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Storie dal medioevo: L'acqua infuocata
Si narra che il castello incantato di … ed il suo territorio sia governato da un re dedito alla magia nera.
Nessuno mai è riuscito nell'intento di assediare il castello, pur non difendendosi attivamente, sembra impenetrabile, inattaccabile alle catapulte e, in sintesi, senza alcun punto debole.
All'abate della vicina abbazia di … è giunta voce che nel castello, appunto, si pratichi la magia nera e vuole vederci chiaro quindi manda una delegazione per prendere contatto ed investigare sulla faccenda.
Il re accetta la delegazione negando però il permesso ad investigare affermando che non esistono magie nel suo regno ma solo conoscenze antiche e darà il permesso ad investigare sulle conoscenze segrete tramandate nel castello solo se qualcuno sarà in grado di accendere il fuoco con l'acqua affermando che lui ha così tanta fede in Dio che, se è necessario dimostrarlo, accenderà il fuoco con l'acqua come fecero i maccabei 1) nella bibbia e solo coloro che sapranno fare altrettanto potranno sapere i segreti che nasconde.
Allibiti da tanta sfacciataggine i bravi frati chiedono tale dimostrazione.
Il re fa scavare una piccola fossa fino a scoprire la roccia sottostante e ci fa stendere dentro della polvere proveniente dall'officina del fabbro per evitare la propagazione delle fiamme, poi fa portare della legna e la fa mettere nella buca.
Alché prega Dio e, personalmente, fa la spola, alcune volte, ad attingere l'acqua dal pozzo nella piazza del castello ed a versarla sull'acqua.
Dopo alcune secchiate… la legna comincia a sfrigolare e si accende un fuoco.
"Buoni frati" dice, "come vedete la mia fede è così grande che Dio mi ha ascoltato ed ha acceso il fuoco per me. La vostra fede è altrettanto forte?"
I frati non capiscono come sia possibile se non con la magia nera ma, hanno sentito le preghiere del re, erano rivolte a Dio ed erano le stesse che ripetono anche loro tutti i giorni ai vespri.
Tornano sconsolati all'abbazia e riferiscono il tutto all'abate, che manda un messo al vescovo che ne manda uno all'arcivescovo e così via fino ad arrivare a Roma dove decidono di mandare un inquisitore.
Ma non un inquisitore qualsiasi, il fior fiore degli inquisitori, Don Giaquinto.
Don Giaquinto, prima di partire, svolge tante e tante ricerche negli archivi segreti del Vaticano e, quando si sente pronto ed ha compreso il segreto dell'acqua infuocata, parte alla volta del castello di …
Ivi giunto chiede udienza privata al re informandolo della sua missione.
Il re, ovviamente, ripete quanto detto ai frati ma, Don Giaquinto lo interrompe "sire, conosco il segreto dell'acqua di fuoco, se volete una dimostrazione posso darvela subito…" e voltandosi all'intorno "usando quel braciere, ho qui con me il necessario" 2) mostrando un sacchetto che porta legato alla cintola, "basta che mi facciate portare dell'acqua".
Il re acconsente alla dimostrazione privata e Don Giaquinto non delude, accendendo un piccolo fuoco nel braciere.
"Bene" afferma il re "conoscete il trucco, se promettete di non divulgare ad orecchie poco attente i segreti celati nel castello vi darò accesso alla mia biblioteca privata".
Dopo alcuni giorni, settimane, mesi di studio e consultazione Don Giaquinto prende congedo dal re e torna in vaticano a riferire al papa che non è magia ma scienza e gli svela molti dei segreti del castello, tuttora tenuti di conto negli archivi vaticani.