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Un amico nel bosco
Narra la leggenda che Merlino, dopo la prematura morte di Artù, sia scomparso.
Alcuni narrano che, quando arriverà il momento, Artù tornerà e con lui il suo amico e mago Merlino.
Merlino, diciamolo subito, pur essendo un mago è umano quindi è morto e sepolto da tempo anche se la sua tomba ci è ignota.
Quello che sto per raccontarvi è avvenuto prima della sua morte, in un tempo quindi piuttosto lontano dal nostro.
Rattristato dalla morte del suo amico ma sapendo di non poter far nulla a riguardo neppure con la magia più potente vagò triste e sconsolato, direi quasi disperato, senza meta e senza obiettivi per non si sa quanto tempo.
Questo suo girovagare lo portò molto lontano da Camelot, Avalon e tutti i luoghi a lui noti.
Attraversò mari, terre, laghi e fiumi sconosciuti e lontani.
Incontrò genti e popoli sconosciuti, apprese lingue vecchie e nuove ed apprese magie e misteri antichi e lontani.
Ovunque andasse, qualsiasi cosa apprendesse, ogni mistero che svelasse non gli ridonava la pace e la serenità.
Rimaneva triste. Le gioie che viveva erano effimere e senza costrutto, duravano una frazione di tempo e non gli portavano alcuna felicità.
Erano oramai passati molti anni, era diventato anziano e bisbetico, si era stabilito in una capanna di tronchi in mezzo ad un bosco sperduto.
Lì aveva tutto ciò di cui poteva aver bisogno: l'acqua corrente d'un ruscello, verdure e piante che coltivava personalmente, selvaggina sempre fresca a portata di mano. Poteva dirsi che conduceva una bella vita tranquilla.
Aveva smesso di occuparsi dei problemi del mondo, si era, per così dire, estraniato da tutto e tutti, si era esiliato.
Ma questa sua pace non poteva durare; niente al mondo, anche se hai la magia, dura in eterno. Ed infatti mentre era nel bosco a cercar della selvaggina per cena trovò una donna stesa a terra.
Era tentato di lasciarla al suo destino ma la bontà presente nel suo cuore prese il sopravvento e decise di aiutarla.
Era svenuta ed aveva un bernoccolo evidente sulla fronte, la prese in braccio e la portò alla sua capanna, la stese sul suo pagliericcio e le preparò un pasto caldo, probabilmente una minestra od un porridge: viveva poveramente ed aveva smesso di usare la magia da tempo.
Quando la donna rinvenne, sconcertata, spaurita e timorosa senza dire una parola le mise davanti una scodella di zuppa ed uscì di casa.
La donna era basita, quell'uomo poteva anche dir qualcosa, chieder cos'era successo, accettare dei ringraziamenti ma niente, se ne era andato senza proferir parola.
Stava bene e questo era l'importante, mangiò la zuppa mentre guardava quella casa triste e spoglia. Finito che ebbe pensò bene di rassettare un po' quella casetta e portarla a lucido, come ringraziamento e poi, cominciava ad imbrunire non era prudente vagar nel bosco di notte verso casa, avrebbe dormito, se quell'uomo tornava e glielo avesse concesso, lì e sarebbe ripartita al mattino.
Il padrone di casa non tornò. Oramai era notte fonda e si addormentò.
Al mattino la donna decise anche se non era ancora riuscita a ringraziare lo sconosciuto, di tornarsene a casa sua.
Merlino non era contento di se stesso, ma era lieto che la donna se ne fosse andata così da poter tornare ad occupare la propria dimora.
Ma la donna tornò. Cominciò ad arrivare alla capanna nelle ore più strane e, senza proferrir verbo, a rassettare, pulire, rammendare la casa del mago.
Un giorno arrivò persino a preparargli il pranzo e metterglielo sotto il naso con un sorriso stampato sulla faccia.
Stufo di quest'intrusione decise di dirle di andarsene e non scocciarlo più ma, quando cominciò a parlare lo interruppe e gli disse "carissimo, potrai dire tutto quello che ti pare ma oramai siamo amici e non sparirò dalla tua vita solo per un tuo capriccio".
Merlino rimase di stucco. Come osava quella donna a definirsi sua amica? Cosa le faceva credere di esserlo? Come poteva credere di poter sostituire Artù nel suo cuore? Come si azzardava?
Mentre concepiva questi pensieri, questi interrogativi la donna se ne andò.
Quando tornò non trovò più nulla, al posto della casa, dell'orto, del pozzo e del ruscello trovò solo, piantato a terra, un cartello con scritta una sola parola: "grazie, amica mia".