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===== Astro di fuoco =====
È tempo di un nuovo regime sul sole.
Dacchè si conosce la storia sull'astro c'è sempre stato un solo regno, il regno di Amòn anche se, nel tempo, è stato chiamato in vari modi.
Amòn è immortale e, come ogni immortale, ha avuto molto tempo e molte occasioni per procreare però ha fatto sempre in modo di non avere figli. Non è questa una cosa difficile per un dio. È onnipotente.
I suoi sudditi sono sempre stati esseri tranquilli, non si sono mai lamentati delle sue varie scorrerie, delle sue "sciocchezze", delle sue puerilità, delle sue angherie.
Finché Amòn non fece l'errore d'invaghirsi di Nefti e di prendersela.
Nefti era promessa sposa di Anu. Anu era un uomo silenzioso e tranquillo, faceva il fabbro anche se noi diremmo un orafo. Sì, diremmo orafo, sul sole non hanno il ferro, tutti i loro prodotti sono in oro puro od al massimo oricalco.
Anu non aveva mai fatto alcunchè di eclatante, sì, certo, bravissimo e rispettatissimo nel suo lavoro ma, detto francamente, niente di più di un bravo artigiano.
Amòn sapeva che Nefti era promessa sposa, era di dominio pubblico ma, dall'alto della sua arroganza e grazie alle sue doti, si travestì da Anu e possedette comunque Nefti.
La possedette per 3 giorni e 3 notti consecutive e, solo essersi soddisfatto, si rivelò per quello che era in realtà.
Nefti, piena di vergogna, scappò piangendo.
In molti la videro correre via e videro Amòn affacciarsi sull'uscio con un sorriso beffardo a guardare la fanciulla correre via.
In preda alla vergogna, al rimorso e con gli occhi appannati dal pianto incrociò il suo Anu e, non appena lo vide, scappò ancor più piangente e disperata. Nella sua folle corsa non si rese di andare verso i "confini del mondo".
Oltrepassò i confini e, come chiunque l'attraversi, fu immediatamente incenerita dal calore non controllato del sole.
In molti assistettero alla sua fine. La voce si sparse veloce, così da dove fosse uscita e chi ne emerse subito dopo.
Tutti tirarono le somme e capirono. Anche Anu.
Anu era mite e pacato chiese quindi spiegazioni ad Amòn. Fiero e compiaciuto gli raccontò tutto sorridendo contento e vanitoso.
Anu, abbattuto e rattristato, tornò alla sua bottega, ci si chiuse dentro e per tre giorni e tre notti i vicini sentivano i rumori tipici del suo lavoro ininterrottamente.
Al termine dei tre giorni ne uscì un Anu rivestito di un'armatura splendente, non era nè oro nè oricalco, era una lega di sua invenzione di cui non ci è giunta notizia. Portava anche uno scudo ed una strana lancia. Una lancia con, invece di una punta acuminata una superficie concava, questa superficie non era di un metallo noto, sembrava una sorta di vetro trasparente ma, anche qui, non si sa che materiale fosse.
Lasciò aperta la sua bottega e si diresse verso la casa di Amòn.
Amòn non c'era ma Anu non se ne preoccupò affatto. Entrò nella casa e, sistematicamente cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava ed ad attaccare tutti gli inservienti presenti. Quando ne uscì, tre ore dopo, non c'era più niente di sano nella casa nè nessuno vivo.
Gli astanti lo videro, una volta uscito, puntare la sua arma verso la casa di Amòn e, senza, all'apparenza, far niente distruggerla in un attimo.
Amòn era a gozzovigliare da qualche parte quando gli giunse la notizia della distruzione della sua dimora, alzò un sopracciglio e, malvolentieri, si alzò dal divano sul quale era stravaccato ed uscì per vedere con i suoi occhi cosa accadeva.
In lontananza, verso la sua dimora, si vedevano delle fiamme blu più alte di qualsiasi altra cosa esistente sul sole ascendere verso il cielo.
Ad una discreta distanza s'intravedeva qualcuno, coperto da un'armatura dorata avanzare lentamente ma con aria minacciosa. Impugnava uno strano bastone. Amòn avanzò verso quell'essere, per niente intimorito.
Quando lo riconobbe si fermarono entrambi, Amòn con un sorriso sornione sulla faccia osservò Anu che non sorrideva ma aveva una stranissima espressione.
Anu lo guardò e disse: "Amòn, tu oggi morirai"
Amòn rise, rise sguaiatamente conscio della sua immortalità e della sua deità. Come poteva anche solo sperare quell'omuncolo di poterlo uccidere od anche solo ferire.
Anu non disse altro, battè solo il suo bastone a terra per richiamare l'attenzione di Amòn.
Quando le risa rallentarono Anu riprese con il suo passo tranquillo ad avanzare verso Amòn.
Arrivato alla distanza di un braccio si fermò nuovamente. I due si guardavano negli occhi.
Amòn vide, sorpreso, il fuoco ardere al posto degli occhi di Anu.
Anu prese il suo bastone e lo puntò verso Amòn e disse: "addio".
Nessuno sa cos'è successo in quel momento. Alcuni dicono una grande luce, chi un fuoco immane, altri fulmini. Fatto sta che Amòn svanì all'istante e con lui bastone e armatura di Anu.
Anu tornò alla sua bottega e nessuno più lo vide.