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La Stella del Sud

Mi scuso, sì mi scuso: di essere venuto al mondo ed averlo inquinato con la mia presenza.
Vi chiedo perdono per non essere riuscito a sopravvivere ancora.
Non dico vivere perché la mia non è vita, ma è solo un vano ed inutile sopravvivere.
Non ci sono gioie nella mia vita ma solo sofferenze e dolori.
Non ho mai conosciuto la felicità e, francamente, non so se esiste, se possa esistere, quanto meno per me.
Non mi sembra d'aver mai avuto grandi pretese nella vita eppure le poche soddisfazioni che ho avuto sono sempre state effimere, illusorie, momentanee. Non sono durate più di un istante, un battito di ciglia o poco più.
Dio non esiste quindi non mi preoccupa il suo giudizio.
Se fosse esistito mi avrebbe dato un segno, un indizio su come andare avanti, invece per quanto abbia pregato, pianto e supplicato non ho ricevuto null'altro che dolore, null'altro che patemi.
Della mia misera vita non posso incolpare nessun altro che me stesso dato che nessun altro ha mai potuto fare qualcosa per me ma, francamente, non ho mai capito come poter fare per poter avere una vita migliore.
Non che sia stata brutta o povera, no questo no, solo che mi è mancato qualcosa, quel qualcosa che ho sempre desiderato e non ho mai avuto.
Non riesco più a sopportarne l'assenza, il peso delle mie mancanze è grande e non riesco a sostenerlo ancora.

Ho atteso a lungo.
Avevo avuto la predizione di morire a 35 anni ed ho atteso il momento per quasi vent'anni ed ho continuato ad attendere ma la morte, la liberazione non è arrivata.
Anzi, mi sembrava quasi un segno, un indizio di qualcosa di nuovo, un nuovo corso quando a 36 anni ho incontrato un'amica.
Avevo smesso di credere nell'amicizia da tempo, non credevo più possibile nutrire un tale sentimento, invece lei mi ha "salvato", salvato da me stesso, almeno per un po'.
Ho sperato che fosse un segno dicevo ed infatti ho sperato che potessi trovare, raggiungere il mio desiderio ma, come già in precedenza il fato mi ha ricordato che non posso raggiungerlo, che tentare di soddisfare i miei desideri provoca solo dolore sia a me che a chi mi sta vicino e, anche questo, non riesco a tollerarlo.
Ho provato a dimenticare il mio desiderio ma, sono debole, non ci sono riuscito.
Lo sento dal profondo della mia carne, ne ho bisogno così come ho bisogno di ossigeno per respirare. Ma mi è precluso.

A quanto sembra non sono destinato alla felicità quindi… perché ostinarsi a sopravvivere?
Perché ostinarsi a resistere?
Mi è sempre parso inutile, da codardi darsi la morte e continuo a crederlo… ma credo, temo di non avere più la forza per resistere.
Anche ora, mentre scrivo queste righe so che continuerò a resistere ed a piangere in solitudine, nel buio, mi rifugerò ancora nei libri, l'unica cosa ad oggi che riesca a trattermi ancora qui, per un po', ma non so per quanto ancora.
Senza una meta, senza un obiettivo, senza un desiderio, senza uno scopo.
Attendo la morte come una salvatrice, bramo la morte come un'amante brama la sua compagna.
Ma, mi si nega anche lei, non viene a trovarmi ed a portarmi via, non viene a salvarmi dalla mia follia.
Temo… temo di dover liberare la mia nemesi, temo di dover liberare l'oscurità ed avvolgerne il mondo, temo di dover divenire un demone ed iniziare a comportarmi come tale.


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Questo è il testo che l'hacker "K.B. Scorpio" scopre scavando nel computer, dietro ordine dell'ispettore Ciriello, del sospettato.
Sembra la lettera d'addio d'un aspirante suicida o, al massimo, quella di uno maniaco depressivo schizofrenico.
Non sembra affatto qualcosa scritto da "S.J. Blinsky", una spia industriale di altissimo livello con un carnet di tutto rispetto.
No, la cosa non torna.
Ciriello è il miglior investigatore al mondo, chiamato come consulente in ogni angolo del globo da tutte le polizie e le agenzie segrete esistenti.
Non è possibile che abbia sbagliato così palesemente.
Anche K.B. è un mostro nel suo lavoro, è così paranoico e metodico che, ovviamente, K.B. non sono nemmeno le sue iniziali e nemmeno Scorpio ha a che vedere con il suo nome.
Ciriello e K.B. si conoscono da anni da quando l'ispettore ha evitato di mandarlo in carcere e lo ha, invece, assoldato al suo servizio nelle indagini più strane e assurde.
I due, insieme anche all'anatomopatologa, psicologa e profiler Jenna Lee, sono, in assoluto i migliori sulla piazza.
Il testo in questione non può essere stato scritto da S.J. quindi il computer non è di Blinsky ma di un altro. Ma di chi?
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Jenna accavalla le gambe fasciate dall'attillata gonna nera e, con lo sguardo che usa quando disseziona un cadavere, rilegge nuovamente il testo masticando, tra i denti fasciati da delle labbra rosso carminio, la sua matita. Segno questo di assoluto nervosismo e tensione.
Ciriello si gratta il capo, si stravacca sulla poltrona presidenziale, incrocia le mani dietro la testa e si mette a guardare il soffitto. Sembra pensare a qualche astruso concetto filosofico ma, in realtà, sta rivedendo tutti gli indizi che lo hanno portato a S.J.
K.B., occhialetti sulla punta del naso che riflettono l'immagine sullo schermo del suo pc, schiaccia alla velocità di un indemoniato i tasti della tastiera facendo cambiare continuamente immagine sul monitor. Sta, sicuramente, squartando ogni più piccolo bit di dati presente sul pc di S.J.
I tre sono così assorti nei loro pensieri da non accorgersi dell'entrata, nel bugigattolo che usano come ufficio temporaneo, del tenente di vascello Kate Persky.
La Persky è una donna avvenente, prima di entrare in marina ha lavorato per anni come modella ed ha mollato quella vita perché, dice, non voleva darla via per fare carriera. La divisa estiva della marina le affina il corpo nascondendo al contempo parte delle sue forme ma non nascondendone la femminilità. Osserva attentamente i tre, nota la perplessità sul volto della dottoressa, il disappunto dell'hacker e, strano a dirsi, la tranquillità dell'ispettore. Un colpo di tosse per attirare l'attenzione e "Il capitano vuole sapere se ci sono novità sul furto".
K.B. non alza più di un occhio per scrutare la donna e dire che la Persky non è abituata a tanta indifferenza da parte degli uomini.
La dottoressa getta la matita sul foglio del messaggio e si stira, a vederla sembra una gatta che stende le membra, un concentrato di grazia e flessuosità.
L'ispettore scioglie l'intreccio delle dita dalla sua testa, osserva il tenente dal basso in alto approvando con un sorriso, prende un sigaro ed il tagliasigari dalla tasca interna destra della giacca, con tutta calma ne taglia la punta e ripone il tagliasigari, prende un accendino d'oro con l'effige del regno di svezia, accende il sigaro, tira una boccata e, dopo aver assaporato ed espirato con voluttà afferma "dica pure al capitano che il caso è risolto e tra dieci minuti sono da lui".
Il tenente non nasconde il suo sbalordimento "ma sembravate in tensione un attimo fa".
Ciriello le sorride e le fa cenno con la mano di andare.
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Ciriello, K.B. e Jenna restano nuovamente soli in quel bugigattolo d'ufficio.
K.B. inizia "senti questo non certamente il computer di Blinsky, non c'è niente oltre quella lettera"
Ciriello sorride.
Jenna Lee lo guarda e sorride a sua volta "quello è un classico, più o meno, messaggio d'addio d'un suicida"
Ciriello continua a sorridere ed afferma "K.B. cosa c'è alle coordinate 2°5'3" Nord e 0°6'3" Ovest? Per caso la sede della Blink Shadow Jewel?"
K.B. schiaccia alcuni tasti e, con la sorpresa stampata sulla faccia, annuisce.
Ciriello continua "allora andremo lì ed al 35° piano alla 36° porta troveremo la cassaforte con che apriremo con la seguente combinazione 352036 con la 'Stella del Sud' e potremo incriminarli per furto."
I due si guardano sorpresi negli occhi ed in coro "elementare Watson".

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