2014

Buon Natale

25/01/2021 15:41

===== Comunicazione ===== Sono le 19.47 quando comincio a scrivere questo testo, questo per dire che probabilmente sarà lungo quindi, se volete leggerlo… preparatevi.

Antefatto

Oggi, in ufficio, tra le chiacchere varie si parlava di comunicazione efficace e mi sarebbe stato suggerito di seguire un corso a riguardo.
Tra il riso e lo scherzo sono in pratica stato tacciato di esser, probabilmente, scorbutico, critico, duro e poco socievole… cioè niente di nuovo sotto il sole, non sono certamente una persona facile, figurarsi socievole ma, siccome si parlava di comunicazione efficace non mi sembra c'entri granché; anche se quando si parla di comunicazione è difficile trascendere da atteggiamento e carattere ed è quindi facile mischiarli.
Le persone con cui parlavo fanno parte di quelle che considero decenti (circa il 5%), volendo esser generoso potrebbero rientrare anche in quelle "utili" all'umanità (circa l'1%) anche se una rientra tranquillamente in quelle "interessanti" (circa lo 0.01%) quindi, suppongo che parlarne possa giovare.
Io non sono uno studioso comportamentale, non ho studiato comunicazione, psicologia, etc etc etc ma qualcosa, vista la mia fame di informazioni, nel tempo l'ho letto anche se non recentemente (e, se è per questo, non mi sono preso la briga di andare a controllare se la mia memoria facesse cilecca) quindi prendete questa roba "alla leggera".

Teoria della comunicazione (o dell'informazione più probabilmente)

Non ricordo esattamente cosa dice ma, stringendo stringendo, si potrebbe dire che la comunicazione è formata principalmente da tre attori: comunicante, messaggio, ascoltatore.
Il comunicante è l'entità che vuole dare un'informazione.
L'ascoltatore è l'entità che riceve l'informazione.
Il messaggio è l'informazione stessa.
I tre attori svolgono la loro azione all'interno di un ambiente.
L'ambiente solitamente presenta una caratteristica che riduce la qualità del messaggio che è il così detto rumore.
Il rumore è caratterizzato da una certa entità ovvero la sua quantità che riduce in maniera esponenziale la qualità del messaggio trasmesso riducendo, al contempo, la capacità dell'ascoltatore di comprendere lo stesso.
Ergo ciò che determina l'efficacia di un messaggio potrebbe tranquillamente essere definito rumore ambientale.

E questo per quanto riguarda la tecnica spicciola. Ma, in realtà non dovremmo parlare di questo. :-)

Comunicazione Formale/Informale

Sembra una banalità ma la comunicazione tra individui ha una certa forma ovvero rispetta determinate regole semantico/sintattiche precise.
Semplicemente le comunicazioni tra un capo ed un sottoposto (e viceversa) o tra individui con "potere percepito" diverso sono completamente diverse da quelle tra persone appartenenti alla stesso gruppo.
Oppure anche le comunicazioni ufficiali od automatiche tra "macchine" seguono forme precise e predeterminate.
Ma, anche questa, è una cosa che non ci interessa in questo caso. Parleremo, quindi, solo di quella informale.

Comunicazione interpersonale

I rapporti interpersonali sono caratterizzati dalla comunicazione tra gli stessi ovvero lo scambio di informazioni più o meno interessanti e più o meno utili tra le parti.
Queste informazioni possono essere di vario tipo dalle chiaccchere banali sul tempo atmosferico a fatti salienti inerenti la vita stessa delle persone coinvolte, la tipologia dei messaggi non ha alcun rapporto diretto con la comunicazione stessa se non per la possibilità o meno di rendere più o meno esplicita o nascosta la comunicazione stessa.
Tralasceremo, quindi, la criptazione delle informazioni in quanto non inerenti il contesto (anche se… in un certo senso ne parleremo).
Quando due o più persone comunicano non necessariamente parlano ed in effetti potremmo dividere la comunicazione in tre forme principali: verbale, paraverbale e non verbale tutte sinergicamente legate durante la comunicazione stessa.

Comunicazione Verbale

Questo tipo è quella più evidente ovvero il testo del messaggio.
Ho specificato testo appunto perché non necessariamente parliamo della forma orale della comunicazione ma anche della forma scritta.
Questa segue le regole sintattiche, grammaticali e semantiche della lingua in uso tra gli interlocutori e, solitamente, non da adito a fraintendimenti di sorta.
Più il messaggio è semplice più è chiaro e più è comprensibile.
Ma anche il messaggio più semplice può essere frainteso o non essere efficace sia per il rumore ambientale, sia per errori formali/grammaticali del messaggio ma può dipendere anche da altri fattori, spesso psicologici.
Ad esempio il messaggio: "soffro le pene dell'inferno" sembra chiaro ma può avere vari significati.

Comunicazione Non Verbale

Parte integrante della comunicazione è quella NON verbale che fa da contorno alle parole stesse.
Questa è una parte molto imponente del flusso comunicativo, probabilmente più importante della parte verbale.
E può essere suddivisa.

Comunicazione ParaVerbale

La si potrebbe definire come… messaggio vocale non verbale… non saprei, non mi viene un termine migliore.
È data da tutte quelle informazioni date al messaggio dalla voce stessa: tono, ritmo, volume.
Il tono variabile da basso ad acuto è principalmente dovuto alle caratteristiche fisiche del parlante ma, ad esempio, si può usare un tono "condiscendente" parlando con un "inferiore" od un tono "dimesso" con un "superiore" (inferiore e superiore intesi a livello psicologico).
Il ritmo rappresenta la velocità di dizione del messaggio che implica una variazione del tono stesso, parlare lentamente da un tono di "autorevolezza" o "solennità" al messaggio mentre un ritmo rapido, riducendo il tempo di ascolto, alleggerisce l'importanza del messaggio.
Il volume il parlato è un suono e, come tutti i suoni, ha una frequenza che determina quanto è forte la voce del parlante: un urlo ha un valore diverso da un sussurro.
I silenzi un grande maestro dei silenzi è Celentano… ogni volta che compare in televisione 3/4 del suo parlato è fatto di silenzio. Quindi sì, hanno un peso rilevante nel messaggio: una pausa ben posizionata sottolinea efficacemente un concetto o lo cancella dalla mente dell'ascoltatore.

Mimica

Sono tuttora indeciso se parlarne a se od includerla nella parte del linguaggio del corpo. In effetti si tratta delle espressioni facciali che, in molti casi, possono essere assimilabili alle altre espressioni corporali.
Principalmente il contatto visivo tra gli interlocutori risponde a molti quesiti che possano sorgere sul messaggio, chi non conosce il detto "gli occhi sono lo specchi dell'anima"? In tal senso guardare negli occhi chi parla aggiunge molte informazioni al messaggio stesso: se abbassa lo sguardo può essere a disagio, se solleva lo sguardo a destra (o sinistra? non ricordo più) indica una fase inventiva e quindi sta raccontando una balla, lo sguardo può indicare i sentimenti che prova chi parla e via dicendo.
Ma non solo. Olte gli occhi il volto è formato da una caterva di muscoli che modificano impercettibilmente (o quasi) l'aspetto delle persone, un sorriso forzato od un sorriso con gli occhi hanno valenze e significati diversi e quindi sono percepiti inconsciamente in maniera diversa dall'ascoltatore.
Così come l'inclinazione del capo o la direzione dello sguardo. Mai sentito dire "pendere dalle sue labbra"? In questo caso l'ascoltatore non guarda negli occhi chi parla ma è come attirato ed accecato dalle labbra del parlante e "beve" letteralmente ogni parola.
Aggrottare la fronte, strizzare gli occhi, sorridere a denti stretti, inclinare la testa, etc. sono tutte indicazioni aggiuntive al messaggio inviato e/o recepito durante la comunicazione.

Linguaggio del corpo

Il resto del corpo non è da meno della faccia.
La posizione diretta od obliqua degli interlocutori, la posizione delle mani, il movimento delle stesse, l'apertura di braccia e gambe, l'inclinazione del corpo o del solo busto, protendersi o allontanarsi hanno tutti significati chiari.
E fanno tutti parte del messaggio.
Possono indicare disagio, menzogna, sfida, terrore, rabbia e tutta la serie di emozioni umane.
Non sempre possono essere controllate e non sempre si vogliono controllare.

Distanze relative

A far parte ancora della comunicazione non verbale c'è la prossimità. Ovvero i messaggi inviati con l'occupazione dello spazio.
Tutti abbiamo delle zone di comfort differenti dipendenti dalla situazione e dagli interlocutori, potremmo dividerle in questo modo:
zona intima, diciamo a portata di "braccio non teso" un 40/50cm: di solito in quest'area ci possono stare solo familiari stretti ed il partner, l'occupazione dell'area da parte dell'interlocutore è solitamente non accettata, vietata e presa come un'"invasione"
zona personale, diciamo fino al braccio teso, una yarda, fino ad un metro circa: a quest'area hanno accesso familiari meno stretti, amici ed a volte colleghi; la ridotta distanza permette di avere comunicazioni sia private che non ed avere ampio dettaglio delle mimiche, delle espressioni e delle azioni degli interlocutori
zona sociale, più o meno entro 3/4 metri: si può dire che è una zona di sicurezza, la visione completa dell'interlocutore permette di cogliere le intenzioni dello stesso e poter agire di conseguentemente; in questa zona oltre persone sconosciute o poco note si trattano le comunicazioni formali
zona pubblica oltre la zona sociale: in quest'area ci stà tutto il resto del mondo, una comunicazione svolta in quest'area potrebbe essere un comizio.

Contatti fisici

Me ne stavo quasi dimenticando, un'altra parte della comunicazione non verbale sono i contatti fisici.
Senza pensar male ci sono contatti fisici codificati ed altri spontanei.
Uno codificato è, ad esempio, la stretta di mano per una conoscenza od i baci sulle guance per i saluti.
Una stretta di mano può dare molte informazioni sull'interlocutore essa, in effetti può essere, molle, forte, avvolgente, stritolante, tenera e così via.
Per la valutazione di questa forma comunicativa molta parte è data dalla cultura.

Carattere

Dicevo all'inizio che nella comunicazione un ruolo importante lo ha il carattere.
Molti credono che il carattere non si cambia… su questo non sono del tutto in accordo, ed in effetti alcuni affermano che sia innato, però, gli stessi dicono che da esso e dai fatti della fita nasce la personalità e questa, sicuramente, può essere cambiata anche se non facilemnte.
I caratteri, se non erro sono evidenziati dalle seguenti caratteristiche:
emotività: che vi racconto di questo? sembrerebbe banale noo? bhè no, non lo è; una persona emotiva non è una persona fragile, pronta al pianto e così via, è semmai una persona che basta poco a scuoterla e preda di grandi emozioni; potrebbe anche non essere espansivo, non necessariamente un emotivo mostra le proprie emozioni all'esterno
attività ehehe anche qui… un attivo affronta gli ostacoli mentre un non attivo si arrende
primario questo è un nome del piffero, ma non l'ho scelto io, potremmo dire che un primario vive esclusivamente il presente non ricordando il passato e non pensando al futuro mentre un secondario, al contrario, vive pensando al futuro.
Dalla combinazione di questi tratti dovrebbero uscire 8 caratteri principali… non ricordo i nomi, cercateveli.
Nella comunicazione il carattere degli interlocutori è importante e va valutato attentamente: un passionale avrà un atteggiamento completamente diverso da un sentimentale.

Atteggiamento

L'atteggiamento è la produzione, no, non mi piace il termine… è il come una persona risponde emotivamente alle situazioni ed all'ambiente.
Che vuol dire? Diciamo che le persone sono differenti le une dalle altre ergo la tendenza che ognuno ha a rispondere ad una situazione è diversa da quella degli altri.
Ed è determinato, dal carattere, dalla cultura e dall'opinione che le persone hanno sulle cose.
Un esempio possono essere gli stereotipi, certo sono un'idiozia ma…
Uno stereotipo induce ad un pregiudizio ed un pregiudizio genera un'opione, un opinione condivisa e conseguentemente un atteggiamento relativo allo stereotipo stesso.
Quindi l'atteggiamento delle persone influenza la comunicazione e l'efficacia della stessa.

Fine

Sono le 21.48… sapevo che sarebbe stato lungo ed oltretutto neanche esaustivo ma, credo, di aver toccato tutti gli argomenti che volevo toccare anche se, probabilmente, non ho detto granché di nuovo.
Il sunto, in pratica è questo: una comunicazione efficace non può trascendere da un'attenta analisi del contesto ove si svolge, del messaggio da trasmettere, del mittente e del destinatario contornato dalla parte non verbale della stessa e non ultimi i caratteri e gli atteggiamenti sia del mittente che del destinatario.
In questo senso ognuno di noi ogni singola comunicazione nella maniera che, secondo la propria opinione dell'analisi suddetta, ritiene più consona.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===== Italiano: questo sconosciuto ===== … no, non parlo delle persone (anche se, in un certo senso) vorrei parlare della lingua.
Io a scuola non ero granchè in Italiano, lettere, letteratura, saranno stati chissà quali i motivi ma i docenti mi davano voti a malapena sufficienti… quindi non difenderò la scuola od il metodo educativo, per carità; all'epoca non ci badavo neanche, non leggevo neanche i libri imposti figuraiamoci gli altri…

Però vorrei fare una considerazione:
una volta (sì, è vero sembrerebbe che abbia centanni :D e potrei anche averli dato che certi termini aulici riesco comunque a tirarli fuori correntemente) parlavano male e scrivevano peggio in Italiano gli ignoranti: quelli che, bene o male, avevano sì e no preso la licenza elementare ed a volte neanche quella…
e voglio dire… che cazzo t'aspetti? certamente certi cavilli o certe sottigliezze lessico-grammaticali possono scappare, ci stà…

però oggi come oggi si sente (e si legge, che forse è peggio) un Italiano pessimo, no, non pessimo oserei dire obbrobrioso (scusate, forse ci vorrebbe un accento sulla seconda o, ma non ne sono certo) dovunque e non solo dagli "ignoranti" ma anche dai sedicenti "dotti" (scusate, direi che ci dovrebbe andare l'accento sulla o ma non son sicuro se aperto o chiuso e quindi evito, tanto il 99.9999999999999 (aiutatemi a dire 9) % degli italiani non se ne accorge neanche), politici, GIORNALISTI, SCRITTORI (queste due categorie hanno fatto della parola la propria professione quindi dovrebbero conoscerla bene), plur-laureati e così via…

da qui mi chiedo (e mi scusino enciclopedisti, accademici della crusca et simila):
come ogni lingua, ovviamente, l'Italiano è una lingua viva e quindi soggetta al cambiamento ma…
cristo santo, ma la grammatica grossolana alle scuole elementari, medie, superiori e nelle tesi di laurea (sì, non ho una laurea e quindi non ne ho idea) la controllano? ma non conta? (certo, se è matematica, fisica, chimica e quindi scritto in formule si potrebbe pure soprassedere)
personalmente per certi orrori (sì sì non ho cannato ho proprio specificato ORRORI e non errori) grammaticali certa gente la rimanderei alle elementari ma che dico alle elementari, all'asilo nido (anzi mi pare che oggi come oggi lo si chiami nido d'infanzia, ma… non ho figli quindi non sono informato)

continuando di questo passo… tra quanto un ode al trapasso dell'Italiano ?

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

A letter received and transmitted.

Death, my dear friend, where do you are?
I've lost your trace, are you ok?
My soul long for you, it's two years waiting for you, why this late?
Remember the jokes… remember the frenzies… remember…
Remember our date… the time is past…
Remember… you said "I need you".
And now? Have you forgotten? Are you busy?
I need your help or your notice.
I'm waiting.

Sincerely, KB3168

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

====== Teoria della scelta ====== Sono certo che sociologi, psicologi, criminologi, economisti etc. avranno tutti un'idea più o meno valida, più o meno buona, più o meno solida, più o meno dimostrabile della teoria della scelta… infatti, dato che io non ho competenze in nessuno di questi ambiti, accetterò di buon grado le vostre notiziuole e ne farò tesoro.
Siccome, dicevo, tali competenze mi sono estranee dirò la mia personalissima teoria su come si effettuano le scelte.
Principalmente oserei dire che ci si basa su un semplice rapporto costo/benefici.
Ovvero se più alti sono i benefici più è probabile che la scelta si imponga… bhè, questo, almeno, di solito.
Ci sono, ovviamente situazioni in cui queste valutazioni sono esclusivamente teoriche e, di conseguenza, non facilmente discernibili.
Ovviamente se bisogna anche stabilire la sostenibilità del costo e l'opportunità dello stesso.
Quindi, semplicemente, si tratta di seguire il seguente algoritmo:

1. Il costo è sostenibile?
Sì 1.1. È opportuno ?
Sì 1.1.1. Valutazione benefici, vantaggi e svantaggi
I benefici sono superiori ai costi ed agli svantaggi?
Sì OK, scelta approvata
NO NO NO KO, scelta NON approvata

Ok, tutto bene, tutto semplice, tutto banale, giusto? Alla fin fine si tratta semplicemente di una banale valutazione dei benefici. O noo?
Finché i benefici sono tutti personali direi che è una cosa banale ma come comportarsi nel caso in cui vantaggi/svantaggi/costi/benefici abbiano a che fare anche con altre persone?
Direi che qui si cade dalla padella nella brace.
Come valutare se il gioco vale la candela?
Sfortunatamente non sappiamo mai il valore che gli altri possono dare a certe cose magari tu valuti che il vantaggio per gli altri supera gli svantaggi e propendi in un senso ma… oppure se abbastanza egoista da valutare di più i tuoi vantaggi/benefici rispetto ai costi che devono sostenere gli altri… dipende.
È tutto, sfortunatamente, totalmente empirico.
Non so voialtri come fate ma, personalmente, anche se lo svantaggio/costo altrui è ridotto ai minimi termini ed i vantaggi sia miei che altrui sono tendenti all'infinito, solitamente reputo i costi altrui troppo alti (i miei sono irrilevanti dato che risultano precedentemente sostenibili ed opportuni) e cado nel ramo NO.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

Creata nuova sezione

Ho creato la nuova sezione Storie e Storielle per raggruppare tutte le storie, più o meno lunghe, che scrivo così che siano in un posto unico.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

Nella terra dei draghi

Si dice che, oltre la vita a noi nota, esistano altri livelli di esistenza nel mondo: il terreno (il nostro), il regno d'oro (un regno intermedio tra il nostro e quello divino, dove vivono alcuni immortali non divini ed alcuni umani), il regno divino e la terra dei draghi, alcuni dicono ve ne siano anche altri ma, ahimé, non sono giunte a noi notizie sufficienti.
Quest'ultima è popolata da un'infinità di tipi di draghi diversi: alcuni volano, alcuni strisciano, alcuni producono fuoco, altri veleno, altri ghiaccio, alcuni sono di pietra e così via.
La leggenda narra che in un'epoca non troppo lontana un uomo, fatto strano ed inusitato, potesse vivere a suo piacimento sia nel mondo terreno che nel mondo dei draghi.
Quest'uomo sapeva bene che se avesse divulgato notizie sul conto dei draghi gli altri umani avrebbero voluto appropriarsene dato che, dice, una scaglia di drago doni l'immortalità a chi la mangia e poi, anche volendo, dall'uno non si poteva accedere all'altro né, tantomeno era possibile vedere dall'uno cosa succedeva nell'altro.
E, ovviamente, non raccontava nulla anche perché sapeva che molti lo avrebbero considerato pazzo.
Egli visse a lungo questa sua doppia vita, rispettava i princìpi appresi dai draghi e, nel contempo viveva una vita tranquilla nel mondo degli uomini omettendo le informazioni apprese.
Era molto tentato di rimanere nel mondo fatato dei draghi quando, un giorno, mentre parlava con un drago della specie "specchiospettro" accadde una cosa che aveva del miracoloso.
Gli specchiospettro sono dei draghi che potremmo definire mutaforma (anche se, in realtà è solo un effetto ottico) in quanto possono apparire uguali a chi hanno di fronte.
Dicevo, un giorno, quand'era insieme ad uno specchiospettro, accadde una cosa inspiegabile, apparve accanto al drago una donna. Apparve ma non comparve, ovverosia, poteva essere vista dal mondo dei draghi ma effettivamente era nel mondo terreno.
Interrogò ed intervistò tutti i draghi più anziani, alcuni hanno oltre 10.000 anni, e studiò tutti i volumi storici e mitologici presenti nelle biblioteche draghesche ma il fatto non era documentato in alcun modo.
L'uomo cercò quest'apparizione incantatrice in lungo ed in largo nel mondo per molto e molto tempo finché smise di cercare.
La leggenda dice che quest'uomo infine la trovò ma non riuscì, almeno inizialmente, a riconoscerla come la sua incantatrice.
Da questo punto in poi la leggenda ci è ignota, alcuni dicono che l'uomo è morto di crepacuore quando l'ha riconosciuta, altri che, per rispettare i princìpi dei draghi, non ha potuto "presentarsi" a lei, altri ancora dicono che l'uomo è rimasto sospeso tra i due mondi ed il tempo si è fermato.
Fatto sta che non sappiamo in effetti cosa sia successo…

30/01/2023 20:41 · 0 Commenti
25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

La leggenda della principessa della terra della notte

In un mondo senza tempo e senza pace un giorno nacque una fanciulla.
A prima vista non aveva niente di particolare, non era di rango nobile, non era ricca, non aveva parenti famosi, in sintesi non aveva niente che la rendesse speciale. Ma questo ad un occhio poco attento.
Un giorno incontrò un essere particolare, viveva nel buio del suo mondo, ai margini della società evitando il contatto con gli altri esseri, non si mischiava ad essi se non per lo stretto necessario.
Viveva così, nel regno della terra della notte, perché aveva scoperto da tempo immemore le capacità di "ferire" che hanno gli altri esseri ed aveva scoperto che il dolore che provocano è maggiore di quello che era in grado di sopportare e, pur avendo innalzato considerevolmente la sua soglia di sopportazione del dolore fisico, non era in grado di gestire quello morale/spirituale che potevano provocargli.
Questo essere affondato nel buio scoprì che esisteva la luce e cominciò a pensare che forse poteva dare una chance al mondo ma non sapeva come fare.
Pensò che quella fanciulla potesse essere la luce che illuminava il suo mondo e la chiamò, nel suo cuore, principessa.
Nacque così la leggenda della principessa della terra della notte.

30/01/2023 20:41 · 0 Commenti
25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

La foresta incantata di giada

Questa storia narra di un luogo nascosto tra alte montange e profonde vallate nascosto in un cuore puro.
Da quel che sappiamo è abitato solo dal popolo dei fantasmi di giada.
Ohh, non sono i fantasmi di trapassati che non vogliono lasciare questo mondo, sono, invece, gli spiriti guardiani della foresta.
Non è un posto molto comune, in effetti è una foresta poco comune, non ci sono alberi nello senso stretto del termine ma sono alberi di giada, basta che un singolo raggio di luce colpisca uno solo degli alberi e tutta la foresta risplende.
Un giorno, vi arrivò un uomo che cercava un rifugio dal mondo, fuggiva dagli altri uomini, nessuno sa bene il perché ma, in questo luogo remoto e solitario, lui prosperò e visse solitario insieme ai fantasmi.
Certo, la foresta non dava molta sussistenza, quindi si avventurava tra gli uomini, suoi vicini, per sopperire alle proprie necessità fisiche ma, non appena poteva tornava a nascondersi nella sua foresta.
Un giorno, una fanciulla, passò nei pressi della foresta, probabilmente non si accorse nemmeno della stessa, con l'ombra di un sorriso che le illuminava il viso.
L'uomo solitario fu travolto dalla luce riflessa e moltiplicata infinite volte dalla sua foresta e divenne pazzo. Non riusciva più a pensare ad altro che alla fanciulla che era stata in grado di accendere così la sua foresta e voleva vederla e voleva parlarle e voleva… sognava un modo per stare affianco alla fanciulla anche se avesse significato lasciare la sua foresta ma, pur essendo avvezzo alle regole del mondo, non sapeva come trasformare il sogno in realtà. Non riusciva ad adattarsi ad alcune delle regole degli uomini, regole non scritte, non comunicate da nessuno ma da tutti conosciute tranne che da lui. Sapeva solo che non poteva presentarsi direttamente a lei con i suoi sogni perché non sarebbe stato compreso quindi non aveva idea di come comportarsi.

30/01/2023 20:41 · 0 Commenti
25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

====== Chiusura ====== Oggi, citando Lord Chersterfield ("La conoscenza si acquisisce leggendo i libri; ma quello che è veramente necessario imparare, la conoscenza del mondo, si può acquisire soltanto leggendo gli uomini e studiando tutte le loro diverse edizioni.") e pensando a qualcosa che mi hanno detto, ho ricordato una cosa che ho appreso parecchi anni fa: non esiste testo scritto (libro, saggio o articolo che sia), parlato o situazione vissuta o vista (anche films o… fumetti o cartoni animati) che non permetta di apprendere qualcosa.
Ho ricordato anche quando ne ho preso consapevolezza, si trattava, dei tempi delle scuole medie, per la precisione all'estate tra la prima e la seconda, quando lessi un libro (all'epoca ogni tanto ne prendevo qualcuno alla biblioteca comunale) di Jules Verne ovvero "L'isola misteriosa" e, per la precisione, quando appresi la tecnica come poter "distillare" la nitroglicerina (ovviamente non ho mai verificato se la tecnica descritta fosse corretta nè, tantomeno, oggi verificherei se la mia memoria non m'inganna sui passaggi senza prima verificare).
Questo per dire una cosa: apprendere non significa studiare, significa avere la mente aperta a recepire le informazioni ed affinare il proprio spirito d'osservazione ed il proprio spirito critico.

Questo mi ha fatto ricordare una cosa che sapevo parecchi anni fa e avevo dimenticato da tempo: tutti possono insegnarti qualcosa anche le persone peggiori.
E che forse, le persone peggiori, possono insegnarti le cose migliori. Perché?
Perché hanno un punto di vista diametralmente opposto al tuo e, quindi, osservare criticamente il loro atteggiamento ti darebbe informazioni che non acquisiresti altrimenti.

Negli anni ho affinato il mio mio spirito di osservazione ed oggi mi sono reso conto che, negli anni, ho fatto sempre più spesso, presuntuosamente, affidamento sulle mie capacità deduttive dettate dalla pura osservazione che utilizzare gli altri sensi per assimilare nozioni utili da tutte le fonti.
Ci sono persone che "ho tagliato fuori" solo perché dalla mia osservazione ho dedotto che non avessero nessuna informazione da offrire e non potessero, in alcun modo accrescere la mia fame di sapere. Sbagliando.

Oggi, in effetti, so… che non so. :-D
Insensato vero? :-)
Non molto in realtà: so che così facendo mi sono privato di molte fonti d'informazione, probabilmente alcune di queste informazioni potrei averle apprese comunque in altro modo ma, comunque posso essermene perse molte altre che, magari, avrebbero potuto farmi comodo nelle situazioni errate/negative/fallimentari incontrate sin qui (od anche in futuro, chissà).

Che voglio dire con tutto ciò?
Nulla.
Nessuno può sapere se quanto ho scritto avrà senso od avrà un qualche impatto per qualcuno.
È una semplice constatazione: per apprendere chiudere qualcosa o qualcuno "fuori" è sempre errato, potrebbe, quella chiusura privarti di una informazione "vitale".

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

La storia della campanula

Questo è un segreto che viene tramandato da migliaia di generazioni solo a pochissime e rare persone che si assumono l'onere di scegliere solo le persone giuste a cui raccontarlo, ovviamente parte della storia dovrò ometterla per tramandarla al prossimo custode, però posso raccontarvi quanto segue.
In un'epoca antica il mondo era brullo e sconfinato e gli abitanti erano tristi, non vi erano gioie nelle loro vite e niente che allietasse le loro giornate.
Vivevano nei boschi, all'epoca, delle piccole fate alate, oggi non s'incontrano più, non si sa se siano completamente svanite o ne esista ancora qualcuna nascosta da qualche parte (io voglio credere che si siano, semplicemente, nascoste tra le persone).
In ogni caso una di queste, non è stato tramandato il suo nome, mossa a compassione dalla tristezza dilagante decise di donare a tutti una speranza ed un sorriso.
Studiò a lungo le tristezze e si consultò con le altre fate, con gli gnomi e con tutte le altre creature magiche (anch'esse, sfortunatamente, scomparse) finchè si consultò con un vecchio albero centenario che le disse: "la tristrezza dilaga perchè non c'è bellezza".
La piccola fata restò imbambolata dalla saggezza del vecchio albero e si mise a pensare.
Pensa, pensa, pensa alla fine fu folgorata dalla geniale semplicità di… un fiore.
Cosa, pensò, meglio di un piccolo fiore può donare la speranza della bellezza alle persone?
Girò in lungo ed in largo su tutto il pianeta ma non trovò nulla che facesse al caso suo, tutti i fiori erano fatti al solo scopo di riprodurre le piante, erano brutti e funzionali oppure troppo appariscenti.
Cominciò, allora, a girare nello spazio di costellazione in costellazione, di stella in stella, di pianeta in pianeta scovò, su una roccia vagante nel vuoto un piccolo fiore, niente di straordinario per carità.
Ecco, si disse, questo è il fiore perfetto, bello ma non appariscente, piccolo e si adatta a tutto, è l'unico che, con la capacità di attecchire ovunque, può accendere la speranza nei cuori aridi delle persone.
Così lo prese e lo portò sulla terra ed è, ad oggi, il fiore che rappresenta l'accendersi di tutto ciò che è nuovo, nuova vita, nuovi sentimenti, etc. cioè il nuovo capace di durare in eterno.

30/01/2023 20:41 · 0 Commenti
25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

Regole

Ci sono un'infinità di regole che gestiscono i comportamenti e le azioni umane.
Servono, solitamente, ad evitare conflitti e problemi e sono quasi sempre scritte.
Hanno un loro valore ed un loro senso e quindi rispettarle, bhé, ha senso per evitare problemi.

Poi ci sono le regole non scritte.
Alcune sono dettate dall'etica e, anche se non tutte condivisibili da tutti, hanno un loro senso.
Sono variabili e quindi cambiano di luogo in luogo oltre che di tempo in tempo.
Ha senso rispettare quelle in cui si crede oppure che rispecchiano i propri princìpi.

Oltre a queste… ce ne sono un'infinità di altre, che bhé, oltre essere non scritte, non sono dettate dall'etica e, quindi… bhé se non sono dettate da un'etica comune e/o quindi non sono direttamente condivisibili tramite ideali.
Hanno senso?
Bho, non lo so, molte, moltissime di queste non le conosco perché avendo sempre tenuto a distante il mondo non le ho conosciute.
Altre, volenti o dolenti, le conosco e, siccome hanno una logica che posso accettare, le condivido.
Vene sono, però, alcune che, pur essendomi note, non presentano una logica a me comprensibile, probabilmente perché non ne sono a conoscenza, e quindi non riesco a capirle.

Ora, queste regole arbitrarie, non scritte, la cui logica sfugge alla mia comprensione…
perché dovrei rispettarle e soggiacere ad esse?
Perché non posso fare come vorrei senza apparire un… "violatore" di norme e, conseguentemente, idiota/pazzo/fesso/etc.etc.etc. ?
Perché sottomettersi ad esse?
Perché, come in tutto, anche l'apparenza dell'essere ha un peso nella vita umana?

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

==== Sull'Essere ==== il limite tra amore ed odio è sottilissimo e basta poco per attraversarlo
amo le persone: sono capaci di tutto, hanno un cuore ed un'anima immensa, sono in grado di adattarsi a qualsiasi cosa ed andare avanti nonostante tutto
odio le persone: si fanno comandare dai propri istinti, sono materialisti e non riescono a vedere oltre il proprio naso, non sono in grado di vedere oltre le proprie scelte ed i propri limiti, sono autodistruttivi
anche se l'uomo ha capito di "essere" non ha ancora compreso chi è
ha capito di avere un pensiero, ha capito di avere capacità, ha capito di poter decidere del proprio destino
ma non ha capito chi è, che posto ha nell'universo, nel senso delle cose
sa di essere un ammasso di materia che fluttua nello spazio, sa com'è fatto fisicamente, che materiali lo compongono ma non ha ancora scisso se stesso nelle sue parti fondamentali
l'uomo ha un io fisico, che noi tutti conosciamo, il corpo meccanico fatto di vari organi, funzionali al mantenimento della vita stessa; sa che il cuore pompa il sangue in circolo e sa che il cervello invia gli impulsi elettrici necessari al funzionamento di tutto
ma non è solo questo
il cuore è sì una pompa ma non solo, esso comanda le percezioni e comanda come siamo percepiti, ma non lo fa da solo
lo fa insieme al cervello che non serve solo a comandare la macchina del corpo umano, serve anche a pensare, ad elaborare le percezioni ed a decidere come vogliamo essere percepiti dando le specifiche al cuore ed agli altri organi, ma non lo fa da solo

corpo, cuore, cervello sono solo una macchina, un contenitore.
un contenitore per l'essere
l'essere è si adatta al contenitore, lo forma, lo plasma fin da quando entrano in contatto e comincia a cercare di prendere il controllo a cuore e cervello
- quando il cuore ha il controllo l'uomo è un semplice animale pensante comandato da istinti e passioni tanto quanto un qualsiasi altro animale, solo molto più pericoloso in quanto pensante;
alcuni uomini si fermano a questo stadio
- quando il cuore lascia il controllo al cervello avviene l'autodeterminazione dell'essere e l'uomo è capace di comprendere se stesso e l'universo; avviene la comprensione di "cogito ergo sum" ma resta il dubbio e quindi il "sum ergo cogito" resta determinante;
il passaggio allo stadio successivo è quasi obbligatorio, quasi una conseguenza, molto pochi restano in questo stadio
- se la mente è forte abbastanza può avvenire l'autodeterminazione dell'io, l'ego prende il sopravvento e diventa centrale nella vita dell'uomo, gli istinti vengono domati e controllati ma le passioni restano la fonte principale dell'azione, l'uomo sfrutta le proprie capacità a proprio vantaggio per ottenere la soddisfazione delle proprie passioni anche a discapito degli altri esseri;
moltissimi uomini restano a questo stadio per tutta la vita;
alcuni percepiscono l'esistenza di uno stadio successivo ma non riescono ad accedervi, a trovare la chiave per intraprendere il passo successivo in quanto il proprio essere è forte ma il cervello non vuole abbandonare il controllo
- in alcuni uomini si scatena una lotta intestina tra l'essere, la mente ed il cuore per prendere il controllo del contenitore, questa solitamente porta l'uomo ad "assentarsi", in alcuni casi la mente è così forte da rendere pazzi questi uomini, in altri il cuore recupera potere e scatena passioni tumultuose generando il caos e l'essere non riesce a prendere il sopravvento, in altre ancora mente e cuore si alleano relegando l'essere all'angolo da dove non può essere scacciato;
questi trovano pace solo al termine della propria esistenza fisica quando l'essere riesce ad espandersi;
in rari casi essere, mente e cuore riescono a convivere autolimitandosi; questi uomini possono essere "grandi" ma anche "piccoli" dipendentemente dallo spazio che ha preso l'essere, più ne ha preso meno necessità ha l'ego di apparire
- a pochi, pochissimi, uomini è dato di poter abbandonare il proprio contenitore completamente all'essere;
in questi casi l'uomo abbandona ogni passione ed ogni desiderio materiale, l'essere ha il totale controllo e demanda a cervello e cuore il solo mantenimento della macchina contenitore;
difficilmente questi si fanno notare, probabilmente si ritirano nei propri gusci, a volte più spessi, a volte meno, a volte si riesce ad intravedere l'essere dall'esterno, altre volte no;
questi percepiscono che la propria essenza è altrove, che il proprio corpo non riesce a contenere la propria anima; alcuni bramano la liberazione dal corpo, altri la cercano, pochissimi la ottengono perché percepiscono l'espansione o temono la dispersione del proprio essere;
in alcuni la mente od il cuore sono abbastanza forti da limitare l'essere e si ripropongono costantemente con una ricerca od una passione, con un obiettivo od una visione; questi hanno un travaglio interiore che può durare anche tutta la vita dipende dalla forza che hanno mente e cuore; queste sono anime in pena
- ancor meno uomini percepiscono l'esistenza di uno stadio ulteriore, al di là di ogni brama, pensiero, percezione; l'essere ha compiuto la sua trasmigrazione, la sua autodeterminazione, quella delle "dimensioni"; l'essere si espande in tutte le dimensioni senza limiti;
esso è oltre.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===Amore ed amicizia=== L'altro giorno ascoltavo due conoscenti che parlavano di amore ed amicizia.
Uno sosteneva che se non si è amici non ci si innamora, dicendo quindi che l'amicizia è l'anticamera dell'amore, mentre l'altro che se è l'uno non è l'altro e viceversa.
Probabilmente avevano visto uno di quei triti e ritriti film su un'amicizia che diventa amore, chissà, non me ne sono interessato minimamente.
Da qui il dubbio… ma son davvero interscambiabili le due cose?
Ora, per me, l'amicizia è una cosa rara, ma così rara che è più probabile trovare un granello di sabbia violetto nel sahara che un amico.

Ma quindi cos'è un amico?
Un amico è uno che è presente quando serve ed assente quando non ci deve essere.
È uno che ti lascia i tuoi spazi, che ti critica e ti conforta quando serve.
Non necessariamente bisogna essere d'accordo sulle cose, anzi. È uno che ti da il suo punto di vista e ti aiuta a vedere le cose in un modo diverso dal tuo.
È uno di cui ti fidi così tanto che gli affideresti la tua vita senza alcuna remora.
È uno che se ti serve un cazziatone… te lo fa, anche se non lo vuoi sentire. E ti dice le cose come stanno.
È uno a cui confideresti i tuoi segreti e timori più reconditi, con cui ti apri come non ti apriresti neanche con te stesso…
È uno che potresti non vedere per anni e quando l'incontri ricominciate da dove vi eravate lasciati.
È uno a cui non devi chiedere niente ma che ti da tutto se stesso ed anche di più, anche la vita se serve.
E per il quale faresti altrettanto.
Cazzo, a trovarne una di persona così nel corso della vita c'è da esser contenti anche se c'è chi ne incontra diverse (beati loro).
Ma perché ti dovresti fidare così tanto di qualcuno? Bhé, che dire non c'è un motivo apparente per farlo proprio per questo è difficile capire di aver trovato un amico.
Come inizia? Ogni caso è una storia a se e quindi non è possibile generalizzare, sicuramente, comunque c'è qualcosa tra i due che li accomuna, che li rende simili anche se magari è qualcosa di intangibile e quindi incomprensibile, fatto sta che è come se, da un certo e specifico punto di vista, i due si vedessero allo specchio.
Poi il sentimento cresce e ci si trova "legati" senza sapere né come né quando né perché.

Ed invece l'amore?
Ahhh l'amore, l'amore… quante descrizioni ci sono dell'amore, prosaiche, poetiche, scentifiche, liriche… ce ne sono a bizzeffe…
L'amore è un sentimento di… mancanza, sì, direi di mancanza… perché quando ti manca il tuo amore o ne sei lontano stai male, come se ti avessero asportato le braccia, le gambe ed anche un pezzo di cuore e di anima insieme.
È il primo pensiero del mattino e l'ultimo della sera.
È l'unico pensiero nel sogno e nella realtà.
È quando ogni tuo pensiero, azione ed anche battito del cuore è rivolto all'altro.
Poi è fiducia, è accordo, è tutto ed il contrario di tutto.
È ciò che ti manca, l'altra metà del tuo essere.
Divisi siete niente, insieme siete il tutto che ricomprende l'universo ed oltre…

Quindi è tutta un'altra cosa, comunanza vs mancanza non c'entrano affatto, mi pare.
E allora come si può confondere l'uno con l'altra? In realtà questo è comprensibile, almeno nella fase iniziale.
Ongi sentimento, così come l'amore ha una sua vita che si può suddividere in varie fasi: nascita, maturità, termine (sicuramente i sociologi veri ne individueranno anche altre ma, mi si passi l'audacia dato che non sono un sociologo).
- Prendiamo l'amore.
Durante la nascita: c'è la conoscenza ed il riconoscimento inconscio. Quando ci si incontra, quando ci si inizia a frequentare scatta qualcosa, è quel qualcosa che comincia a farti dire/pensare cose come: "che farà?", "starà pensando a me?", "come faccio ad aspettare fino a domani per rivederla?" ed altri di questi quesiti fondamentali per l'umanità tutta.
Questa fase si potrebbe anche chiamare innamoramento.
L'amore è in fascio, deve essere nutrito, e va nutrito bene altrimenti non sboccia affatto ed appassisce prematuramente, per intendersi è la fase in cui si è ciechi ai difetti dell'altro.
Nella maturità: i due oramai si sono riconosciuti amanti e, come tali, si rispettano. Anche qui l'amore deve essere nutrito altrimenti si cade nella monotonia e si affloscia.
Il termine: c'è poco da dire a riguardo.
- Prendiamo l'amicizia.
Durante la nascita: c'è la conoscenza ed il riconoscimento inconscio. Quano ci si incontra, quando ci si inizia a frequentare scatta qualcosa, è quel qualcosa che comincia a farti dire/pensare cose come: "cosa farebbe al posto mio?", "cosa direbbe di questo?", "sarà giusto chiederglielo?" ed altri di questi quesiti fondamentali per l'umanità intera.
È una fase che può durare anche a lungo, alcuni non sono predisposti ad accettare di aver trovato un amico, hanno dubbi, perplessità, timori. Fondati o meno è irrilevante, direi che è compito del nuovo amico abbatterli. Come? Non vi è certezza, basta essere.
Fino alla consapevolezza, questo non è un momento preciso, ma può arrivare a folgorarti. A quel punto sai che hai un amico e non ci sono cazzi.
Nella maturità: oramai i due sono amici e, come tali, si fidano l'uno dell'altro, si rispettano, si comprendono. Non c'è bisogno di nutrimento, l'unica necessità è di non tradire la fiducia riposta. Sembra facile ma se non è un'amicizia reale non lo è affatto.
Il termine: bhé non è affatto detto che esista un termine. L'amicizia non ha scadenza e non ha alcun limite spazio/fisico/temporale. Se finisce è perché non era vera ed uno dei due ha tradito l'altro, in questo caso nasce il rancore che può trasformarsi in odio anche profondo.

I due sentimenti possono essere confusi alla nascita così come avvengono gli scambi di culla.
È plausibile che i "quesiti fondamentali" si scambino e si incrocino appunto perché il riconoscimento conscio non è ancora avvenuto. E quindi si può credere che la comunanza sia mancanza e viceversa. E succede, solitamente, perché si vuole crederlo. È, spesso, più facile crederlo.
Se, in questa fase, non si fanno cazzate potrebbe anche nascere un doppio sentimento amore/amicizia ma sono casi rarissimi direi che è più probabile trovare una forma di vita senziente ed evoluta nell'universo scandagliandolo con un binocolo da teatro (non so se mi spiego), quindi è inutile parlarne.

Quindi, così a naso, sembrerebbe che non sia possibile che un'amicizia diventi un amore e viceversa.
In realtà è possibile, non so quanto sia consigliabile ma è possibile.
- Caso a: due innamorati che diventano amici.
È un classico, sia nella finzione che nella realtà: l'amore nasce, diventa maturo ovvero gli amanti sono consapevoli di pregi e difetti dell'altro e… qui può capitare che si scoprono anche amici… ehhh sì, plausibile, ora il sentimento è doppio: si ha sia la mancanza che la comunanza ed il rapporto è pressoché idilliaco, oserei dire utopico.
Qui però casca l'asino… se o quando termina l'amore cosa succede all'amicizia?
Se i due hanno imparato a litigare costruttivamente nel corso del tempo (sì ci sono liti costruttive e liti distruttive, e sì è naturale che due amanti litighino) l'amicizia potrebbe sopravvivere altrimenti, sfortunatamente, muore pure quella e la perdita dell'amico potrebbe essere, anzi è, peggiore di quella dell'amore.
- Caso b: due amici che si scoprono innamorati.
Questo è un classico da film.
Se solo uno si innamora l'altro non riuscirà a capirlo a meno che gli venga detto esplicitamente. Dato che nell'amicizia c'è già un rapporto di fiducia tale che le remore son saltate ed i segnali fisici di attrazione non vengono captati come tali…
Se, invece, viene detto esplicitamente; dipende: se l'altro è disposto ad accettare la variazione: bene. Ma, se, come è statisticamente più probabile, l'altro non è disposto alla variazione: si creerà imbarazzo, i comportamenti cambieranno e le situazioni diverranno ambigue. In pratica: la comunanza va a farsi benedire… e non mi sembra affatto bello/auspicabile.
Mi giunge strano, nella realtà, che due amici s'innamorino l'uno dell'altro contemporaneamente… oddio, non lo escludo a priori ma nutro dei dubbi sulla probabilità dell'evento.
Ma mettiamo pure il caso che succeda… bhé già si conoscono abbastanza bene, quindi anche qui il sentimento diventa doppio ed il rapporto potrebbe essere idilliaco ma l'amore è nato già adulto, diciamo, si è persa la fase iniziale ovvero quella dell'"è perfetto così com'è" e siamo già alla "maturità", e non è una cosa da sottovalutare.
L'amore avrà bisogno di un nutrimento e di una forza di volontà disumana di entrambi per durare.
Ma… se uno dei due sentimenti muore? Probabilmente la comunanza e quindi l'amicizia se è abbastanza forte, resta ma non è certamente garantito.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===Le Donne vengono da Venere, gli Uomini da Marte=== Quando, iersera, mi è stato suggerito l'argomento mi son chiesto ma ne sarò capace?
Sarò in grado di affrontare questo argomento?
Bhò, ma… e chi se ne frega?

Donne e Uomini sono differenti

È un dato di fatto: Donne e Uomini sono differenti già a partire dalla muscolatura, i muscoli delle donne sono più lunghi e sottili, fatti per sopportare piccole fatiche per lunghi periodi; mentre quelli maschili sono più corti e massicci, fatti per sviluppare enorme energia per un periodo ristretto.
Da un punto di vista cerebrale, se non ricordo male, la differenza sostanziale sta nella connessione tra emisfero destro e sinistro e la loro dominanza.
Il sinistro è quello che si occupa della logica mentre il destro delle emozioni.
Ora la connessione tra i due dovrebbe avvenire tramite un corpo calloso, se la memoria non m'inganna, che ha spessore e forma diversa da individuo ad individuo (dice, non ho affettato alcun cervello, quindi non saprei).
Probabilmente gli ormoni controllano la dominanza del cervello facendo dominare nell'uomo il sinistro e nella donna il destro.
Questo non significa che le azioni maschili siano dettate dalla sola logica mentre quelle femminili dalla pura emotività ma che nell'elaborazione delle informazioni sensoriali, spaziali, mnemoniche, etc. il peso delle varie componenti sia distribuito in maniera ineguale.
Prendiamo come esempio un algoritmo di routing, ovvero di calcolo del percorso minimo tra n punti, il peso delle varie tratte è solitamente calcolato analiticamente basandosi su: tipo di strada, velocità consentita, lunghezza, costo, etc. se il peso relativo cambia, cambia anche il percorso ottimale.
Così avviene anche nel cervello: l'impulso elettrico (il veicolo) percorre un tracciato indicato dalle congiunzioni sinaptiche (percorso minimo) createsi nel cervello.
Le connessioni sinaptiche si creano e rafforzano col tempo e con l'esperienza personale quindi vi è anche una componente sociologica alla base delle incomprensioni di genere.

Uomo: non vi capiamo

I percorsi cognitivi seguono percorsi diversi da individuo ed individuo è quindi più che plausibile che non ci si comprenda anche se dello stesso genere ma, dato che essi sono dominati da emisferi diversi del cervello, ovviamente questo rende la cosa molto più difficile; è come se tutto ad un tratto dobbiamo guidare sul lato sinistro della strada (es. andiamo in inghilterra): siamo spiazzati, entriamo in panico e facciamo degli errori.
In più c'è da considerare che le donne sono dominate dalla luna. Questo lo sapevano anche gli antichi non per niente Selene (la luna) è una Donna. Ma che significa? Che sono lunatiche, intrattabili, instabili? No, significa che sono umorali e che l'umore cambia a seconda del periodo, non necessariamente lunare, in cui si trovano.
Questo non aiuta affatto gli uomini perchè non essendone influenzati (in realtà sono influenzati pure loro anche se in misura minore) non riescono a cogliere queste variazioni.

Donna: complicate le cose semplici

Quest'affermazione mi è stata rivolta proprio iersera. E non posso contestarla in alcun modo.
Vediamo perchè. Per indottrinamento ed esperienza siamo portati a pensare che una donna sia… scusatemi il termine, incoerente.
Voglio dire: essendo umorali ad una stessa affermazione, ad una stessa contestazione, ad una stessa frase una Donna risponde, reagisce, si confronta in maniera differente.
Questo presuppone che un uomo, che non sa che genere di umore si trova davanti, pondera ed analizza un'infinità di varianti e cerca di "limitare i danni" provocati da ciò che vuole fare o dire.
Fa bene? Fa male?
Bhè in realtà dipende… dalla luna: se è dritta ha complicato la questione inutilmente, se è storta si è parato il culo.

Gli uomini si comportano da idioti

Vi è, indubbiamente, una componente sessuale nei rapporti Donna/Uomo, questa non è semplicemente la voglia di uno di portarsi a letto l'altra o viceversa, può esserci anche quella ma se fosse esclusiva significherebbe che l'amicizia Uomo/Donna sia impossibile e questo, posso affermare con certezza, non è affatto vero.
Ma la componente esiste e, anche se nessuno lo ammetterà mai, gli uomini temono (anche se qualcuno direbbe che sia rispetto) atavicamente le donne: questo perchè esse hanno un potere ed un controllo esclusivo.
Un potere esclusivo sulla vita: è la Donna che genera la vita non altrimenti, la componente maschile è un semplice tecnicismo, e questo li rende sottomessi.
Un controllo esclusivo sul piacere sessuale: se una donna non te la da, non te la da, punto e a capo.
A cosa porta questo? Anche se solo inconsciamente, l'uomo tende a non irritare la Donna e questo porta ad un controsenso. Anzi più che un controsenso ad un circolo vizioso.
Per non irritarla cerca di pensare umoralmente, siccome non ci riesce, pensa logicamente di pensare umoralmente dando per scontato il peggio (secondo le proprie esperienze pregresse), da qui l'idiozia che, solitamente (cioè dipende), non c'è.

Conclusione

Da qui la domanda potrebbe sorgere spontanea: perchè le donne non hanno questo problema?
Semplice, perchè hanno il potere ed il controllo esclusivo summenzionati.
È risolvibile l'incomprensione?
Non oggi, non domani… in un futuro piuttosto remoto, forse, se la coscienza umana cambierà.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===La menzogna=== Mentire è umano ma saper mentire non è così facile come sembrerebbe, non per niente ci sono tanti detti a riguardo da "le bugie hanno le gambe corte" al "mentire con gli occhi" passando per infiniti altri.
Tralasciando le questioni etiche, saper mentire si può apprendere così come imparare a riconoscere un bugiardo.

Il primo fattore per riconoscere un bugiardo è il linguaggio del corpo, gli occhi sono il primo, una persona che mente difficilmente riesce a guardarti negli occhi perchè inconsciamente cerca di evitare il problema quindi sposterà lo sguardo, magari all'ultimo istante solitamente in alto, è un atto incoscio che si fa durante la fase inventiva. Imparare a mantenere lo sguardo anche mentre si mente non è facile ma più che possibile.
Un altro fattore è la posizione rispetto all'interlocutore. Solitamente chi mente non si pone direttamente davanti all'interlocutore ma obliquamente, anche solo di poco, ed il motivo recondito è agevolare la fuga nel caso venga scoperto.
Ve ne sono molti altri come l'inclinazione della testa, la gestualità, il tono di voce, etc. come vi sono anche eccezioni dovute al carattere del mentitore che però esulano dal motivo di questo testo.
Quindi per saper mentire bisogna essere in grado di gestire bene il proprio corpo.
Per fare ciò bisogna imparare dagli attori, sul set o la scena mentono sapendo di mentire, ovvero interpretano un ruolo. Per mentire, quindi, come gli attori, dobbiamo interpretare un ruolo, quello imposto dalla menzogna.
In pratica dobbiamo far apparire la menzogna come una verità. Come? Bisogna essere i primi a credere che sia vero, anche se solo mentre mentiamo.
Non proprio facile ma più che fattibile.

Ora andiamo alla bugia in se.
Deve essere credibile ovvero non troppo lontana dalla nostra realtà ad esempio se sei uno cui piace il freddo mentire dicendo che sei andato in africa non è proprio il massimo della credibilità.
Deve essere semplice, inutile inventare orpelli inutili od abbellimenti fantastici, non facciamo come il più classico dei pescatori "ho preso un pesce lungo così" e poi era un pesciolino.
Devi avere memoria per poterla ripetere, non con le stesse parole ma nello stesso modo, per questo deve essere semplice. Se la bugia è complicata ti verranno chieste spiegazioni o delucidazioni è quindi bene non aggiungere dettagli inutili che dovranno essere ricordati.
Deve essere plausibile. Non è lo stesso della credibilità, può anche essere che tu sia andato in africa anche se soffri il caldo, magari sei andato in sudafrica o sul kilimangiaro.
Devi essere in grado di mantenerla nel tempo. Le bugie hanno una vita più o meno lunga. Per tutta la vita della bugia devi essere in grado di mantenerla viva o comunque sana quindi devi essere in grado di "sostenerla" dandogli una "storia" con eventuali dettagli e/o prove.
In più non devi essere evasivo quando ti chiedono dettagli ma devi essere il più possibile preciso.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===I diversi elementi del branco === In una comitiva di persone, qui definita branco, si possono identificare varie tipologie di individuo dal comportamento dello stesso.
Intanto specifichiamo che l'atteggiamento può essere diverso a seconda della curva di gauss che rappresenta il rapporto di genere presente nel branco.
Definiamo come genere dominante quello che ha un maggior impatto e/o peso "gravitazionale" nel gruppo, potremmo definirli col termine di gravitoni, mentre come genere recessivo quello che si aggrega attorno ai gravitoni che, per continuare l'analogia con la fisica quantistica, potremmo definire gluoni.

Caso 1 gravitone / molti gluoni

Il gravitone può assumere le seguenti tendenze comportamentali:
a. capobranco - tende ad assumere il controllo del branco prendendo una posizione dominante
b. centralista - non si pone a capo ma al centro allo scopo di controllare il branco dall'interno
c. controllista - assume posizioni defilate, in alcuni casi anche dominante, allo scopo di difendere il branco da attacchi/intromissioni esterne, solitamente il branco lo considera come remissivo

Caso pochi gravitoni / molti gluoni

I gravitoni possono avere tendenze differenti dipendentemente dalla tipologia dello stesso
a. capobranco - tende ad assumere il controllo del branco mettendosi in posizione dominante oppure al controllo diretto del/dei gluone/i qualitativamente o attrattivamente migliore/i allo scopo di rivendicare il proprio territorio
b. gregario - concorda pedessiquamente col capobranco, solitamente si posiziona lateralmente al branco
c. controcapobranco - apertamente sfida il capobranco cercando anchegli la posizione dominante
d. lupo solitario - aggregatosi quasi per sbaglio, difficilmente s'impone nelle decisioni, solitamente si mette in posizione laterale od in retroguardia dipendentemente dalla propria indole e/o dall'indole posizione degli altri gravitoni, solitamente non cerca il confronto nè, tantomeno, un gruppo di gluoni da controllare che vi si aggregano autonomamente.
capobranco e controcapobranco solitamente temono i lupi solitari perchè hanno una capacità attrattiva uguale o superiore alla propria quindi tendono ad isolarli attirando i gluoni oppure a controllarli posizionandosi in aperto contrasto.
il lupo solitario solitamente non vuole il posto di capobranco e tende ad evitare il confronto ma, in caso di necessità, potrebbe accettare il confronto.
il suo scopo solitamente non è di controllo dei gluoni, al massimo, dipendentemente dalla propria indole potrebbe rimanere in posizione di controllo allo scopo di difesa del branco.

Caso molti gravitoni / molti gluoni

I gravitoni, tendenzialmente, tendono a suddividere il branco in branchi minori tendendo alla casistica "pochi gravitoni / molti gluoni", e si riscontra la presenza di un supercapobranco, difficilmente esiste un supercontrocapobranco.
a. supercapobranco - assume il controllo di tutto il branco, i capibranchi dei branchi minori solitamente assumono il ruolo di supergregario
b. supercontrocapobranco - solitamente è un capobranco di un branco minore che vuole soverchiare il supercapobranco
c. lupo solitario - solitamente tendono ad evitare sia il branco che i branchi minori, occasionalmente si aggregano rimanendo in disparte in modalità controllo.
la loro posizione è critica, capibranco, supercapobranco e supercontrocapobranco si sentono tendenzialmente minacciati dal solitario quindi cercano di controllarlo, sottometterlo o scacciarlo.
se attaccato individualmente e dipendentemente dal motivo di aggregazione, tendenzialmente, risponde al confronto.
se attaccato in gruppo, cosa più probabile, tendenzialmente, tende ad evitare il confronto e ad allontanarsi, dipendentemente dal motivo di aggregazione potrebbe ritornare ed anche sfidare direttamente i gravitoni dominanti.

Casi opposti

I casi opposti non esistono, in tal caso sono i gluoni ad avere potere attrattivo trasformandosi in gravitoni.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===Dalla decima ad oggi=== Un tempo assai lontano, i padroni erano tenuti a pagare la decima parte dei propri raccolti ai sacerdoti.
Questa tassa, del 10% appunto, veniva pagata per amministrare la giustizia e veniva letteralmente mangiata, anche dai tassati, in onore del proprio Dio.
Se il luogo dove il proprio Dio aveva stabilito dimora era lontano e non si potevano, quindi, portare i raccolti potevano essere convertiti in denaro e portata, comunque, ai sacerdoti.
E ci furono guerre per evitare di pagare le decime, ma erano leggi divine e quindi, alla fin fine le genti sottostavano.

Nelle varie città stato esistenti successivamente, giustizia e religione erano accomunate quindi pagare la decima contribuiva sia alle questioni di stato che alle questioni spirituali.
I padroni pagavano annualmente la decima e spese eccezionali (es costruzione fortificazioni di difesa) avevano tassazioni eccezionali.

Successivamente l'impero sottomise i sacerdoti e la decima, sempre la decima, andava all'esattore dell'imperatore per amministrare la giustizia e l'impero.
In questo periodo i sacrifici ai sacerdoti erano fatti principalmente secondo coscienza anche se, a volte, erano imposti ma, ancora, veniva "mangiata" in onore del proprio Dio.
La tassazione obbligatoria restava la decima all'impero, chi era ateo (e non perseguito per questo) non pagava altro.

Nacquero le religioni di stato, obbligatorie, la tassazione, la solita decima, veniva corrisposta allo stato/chiesa.

L'impero si disgregò nacquero regni, regnoni e regnetti.
I lavoratori erano servi e pagavano la decima, principalmente col lavoro, al padrone, che poteva essere un nobile (proprietario terriero per eredità o fiduciario del proprio padrone), un arricchito (non nobili, principalmente arricchitisi tramite i commerci che avevano privilegi verso i propri nobili o grazie a matrimoni) od un ente religioso (monasteri, abbazie, pievi, etc. che avevano avuto dal re la gestione di un certo territorio al pari di un nobile).
Ancora qui, la decima era la tassa, non veniva più mangiata anche dai tassati in onore del proprio Dio, ma dal padrone per la propria fame.
Il padrone (latifondista, Don, barone, conte, duca, principe, re, etc) governava il proprio territorio come voleva, aveva diritto di vita o di morte su tutti i suoi servi (successivamente chiamati sudditi) e gestiva la giustizia come voleva. Doveva metter conto solo al proprio padrone (fino al re/imperatore), se richiamato, od alla propria coscienza (re/imperatore).
Eventi straordinari (ricostruzione chiesa, nuova ala castello, fortificazioni, etc) esigevano tassazioni straordinarie.
Gli eventi straordinari cominciarono a divenire ordinari.

La gestione della giustizia non piaceva alle genti in quanto non erano eque, erano dettate principalmente da intrighi di palazzo allo scopo di acquisire sempre maggior potere, da fini espansionistici: guerre di conquista, colonizzazione di nuovi territori/continenti.
Le tasse non erano più solo legate alla gestione del popolo ma alla gestione delle corti, le corti cominciarono ad avere costi altissimi ed alla decima si aggiunsero le tasse.
Cominciarono a nascere le idee di stato, come unione di popoli e di genti tutte uguali, senza distinzione di classe, inizialmente le colonie si ribellarono alle patrie di origine, e gli imperi cominciarono a disgregarsi poi, i regni cominciarono a crollare.
Si cominciò a dividere l'idea di stato dall'idea di clero e religione, l'idea di potere temporale e potere spirituale.

Cominciarono a nascere gli stati e le federazioni di stati, indipendenti, teoricamente, dalle religioni.
Gli stati hanno creato apparati più o meno complessi per la gestione del territorio, della giustizia, della sicurezza, questi apparati hanno dei costi e dovrebbero essere più o meno palesi, la gestione degli immobili del complesso giudiziario, i costi del personale dedicato alla sicurezza, etc etc.
Più gli apparati sono complessi più è necessario personale per gestirli più sono i costi fissi che, comunque, sono palesi e necessari.
Ai costi palesi e necessari si aggiungono costi di facciata e/o rappresentanza che servono a dimostrazione del potere dello stato: e penso, ad esempio, ad edifici architettonicamente fastosi e/o stilisticamente esosi quanto tecnicamente poco pratici (colonnati, affresci, targhe gigantesche) che, tutto sommato, sono spese "una tantum" o comunque "ammortizzabili" in un periodo di tempo piuttosto lungo.
Se prendiamo il pil (dati 2012): https://it.wikipedia.org/wiki/Confronto_tra_PIL_nominale_e_PIL_%28PPA%29, così ad occhio, direi che un decimo del valore dovrebbe essere sufficiente alla gestione dello stato, per l'italia si tratta di 201.407.000.000 $, che, al tasso di cambio odierno "1$=0,724322758€", sono circa 145.883.674.000 €, sì sono quasi 146 miliardi di euro il solo 10% mentre la pressione fiscale, che è il rapporto delle tasse sul pil (dati 2012): http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/07/19/FISCO-CONFCOMMERCIO-PESO-REALE-55-RECORD-MONDIALE-_7207078.html, risulta, invece essere del 55% ovvero 1.107.742.900.000 $, che, al tasso di cambio odierno "1$=0,724322758€", sono circa 802.363.393.000 €, ovvero oltre 800 miliardi di euro.

Fino qui, la decima dovrebbe essere ancora sufficiente anche aggiungendo gli esorbitanti costi della politica.

Allora perchè non basta? Perchè la tassazione è così alta?

Qualcuno direbbe "l'evasione è enorme".
Ok, metti pure che l'evasione sia il 50%… sono sempre 400 miliardi di euro di tasse riscosse, costa così tanto l'apparato dello stato? Accidenti… e dove sono i servizi relativi?

Qualcun'altro direbbe "debiti di guerra".
Nel 1947 fu imposto all'italia di pagare debiti di guerra per 360 milioni di dollari americani del '38 (allora un'oncia d'oro stava 35 dollari oggi oltre 1323 il che equivale a dire 13,608 miliardi di dollari americani di oggi che, in euro sono circa 9,85 miliardi) che non sono pochi ma neanche un'esagerazione.
Noi non siamo la germania, siamo fessi, i debiti noi li paghiamo ed invece li condoniamo (anche alla germania ad es. nel '53).
Ovviamente ai soldi che dobbiamo per debiti di guerra si aggiungono gli interessi, i costi che abbiamo sostenuto per la ricostruzione ed i regali che facciamo (siamo fessi) a stati che hanno preteso da noi indennità per il nostro passato coloniale, ovvero quando loro hanno perso.
Suppongo e spero che in tutto questo tempo buona parte del debito sia stato saldato… altrimenti non finiremo mai di pagare… ed in tal caso…

Ora io mi chiedo, basta ciò a spiegare una tassazione così alta?
Numeri alla mano, sempre se sono questi… non mi sembra.

Personalmente… mi piacerebbe vedere i conti per sapere "dove" finiscono tutti questi soldi di tasse.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===GAC Mania=== La GAC Mania incombe forsennata sulla società e sul mondo.
Di GAC ce ne sono tanti ed in continua evoluzione.

C'è il GAC rompiballe… che si attacca e non te le molla manco se lo scrolli.
Quello invadente… che s'attacca e cerca di farsi, oltre i suoi, i cazzi tuoi.
Il saccente… anche se gli dici ba sa lui che non è ba ma Ba e… lo dice lui (o suo cuggggino) perchè lui lo sa.
Il fancazzista… bhè s'attacca e siccome non c'ha voglia di far niente non ti fa far niente manco a te.
Poi ancora il saputello, detto anche so tutto io… sa tutto di tutto, non ammette di non saper qualcosa, in tal caso inventa oppure… tira fuori un complotto od una combutta a riguardo.
Il sensibile… che se non lo caghi se la prende (ovvero fa finta) e non se ne va…
L'impertinente… di suo non è cattivo nè invandente ma un po' di cazzi tua con domandine "particolari" se li fa.
Quel che chiede aiuto… e poi fa come vuole ma t'ammorba ugualmente.
Chi chiede sostegno… e gli basta la tua presenza per capir ciò che deve.
Chi non s'attacca ma gratta… che forse è peggio, ovver che fa richieste continue e senza senso.
C'è il GACchino… che s'attacca solo un pochino.
Il GACchetto… che s'attacca poco pochetto.
Il GACcaccio… che s'attacca come un beccaccio.
Il GACcone… s'attacca ad un sol coglione.
Il GACcuper… se s'attacca è proprio super.
Il GACcherlo… s'attacca come un merlo (aka fischia).
Il GACheronte… c'ha la delicatezza d'un bisonte e, fosse per me, andrebbe di filato nell'Acheronte.
Poi c'è GACchero… che sembra cader dal pero.
Il GACcante… d'un'ignoranza disarmante.
Il GACherione… d'attaccamento titanico.
Il GACade… quando s'attacca ti par d'esser all'inferno.
Il GACcole… per levartelo di torno devi far le 12 fatiche d'ercole.
Il GAColia… gigantesco come Golia.
etc, etc, etc…

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

Riattivati i commenti

Ho riattivato i commenti per i non iscritti, spero che il problema (ovvero qualcuno che commenta a caso a iosa) che mi obbligò a disattivarli non si ripresenti.

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

===Autointervista sul Governo…=== D: Come vogliamo prendere questo governo?
R: mmmm perplesso, non lo ha votato nessuno… ma, a quanto sembra…
D: Non sei contento che sia il governo più giovane di sempre? Avrà una visione nuova, non credi?
R: mmmm certo, forse… non saprei… vediamo
in italia l'economia è un affanno… una visione nuova? no 64enne
il lavoro … è un'illusione… aria di nuovo? no, 62enne
siamo sempre più ignoranti… nuove idee per la cultura? no, 56enne… almeno per l'istruzione? no 54enne
chissà perché… non mi sembra ci sia da ben sperare
D: Solo 18 ministri non sei contento?
R: oddio dal mio punto di vista son sempre troppi, contando segretari, sottosegretari, portaborse, portaborse dei portaborse…
quanti saranno in tutto? 100? 200? con auto blu e scorta… Tutti da pagare di tasca nostra…
per me ne basterebbero 5 (per esser dispari): Presidente del consiglio, Interni, Esteri, Economia e Giustizia il resto è fuffa
D: Vabbé ma ci sono ben 8 donne…
R: capirai a che ministeri? Sviluppo economico… se non si mette daccordo con Economia, Interni, Giustizia, Cultura, etc… fa poco o nulla
poi… Istruzione… non dico niente, credevo che cultura ed istruzione fossero sinonimi… mi informerò
Rapporti col Parlamento e Riforme… rapporti col parlamento? ovvero? portavoce del governo nel parlamento? per le Riforme… può forse solo farle partire non dipendono tutte dal parlamento…
Sanità… bhè questo è abbastanza importante ma, per me, dovrebbe essere inglobato degli Interni
Esteri… questo sì che è importante… ad una 40enne… buono, forse, vedremo come si comporta con l'India per il "sequestro" dei nostri militari
Difesa… diciamocelo francamente l'italia, dice la costituzione, aborra la guerra quindi da chi dovremmo difenderci?
Pubblica amministrazione e semplificazione… ci vuole un ministero per questo? Non me l'aspettavo proprio.
Affari Regionali… anche questo… serve?
D: ma almeno sarà aria nuova…
R: vedremo… io so una cosa nessuno li ha votati… che serva per fare le riforme può darsi ma… saran 20anni che se ne parla e non mi sembra d'aver visto granchè…
D: ma Napolitano dice…
R: lo sò, Napolitano ha istituzionalmente il compito di verificare, prima di indire nuove elezioni, se è possibile formare un governo… quindi fa il suo.
D: quindi giudizio negativo?
R: no ma non è certamente positivo.
D: dicevi sequestro dei militari in India… ti riferisci ai Marò?
R: Si, personalmente reputo che l'India abbia sequestrato i nostri militari. Intanto erano in acque internazionali, il capitano della Enrica Lexie non avrebbe dovuto sottostare alla richiesta di attraccare al porto in special modo visto che, mi sembra, la marina italiana gli ordinò di non attraccare e non consegnare i militari.
Visto il protrarsi della situazione personalmente lo considererei un atto di guerra e chiederei alla nato ed all'onu di intervenire per evitare, appunto, la guerra.
D: Non è un punto di vista un po' troppo forte? Sembri un guerrafondaio.
R: Non sono un guerrafondaio ma sono certo che se invece che italiani fossero stati militari di un altro stato non sarebbe andata in questo modo.
Capisco che vi siano interessi economici ma non mi sembra comunque giusto che due militari vengano processati da uno stato estero per attività svolte durante una missione ufficiale, oltretutto approvata dalle nazioni unite, in acque internazionali o, comunque, non territoriali (stabilito dalla corte suprema indiana nel gennaio 2013).
Semmai processo ed l'eventuale condanna dovrebbero essere stati svolti o dalla nazione di appartenenza o, al massimo, dal tribunale internazionale dell'Aja.
D: Ma tornando al governo… non c'è niente di positivo?
R: Sì, da quello che ho letto… sembrano essere competenti… vedremo alla prova dei fatti

— KillerBoy 2014/02/22 17:43

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

====== Rappresentanza ? ====== Non son più rappresentato.
È vero che in democrazia la maggioranza vince ma solo quando c'è una votazione e in caso contrario?
L'unica cosa a cui mi vien da pensare riguardo alla politica degli ultimi tempi è:
Defecatio matutina bona tamquam medicina.
Defecatio meridiana neque bona neque sana.
Defecatio vespertina ducit hominem ad ruinam.

E, per la precisione, solo a quella serale.
— KillerBoy 2014/02/14 10:30

25/01/2021 15:41 · 0 Commenti

Buon Anno

25/01/2021 15:41