===== Comunicazione ===== Sono le 19.47 quando comincio a scrivere questo testo, questo per dire che probabilmente sarà lungo quindi, se volete leggerlo… preparatevi.

Antefatto

Oggi, in ufficio, tra le chiacchere varie si parlava di comunicazione efficace e mi sarebbe stato suggerito di seguire un corso a riguardo.
Tra il riso e lo scherzo sono in pratica stato tacciato di esser, probabilmente, scorbutico, critico, duro e poco socievole… cioè niente di nuovo sotto il sole, non sono certamente una persona facile, figurarsi socievole ma, siccome si parlava di comunicazione efficace non mi sembra c'entri granché; anche se quando si parla di comunicazione è difficile trascendere da atteggiamento e carattere ed è quindi facile mischiarli.
Le persone con cui parlavo fanno parte di quelle che considero decenti (circa il 5%), volendo esser generoso potrebbero rientrare anche in quelle "utili" all'umanità (circa l'1%) anche se una rientra tranquillamente in quelle "interessanti" (circa lo 0.01%) quindi, suppongo che parlarne possa giovare.
Io non sono uno studioso comportamentale, non ho studiato comunicazione, psicologia, etc etc etc ma qualcosa, vista la mia fame di informazioni, nel tempo l'ho letto anche se non recentemente (e, se è per questo, non mi sono preso la briga di andare a controllare se la mia memoria facesse cilecca) quindi prendete questa roba "alla leggera".

Teoria della comunicazione (o dell'informazione più probabilmente)

Non ricordo esattamente cosa dice ma, stringendo stringendo, si potrebbe dire che la comunicazione è formata principalmente da tre attori: comunicante, messaggio, ascoltatore.
Il comunicante è l'entità che vuole dare un'informazione.
L'ascoltatore è l'entità che riceve l'informazione.
Il messaggio è l'informazione stessa.
I tre attori svolgono la loro azione all'interno di un ambiente.
L'ambiente solitamente presenta una caratteristica che riduce la qualità del messaggio che è il così detto rumore.
Il rumore è caratterizzato da una certa entità ovvero la sua quantità che riduce in maniera esponenziale la qualità del messaggio trasmesso riducendo, al contempo, la capacità dell'ascoltatore di comprendere lo stesso.
Ergo ciò che determina l'efficacia di un messaggio potrebbe tranquillamente essere definito rumore ambientale.

E questo per quanto riguarda la tecnica spicciola. Ma, in realtà non dovremmo parlare di questo. :-)

Comunicazione Formale/Informale

Sembra una banalità ma la comunicazione tra individui ha una certa forma ovvero rispetta determinate regole semantico/sintattiche precise.
Semplicemente le comunicazioni tra un capo ed un sottoposto (e viceversa) o tra individui con "potere percepito" diverso sono completamente diverse da quelle tra persone appartenenti alla stesso gruppo.
Oppure anche le comunicazioni ufficiali od automatiche tra "macchine" seguono forme precise e predeterminate.
Ma, anche questa, è una cosa che non ci interessa in questo caso. Parleremo, quindi, solo di quella informale.

Comunicazione interpersonale

I rapporti interpersonali sono caratterizzati dalla comunicazione tra gli stessi ovvero lo scambio di informazioni più o meno interessanti e più o meno utili tra le parti.
Queste informazioni possono essere di vario tipo dalle chiaccchere banali sul tempo atmosferico a fatti salienti inerenti la vita stessa delle persone coinvolte, la tipologia dei messaggi non ha alcun rapporto diretto con la comunicazione stessa se non per la possibilità o meno di rendere più o meno esplicita o nascosta la comunicazione stessa.
Tralasceremo, quindi, la criptazione delle informazioni in quanto non inerenti il contesto (anche se… in un certo senso ne parleremo).
Quando due o più persone comunicano non necessariamente parlano ed in effetti potremmo dividere la comunicazione in tre forme principali: verbale, paraverbale e non verbale tutte sinergicamente legate durante la comunicazione stessa.

Comunicazione Verbale

Questo tipo è quella più evidente ovvero il testo del messaggio.
Ho specificato testo appunto perché non necessariamente parliamo della forma orale della comunicazione ma anche della forma scritta.
Questa segue le regole sintattiche, grammaticali e semantiche della lingua in uso tra gli interlocutori e, solitamente, non da adito a fraintendimenti di sorta.
Più il messaggio è semplice più è chiaro e più è comprensibile.
Ma anche il messaggio più semplice può essere frainteso o non essere efficace sia per il rumore ambientale, sia per errori formali/grammaticali del messaggio ma può dipendere anche da altri fattori, spesso psicologici.
Ad esempio il messaggio: "soffro le pene dell'inferno" sembra chiaro ma può avere vari significati.

Comunicazione Non Verbale

Parte integrante della comunicazione è quella NON verbale che fa da contorno alle parole stesse.
Questa è una parte molto imponente del flusso comunicativo, probabilmente più importante della parte verbale.
E può essere suddivisa.

Comunicazione ParaVerbale

La si potrebbe definire come… messaggio vocale non verbale… non saprei, non mi viene un termine migliore.
È data da tutte quelle informazioni date al messaggio dalla voce stessa: tono, ritmo, volume.
Il tono variabile da basso ad acuto è principalmente dovuto alle caratteristiche fisiche del parlante ma, ad esempio, si può usare un tono "condiscendente" parlando con un "inferiore" od un tono "dimesso" con un "superiore" (inferiore e superiore intesi a livello psicologico).
Il ritmo rappresenta la velocità di dizione del messaggio che implica una variazione del tono stesso, parlare lentamente da un tono di "autorevolezza" o "solennità" al messaggio mentre un ritmo rapido, riducendo il tempo di ascolto, alleggerisce l'importanza del messaggio.
Il volume il parlato è un suono e, come tutti i suoni, ha una frequenza che determina quanto è forte la voce del parlante: un urlo ha un valore diverso da un sussurro.
I silenzi un grande maestro dei silenzi è Celentano… ogni volta che compare in televisione 3/4 del suo parlato è fatto di silenzio. Quindi sì, hanno un peso rilevante nel messaggio: una pausa ben posizionata sottolinea efficacemente un concetto o lo cancella dalla mente dell'ascoltatore.

Mimica

Sono tuttora indeciso se parlarne a se od includerla nella parte del linguaggio del corpo. In effetti si tratta delle espressioni facciali che, in molti casi, possono essere assimilabili alle altre espressioni corporali.
Principalmente il contatto visivo tra gli interlocutori risponde a molti quesiti che possano sorgere sul messaggio, chi non conosce il detto "gli occhi sono lo specchi dell'anima"? In tal senso guardare negli occhi chi parla aggiunge molte informazioni al messaggio stesso: se abbassa lo sguardo può essere a disagio, se solleva lo sguardo a destra (o sinistra? non ricordo più) indica una fase inventiva e quindi sta raccontando una balla, lo sguardo può indicare i sentimenti che prova chi parla e via dicendo.
Ma non solo. Olte gli occhi il volto è formato da una caterva di muscoli che modificano impercettibilmente (o quasi) l'aspetto delle persone, un sorriso forzato od un sorriso con gli occhi hanno valenze e significati diversi e quindi sono percepiti inconsciamente in maniera diversa dall'ascoltatore.
Così come l'inclinazione del capo o la direzione dello sguardo. Mai sentito dire "pendere dalle sue labbra"? In questo caso l'ascoltatore non guarda negli occhi chi parla ma è come attirato ed accecato dalle labbra del parlante e "beve" letteralmente ogni parola.
Aggrottare la fronte, strizzare gli occhi, sorridere a denti stretti, inclinare la testa, etc. sono tutte indicazioni aggiuntive al messaggio inviato e/o recepito durante la comunicazione.

Linguaggio del corpo

Il resto del corpo non è da meno della faccia.
La posizione diretta od obliqua degli interlocutori, la posizione delle mani, il movimento delle stesse, l'apertura di braccia e gambe, l'inclinazione del corpo o del solo busto, protendersi o allontanarsi hanno tutti significati chiari.
E fanno tutti parte del messaggio.
Possono indicare disagio, menzogna, sfida, terrore, rabbia e tutta la serie di emozioni umane.
Non sempre possono essere controllate e non sempre si vogliono controllare.

Distanze relative

A far parte ancora della comunicazione non verbale c'è la prossimità. Ovvero i messaggi inviati con l'occupazione dello spazio.
Tutti abbiamo delle zone di comfort differenti dipendenti dalla situazione e dagli interlocutori, potremmo dividerle in questo modo:
zona intima, diciamo a portata di "braccio non teso" un 40/50cm: di solito in quest'area ci possono stare solo familiari stretti ed il partner, l'occupazione dell'area da parte dell'interlocutore è solitamente non accettata, vietata e presa come un'"invasione"
zona personale, diciamo fino al braccio teso, una yarda, fino ad un metro circa: a quest'area hanno accesso familiari meno stretti, amici ed a volte colleghi; la ridotta distanza permette di avere comunicazioni sia private che non ed avere ampio dettaglio delle mimiche, delle espressioni e delle azioni degli interlocutori
zona sociale, più o meno entro 3/4 metri: si può dire che è una zona di sicurezza, la visione completa dell'interlocutore permette di cogliere le intenzioni dello stesso e poter agire di conseguentemente; in questa zona oltre persone sconosciute o poco note si trattano le comunicazioni formali
zona pubblica oltre la zona sociale: in quest'area ci stà tutto il resto del mondo, una comunicazione svolta in quest'area potrebbe essere un comizio.

Contatti fisici

Me ne stavo quasi dimenticando, un'altra parte della comunicazione non verbale sono i contatti fisici.
Senza pensar male ci sono contatti fisici codificati ed altri spontanei.
Uno codificato è, ad esempio, la stretta di mano per una conoscenza od i baci sulle guance per i saluti.
Una stretta di mano può dare molte informazioni sull'interlocutore essa, in effetti può essere, molle, forte, avvolgente, stritolante, tenera e così via.
Per la valutazione di questa forma comunicativa molta parte è data dalla cultura.

Carattere

Dicevo all'inizio che nella comunicazione un ruolo importante lo ha il carattere.
Molti credono che il carattere non si cambia… su questo non sono del tutto in accordo, ed in effetti alcuni affermano che sia innato, però, gli stessi dicono che da esso e dai fatti della fita nasce la personalità e questa, sicuramente, può essere cambiata anche se non facilemnte.
I caratteri, se non erro sono evidenziati dalle seguenti caratteristiche:
emotività: che vi racconto di questo? sembrerebbe banale noo? bhè no, non lo è; una persona emotiva non è una persona fragile, pronta al pianto e così via, è semmai una persona che basta poco a scuoterla e preda di grandi emozioni; potrebbe anche non essere espansivo, non necessariamente un emotivo mostra le proprie emozioni all'esterno
attività ehehe anche qui… un attivo affronta gli ostacoli mentre un non attivo si arrende
primario questo è un nome del piffero, ma non l'ho scelto io, potremmo dire che un primario vive esclusivamente il presente non ricordando il passato e non pensando al futuro mentre un secondario, al contrario, vive pensando al futuro.
Dalla combinazione di questi tratti dovrebbero uscire 8 caratteri principali… non ricordo i nomi, cercateveli.
Nella comunicazione il carattere degli interlocutori è importante e va valutato attentamente: un passionale avrà un atteggiamento completamente diverso da un sentimentale.

Atteggiamento

L'atteggiamento è la produzione, no, non mi piace il termine… è il come una persona risponde emotivamente alle situazioni ed all'ambiente.
Che vuol dire? Diciamo che le persone sono differenti le une dalle altre ergo la tendenza che ognuno ha a rispondere ad una situazione è diversa da quella degli altri.
Ed è determinato, dal carattere, dalla cultura e dall'opinione che le persone hanno sulle cose.
Un esempio possono essere gli stereotipi, certo sono un'idiozia ma…
Uno stereotipo induce ad un pregiudizio ed un pregiudizio genera un'opione, un opinione condivisa e conseguentemente un atteggiamento relativo allo stereotipo stesso.
Quindi l'atteggiamento delle persone influenza la comunicazione e l'efficacia della stessa.

Fine

Sono le 21.48… sapevo che sarebbe stato lungo ed oltretutto neanche esaustivo ma, credo, di aver toccato tutti gli argomenti che volevo toccare anche se, probabilmente, non ho detto granché di nuovo.
Il sunto, in pratica è questo: una comunicazione efficace non può trascendere da un'attenta analisi del contesto ove si svolge, del messaggio da trasmettere, del mittente e del destinatario contornato dalla parte non verbale della stessa e non ultimi i caratteri e gli atteggiamenti sia del mittente che del destinatario.
In questo senso ognuno di noi ogni singola comunicazione nella maniera che, secondo la propria opinione dell'analisi suddetta, ritiene più consona.

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