"Ogni tua azione ti ritornerà moltiplicata per tre. Così è scritto, così è stato, così sarà."
Questa è l'unica legge esistente nel mondo di Kita. Questa è l'unica norma tramandata di generazione in generazione.
Tre il numero perfetto, l'unico vero numero.
Tre sono le ferite che si possono infliggere, tre gli errori che si possono fare senza intenzione, e tre tentativi che si possono fare per rimediare dopo, volenti o dolenti, tornano.
Se, invece, sono ferite od errori intenzionali, pensati ponderati essi tornano subito.
La nonna lo ha sempre ripetuto a Kita, quindi ha sempre cercato di non ferire nessuno e di non fare errori ma, prima o poi ne fa o ferisce qualcuno, come tutti.
Kiròn è uno straniero in questo mondo, non conosce la regola del tre, non l'ha mai conosciuta. Nel mondo da cui proviene ci sono molte altre regole: la regola dell'onestà, della lealtà, del silenzio, della bontà, dell'oblio e tante altre ancora.
A tutte queste regole Kiròn ne ha sempre aggiunta almeno un'altra: quella delle possibilità. Ha sempre dato almeno tre possibiltà di redimersi dagli errori, di por rimedio alle ferite ricevute. Ma non è una regola assoluta: a volte ne ha date molte di più.
Da quando si sono conosciuti Kita, senza nemmeno accorgersene, fa dei torti o ferisce Kiròn piuttosto spesso ma lui ha sempre "abbozzato" ed abbondato sulla regola delle possibilità, anzi, diciamo pure che l'ha lasciata perdere.
Certo anche Kiròn, ogni tanto, ci mette del suo ed in questi casi la regola del tre va in azione automaticamente come se l'intenzionalità sia sempre scontata.
Il carattere che si porta dietro rende Kiròn taciturno e spesso a Kita questo non va giù, anzi se la prende in maniera immane come se fosse un torto gravissimo o se Kita stessa non tacesse mai nulla. Più volte Kita si chiude in sé ed attente che sia Kiròn, che magari non sa nemmeno cosa sia successo, a far passi di riappacificazione.
Ordunque, in una giornata qualunque, i due si trovano in un ameno luogo di perdizione.
Mentre Kita si perde, più o meno attivamente, nelle attività del luogo in questione, Kiròn si distrae in suoi pensieri.
Kita si accorge della distrazione e lo accusa di aver pensieri contrari o contraddittori con l'amenità del luogo di perdizione o la perdizione stessa, senza nemmen chieder conto od attender risposta sferra l'attacco e, con alterigia, si chiude in sé, pretende l'abbandono dell'ameno luogo e tacitamente s'allontana.
Kiròn non potendo nemmen rispondere alle accuse si inalbera, accetta l'abbandono dell'ameno luogo e, per la prima volta si chiude a riccio e rotola via.
Ora Kiròn pensa: ma se Kita non accetta verbo potranno mai aprir l'ali e spiccare il volo?