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L'unicorno triste

All'epoca degli unicorni tutti erano felici e contenti, non c'erano guerre, non c'erano conflitti, non c'erano lotte.
In pratica non c'era l'uomo… bhè, in realtà c'erano, ma erano in comunione con la natura, quindi erano buoni.
Tutti gli unicorni erano bianchi come il latte delle loro madri, il corno era candido come la neve appena caduta, il loro manto soffice come una nuvola nel cielo.
Alla nascita di goni puledro c'era festa per giorni e giorni e tutti erano gai e gioiosi, finché ne nacque uno con il corno nero.
Nero come una notte senza stelle e senza luna, nero come il buio più buio, insomma, ci siamo capiti: nerissimo.
I festegiamenti, questa volta furono un po' in sordina ma, comunque, era un nuovo puledro quindi la festa ci fu comunque.
Cresceva tranquillo giocando con gli altri, non c'era discriminazione alcuna anche se molti erano perplessi del suo corno.
Divenne uno stallone possente ma, un giorno, cadde da una rupe, un incidente come ne accadono sempre, quindi niente di strano ma, in questo caso, successe una cosa strana: il corno si piegò.
A memoria d'unicorno niente del genere era mai successo, sì, ad alcuni si era rotto o spezzato ma mai piegato.
Nessuno sapeva spiegarsi come fosse successo, nemmeno la saggia anziana più anziana del tempo riusciva a capacitarsi di ciò.
Cominciò ad isolarsi nei suoi pensieri e, di conseguenza, ad essere emarginato dagli altri.
Divenne il primo ed unico unicorno triste.
Isolatosi incontrò gli uomini che tramandarono la storia degli unicorni nei tempi dei tempi sino ai giorni nostri ma omisero la sua.

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