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===== La grandinata di ossa ===== Nascosta tra alte montagne, ricoperte da una folta foresta vive una tribù dedita all'antropofagia rituale.
Non mangiano sempre carne umana, anzi tutt'altro, hanno tanta selvaggina da cacciare e frutti ed erbe da raccogliere che ne possono tranquillamente fare a meno.
Il rito è quello del dbjongo (non chiedetemi come si legge, contentatevi) avviene raramente e serve ad ingraziarsi gli dei della natura e della guerra.
Viene catturata una persona, uomo/donna/bambino/giovane/vecchio è irrilevante, di una tribù nemica completamente integra, non deve avere nemmeno un graffio perché il rito si possa compiere.
Viene completamente denudato per controllare, appunto, che sia intonso ed appeso, vivo, per i piedi sacro albero di Aidaimi, per ingraziarsi la natura per 3 giorni e 2 notti.
Se durante questo tempo nessun animale selvaggio, nemmeno le scimmie urlatrici che infestano la zona, lo attacca è degno per il rito.
Viene rifocillato ed ingrassato per altri 3 giorni.
In questo periodo gli si permette di avere tutti gli svaghi che vuole, dove vuole e con chi vuole tranne allontanarsi dal villaggio.
A questo punto viene portato in una cava. È un'area spoglia circondata dalla montagna alla quale si accede solo attraverso un pertugio largo quanto le spalle di un leone.
Una volta entrato, tutti gli abitanti della tribù salgono sulla montagna e comincia il rito della Ndanda-iagia che significa, letteralmente, "le ossa ricoprono il cielo".
In pratica si tratta di lanciare le ossa che sono state recuperate, raggruppate ed ammassate durate i riti precedenti sul malcapitato.
Sono un'infinità, sembrerebbe che il rito sia antichissimo.
Se il sacrificio sopravvive esso non è gradito agli dei della guerra e, dopo averlo curato e rifocillato viene lasciato in libertà.
Se, di contro, muore (cosa che è la norma) viene recuperato il cadavere, scuoiato, squartato, disossato e gli viene staccata la testa.
La testa viene posta su una roccia con lo sguardo rivolto verso il sorgere del sole.
I brani di carne vengono messi a macerare con delle erbe in una buca scavata sulla riva del fiume.
Quando la carne della testa è marcita e comincia a cadere, il cranio viene ripulito e portato al centro del villaggio dove vengono preparati dei calderoni per bollire la carne macerata e recuperata.
La carne viene bollita in acqua ed aromi dal momento sorgere del sole al momento in cui le ombre sono più corte.
Gli anziani del villaggio dividono la carne tra tutta la tribù che viene mangiata cantando un inno agli dei.

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