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====== La favola nel vento ====== È una favola che è stata affidata al vento per tramandarla solo a coloro che sono in grado di ascoltarla per questo motivo sol'una parte potrà esser narrata.
Narra di un tempo molto lontano e di un essere alquanto strano.
Di un tempo dove tutto è permesso ma ad un essere ciò non è concesso.
Il vento racconta del tempo che fu ma che ormai non ritorna più.
Gioire, poltrire, giocare e scherzare era lecito a tutti ma, quell'uomo, dovev'essere al di là di tutti.
Subito avea egli una condanna e relegato era nella sua capanna.
Nessun poteva vedere il suo dolore nè quanto grande fosse il suo cuore.
Il cuor gli bruciava di una santa passione ma la condanna gl'impediva di farne un'azione.
Or se mi state a sentire, voi saprete la sua colpa qual'era.
In un tempo ancor più remoto, ancor prima c'egli venisse nel mondo, ess'era un tutt'uno col sole, la pioggia ed il vento.
In un di quei giorni in cui tutto svanisce, in una valle sperduta, la sua gioia imbandisce.
Da una tana d'acqua e di fuoco compare sì tosto un gran cuoco.
Sì, usa strani ingrendienti, tant'acqua sul fuoco, due raggi di sole, tre gocce di pioggia ed un soffio dei venti.
Da ingredienti siffatti crea una dea che getta nel mondo per renderlo, per tutti, un po' più giocondo.
Da uno scarto di ciò che'egli ha fatto, genera un cuore per quell'esser che l'osserva perplesso.
Donandogli il cuore gli dé il suo penare:
"tu, essere arcano, che di gioia e dolori hai fatto guano,
ordunque, ti dono la vista: negli uomini potrai tu guardare;
sole, pioggia e venti dovrai tu lasciare e da solo la tua strada continuare,
proteggi il cuore di cui ti faccio dono,
semplice e puro dovrà esso restare, per ogni sua ombra mill'anni dovrai penare;
ché solo la dea potrà darti il suo perdono,
se questo tu non otterrai, gioia alcuna tu avrai"
Il cuoco del tempo così condannò l'esser di sole a divenir demone sol per proteggere un cuore.
Da quel tempo lontano che fu, millenni ed eoni son passati, demone e dea più volte si son'incontrati.
Ma la dea mai volle perdonare colui che pioggia e venti le ha donato oltre al sole.
Sicché quel demone ancor gira nel mondo bramando la dea, per donarle il suo cuore profondo.

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