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C'è un paese dove tutto è di sabbia ed il deserto la fa da padrona.
Fa un caldo asfissiante e gli unici che si spostano durante il giorno sono i predoni del deserto.
Utilizzano vari mezzi di trasporto tutti, però, basati sull'energia del vento, ne tira di continuo, quando in una direzione, quando in un'altra quindi non c'è da meravigliarsi che lo usino per muoversi.
Skate a vento, macchine a paracadute, tavole a sacco, zattere a vela, ed anche barche e navi.
I predoni che potremmo anche chiamare pirati del deserto ovviamente spesso si scontrano l'uno con l'altro, si cannoneggiano, si arrembano, pugnano e quant'altro.
Tra di loro, uomini rotti ad ogni battaglia, che non temono niente si narra della nave fantasma con assoluto rispetto ed anche a denti stretti. Nessuno crede veramente che esista però sono molto superstizioni quindi è bene non inimicarsi gli spiriti.
Una ciurma si trofò ferma per mancanza di vento quando si alzò un vento teso che sollevò nuvole di sabbia così alte da oscurare il sole. Nel mezzo di questa tempesta udirono un fischio "fiiiuuuiii" e videro comparire, avvolta dal buio della polvere una nave maestosa, con tutte le vele squarciate e strappate, con la bandiera pirata sul pennone, anch'essa con evidenti tracce di un passato glorioso. La polena a forma di sirena con la testa raffigurante un teschio ghignante e stampigliato sulla fiancata il nome della nave: "JJJ Roger".
Una nave che non doveva esistere, si dice fosse comandata dal capitano Morgan Testa di Martello e che fosse scomparsa in una tempesta di sabbia circa 4 secoli prima. Quindi doveva essere una nave fantasma. Nessuno l'aveva più vista da allora e nessuno sarebbe mai potuto sopravvivere così a lungo.
Sul ponte non c'era nessuno, nessuno sulle passerelle, nessuno di vedetta sulla coffa, nessuno a prua. Sul cassero di poppa uno scheletro era al timone, doveva essere rimasto lì da allora, magari legato al timone come si usava durante una tempesta.
Di sicuro nessuno vivo era a bordo.
La nave superò lentamente i predoni sbalorditi con il suo pilota scheletro ancora al comando.
Quando arrivò all'altezza dove si trovava il comandante voltò la testa ed alzò una mano a salutare. Il gelo percorse il ponte.

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