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===== Storie dal medioevo: Morte inutile ===== Premessa: questo è un'aneddoto storico reale, ci fu raccontato dal professore di storia, mi pare, in 4° superiore, m'è tornato in mente mentre superavo un tizio su una moto sulla FI-PI-LI.
La mia memoria non mi permette di ricordare i dettagli né, tantomeno, chi fosse il personaggio a cui si riferisce, quindi… l'ho leggermente modificata :-D.
Se qualcuno sa, ricorda, capisce chi era il personaggio, sarò ben lieto di integrare le notizie che vorrà darmi.

Erano gli anni d'oro della cavallierato, gli uomini di nobili origini facevano di tutto per esser considerati cavalieri sia perché erano gli unici a potersi permettere cavallo ed armatura, sia, in molti casi, per l'onore che ne derivava.
Ovviamente non era tutt'oro quello che riluceva, anzi i cavalieri avevano anche tanti oneri, non dovevano solo salvar donzelle ma dovevano portare giustizia o, quantomeno, un'ombra di giustizia nei territori dei loro sovrani.
Dovevano combattere contro i nemici del regno, fossero essi esterni o, spesso, interni.
Dovevano, sempre, esser riconoscibili come cavalieri.
Per esser riconosciuti come cavalieri oltre andare a cavallo, cosa che mi pare ovvia, dovevano indossare, l'armatura.
Quando non avevano impegni per il proprio signore, i cavalieri potevano o tornare a corte, cosa che facevano quasi sempre, o andare dove più gli pareva.
Il nostro valoroso eroe, dopo una battaglia, durata più e più giorni ed aver dato prova del proprio valore sconfiggendo molti nemici, oserei dire annientandoli, ed aver perso il proprio cavallo, recupera un cavallo rimasto senza cavaliere sul campo di battaglia e decide, una volta tanto, di non tornare al castello insieme agli altri cavalieri ma di andare in un paese vicino dove ha adocchiato la giovane figlia del fornaio.
Non c'è molta strada, giusto un paio di giorni ad un passo leggero, e, quindi, ci si avvia tranquillamente.
La prima sera si accampa in una radura non troppo lontana dal campo di battaglia, d'altronde è terminata nel tardo pomeriggio, quasi all'imbrunire.
È così stanco che, dopo aver acceso il fuoco ed aver mangiato un po' di carne secca trovata nella bisaccia attaccata alla sella, si sdraia e cade in un sonno assai profondo.
Non si risveglia se non a giorno alto. Il fuoco, ovviamente, si è spento. Mangia un po' di carne secca per colazione, scioglie la cavezza che aveva lasciato lenta la sera prima al cavallo e monta in sella.
Procede senza fretta. Con tanta calma che… si addormenta in sella.
Il cavallo prosegue tranquillamente, arriva ad un torrente e, siccome è assetato, si ferma e si abbevera.
Nell'abbassare la testa il cavaliere scivola in acqua.
Da addormentato qual'è, anche se si risveglia, non capisce dove si trova.
Sente l'acqua, l'assapora ma, tutte le volte che cerca di rialzarsi scivola sulle rocce del greto e ripiomba in acqua.
Ovviamente il peso dell'armatura non aiuta. Non aiuta neanche la cotta di maglia che indossa sotto l'armatura da capo a piedi e, in più, il maglione di lana, così come le brache s'inzuppano d'acqua e gli par di indossare una tonnellata (cioè, all'epoca non usavano le tonnellate come unità di misura) di roba.
Dopo svariati tentativi… si arrende e si lascia morire affogato pensando alla dolce figlia del fornaio che non vedrà mai più.

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