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Blood Harmony
In una città senza eroi…
In una città senza futuro…
In una città senza passato…
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Un giorno non molto lontano, ma neanche tanto vicino, la città venne sconvolta da un ritrovamento alquanto insolito.
Nel fosso, ai margini di una strada che porta ad un cantiere fu rinvenuto il cadavere di un uomo. A prima vista un uomo come tanti, vestito bene, ma non appariscente, d'aspetto curato ma non troppo, rasato ma non di fresco. L'opinione pubblica fu sconvolta, com'era possibile che un uomo apparentemente in buona salute e con un fisico normale fosse rinvenuto così, morto, sul ciglio di una strada cittadina buttato come un sacco d'immondizia in attesa dei mezzi della nettezza urbana? No, il popolo, la gente voleva sapere, voleva conoscere fatti e misfatti, vita, morte e miracoli di quest'uomo, se aveva moglie, figli, scheletri nell'armadio e quant'altro, la curiosità e l'insinuazione della paura serpeggiava nell'aria e nei vicoli cittadini.
L'autopsia fu, quindi, rapida e veloce. A tempo di recordi si scoprì che l'uomo era morto dissanguato ma che non aveva ferite o lesioni apparenti degne di nota, giusto alcuni graffi sui palmi delle mani e sul collo ma niente che potesse portare al dissanguamento.
Le ipotesi più strampalate cominciarono a circolare.
Dopo alcuni giorni di riserbo fu svelata l'identità dell'uomo: Gianni Pidocchio, questo era il suo nome, noto negli ambienti criminali come sicario prezzolato. Di conseguenza le indagini volsero nell'ambito della malavita ma non giunsero, comunque, ad alcuna svolta. Vero anche che la morte di un sicario non era certo una priorità per gli organi di polizia.
Col tempo la notizia perse d'importanza e si spense come una candela al vento.
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Due anni dopo fu trovato, vicino ad un cassonetto, il cadavere di un'altro uomo, un uomo robusto, massiccio, all'apparenza molto prestante, probabilmente andava in palestra regolarmente. Buttato lì a terra in una posizione scomposta. L'autopsia evidenziò la frattura delle vertebre del collo ed un'assenza totale di sangue.
Gli organi di stampa ci andarono a nozze. Notizie assurde, dicerie, giochi di parole e via discorrendo c'era di tutto e di più sui giornali, finché, un giornalista piuttosto attento scovò il passato dell'uomo. Era stato accusato di aver stuprato una bambina alcuni anni prima.
Le notizie e le voci, col tempo si placarono e qualcuno era anche contento dell'orrenda fine del pedofilo.
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Un anno dopo, tra due cassonetti, in un vicolo dietro un locale non troppo ben frequentato fu trovato il cadavere di un ragazzo esile ed emaciato, quasi rachitico, secco come un chiodo tanto che una folata di vento avrebbe potuto tranquillamente portarselo via.
L'opinione pubblica, infoiata dalla stampa, si scatenò. La città era insicura. Non si poteva circolare di notte senza il rischio di essere aggrediti ed uccisi. Tutti si dicevano pieni di paure notturne.
La stampa esigeva un colpevole e lo voleva subito.
La scientifica ed i medici autoptici scoprirono molto sul luogo e sull'uomo, anche quest'ultimo privo completamente di sangue.
Scavando nella vita dell'uomo fu trovato che adescava ragazzine con la scusa di fare il fotografo per ricattarle sessualmente.
In molte si fecero avanti denunciando il defunto.
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La stampa abbandonò il caso. Non fu così però per l'investigatore Pino Cuoppolo, c'era qualcosa che gli puzzava e lui aveva naso per certe cose.
Ricontrollò molti casi irrisolti degli ultimi anni e trovò altri 13 uomini dissanguati negli ultimi tre anni. Troppi perché fosse una coincidenza.
I casi erano tutti diversi ma avevano tutti qualcosa in comune: le vittime.
Erano tutti uomini, tutti insospettabili, tutti assassini, pedofili, stupratori, approfittatori. Tutti, dal primo all'ultimo sospettati od indagati ma… col non luogo a procedere per vari motivi: mancanza di prove, fatti non certi, dicerie, etc. etc. etc.
Che ci fosse un giustiziere in città?
E se c'era… perché dissanguava le vittime?
Pino Cuoppolo era perplesso: una delle vittime era un pedofilo protetto dalla toga, fosse stato lui l'avrebbe appeso alle campane della torre per le palle, altro che dissanguarlo e buttarlo in un cassonetto.
La cosa, ancora una volta, gli puzzava ma il procuratore gli ordinò di cessare le indagini "tanto erano solo scarti della società".
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Pino Cuoppolo, ligio al dovere, smise di indagare durante il lavoro. Si portò il fascicolo a casa e ci lavorò nel tempo libero.
Non era uno di quelli che pensava che il solo "lavoro di gambe" portasse al risultato, era un discepolo della logica e dell'empirismo quindi pensò, pensò, pensò fino all'ossesso.
Cercò qualsiasi cosa potessero avere in comune le vittime.
Scavò nelle vite di ognuno tanto da conoscerne i pensieri più profondi.
Analizzò ogni dettaglio delle loro vite pubbliche e private.
Come un fine cesellatore utilizzò gli strumenti più fini e più precisi che aveva per sondare ogni dettaglio del passato di ognuno.
Dopo tante ricerce, dopo tante analisi, dopo aver visto tutte le vittime da svariate sfaccettature cominciò a pensare alle vere vittime: ai bambini ed alle bambine seviziate e stuprate, alle vittime degli assassini e degli stupratori e cominciò a cercare.
Cercò qualsiasi cosa potessero avere in comune le vere vittime.
Scavò nelle vite di ognuno tanto a fondo da conoscerne i pensieri più reconditi.
Analizzò ogni dettagglio delle loro vite tanto da apparire uno stalker, ed in effetti qualcuno lo denunciò in tal senso.
Ma non trovò nulla.
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Stava per darsi per vinto quando fu scoperta una nuova vittima.
Un ragazzo, non ancora maggiorenne, anch'esso completamente dissanguato. Anch'esso un molestatore di bambini.
Non poteva più resistere. Non sapeva più come indagare ma sapeva che doveva fare qualcosa.
Ufficialmente non poteva indagare, gli era stato proibito ma, privatamente, se ne infischiava.
Mise un'annuncio su tutti i giornali del seguente tenore: "Dissanguatore: prima o poi ti prenderò".
Poteva sembrare un'annuncio fatto a casaccio ed il suo intento era, semplicemente, di dare una scossa, una scrollatina al dissanguatore. Magari, chissà, forse si sarebbe tradito.
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Tre giorni dopo Pino Cuoppolo trovò una lettera anonima, non timbrata dalle poste nella sua cassetta.
"Dottor Cuoppolo, mi chiami pure Dissanguatore se vuole, ma sappia che io mi sono sempre nutrito solo di anime nere, di malviventi della peggior specie che Lei ed i suoi colleghi non siete stati in grado di fermare.
Potrà darmi la caccia quanto vuole ma non mi prenderà mai.
Firmato: Blood Harmony."