Dietro il monte, al di là del bosco, sotto quel masso, attraversata una galleria, superata una frana ed anche due si trova il paese di …
No, non ho omesso il nome perchè non voglio dirlo o farlo riconoscere, non l'ho proprio omesso. È proprio quello il nome del paese …
Mi direte: "come si pronuncia un nome del genere?" bhè, semplicemente non si pronuncia, non si nomina, non si dice.
Ma tralasciamo questo particolare.
A … viveva una belva strana e assurda: bianca, marrone e nera. Pelliccia corta, naso lungo, voce penetrante e squillante.
Ma non parlava, più che altro guaiva e frignava, solo ogni tanto emetteva un richiamo e questo solo quando il piatto era vuoto.
Questa belva era la fantomatica Porchicca: un po' porchetta, un po' bistecca.
Viveva con la sua padrona o forse dovremmo dire che aveva in casa una serva che ringraziava delle prelibatezze cibarie di cui la riforniva mangiandole, occupando il suo divano ed il suo letto. In pratica la padrona/serva era relegata a far da schiava alla belva ed a dormire in una cuccia di stoffa che fu preparata, a illo tempore, per la Porchicca stessa.
Tutto ciò è ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà (forse).
Però la Porchicca ha incontrato, non molto tempo fa, un mostro peloso che l'ha relegata in secondo piano rispetto alla patronservetta e, anche se cerca di prevaricare questo mostro, questo la fa stare male, la intristisce.
Però, questo mostro peloso, ogni tanto la considera e questo la rende felice.
Non sa però che il mostro vuole solo soppesarla per poterla cuocere allo spiedo.