gli occhi e preoccupata balbetta "no, no, no, io non ho desiderato nulla, non è vero, non hai esaudito niente"
Jeanna, con occhi languidi "è vero, non lo hai espresso ma comunque proveniva dal profondo del tuo cuore, volevi un'amica e l'hai avuta…"
"sì sì sì, l'ho avuta ma se te ne vai non esaudisci il mio desiderio, non puoi andartene, non puoi" la voce della principessa comincia ad avere un accento isterico
Jeanna appare perplessa "non hai tutti i torti, ma, ovviamente non posso decidere io… lo scopriremo al rientro al castello: se ho esaudito il tuo desiderio la lampada mi risucchierà e svanirà nel nulla"
La principessa comincia a piangere a calde lacrime "no, non può andare così"
Ad un certo punto la principessa sorride, alza lo sguardo e fa "desidero che tu sia libera dalla maledizione"
Jeanna la guarda stupita "ma" inizia a balbettare poi la guarda negli occhi e vede che il desiderio proviene dal profondo del cuore "ma lo sai che io potrei anche andarmene vero?"
"Meglio tu te ne vada perchè vuoi allontanarti da me che se devi, almeno saprò di aver avuto un'amica vera"
La serva che rassetta la stanza della principessa, inavvertitamente, fa cadere la lampada che si rompe in mille pezzi.