Quel percorso, quella montagna la conoscevo come le mie tasche.
Ci sono nato, ci sono cresciuto, quel bosco mi ha fatto da amico, quelle rocce mi hanno sorretto quando ero triste e visto sorridere quando abbattevo i miei ostacoli.
Nessun angolo, nessun sentiero mi era oscuro ma non davo mai per certo di conoscere il bosco, mai. Perché il bosco è vivo e cambia continuamente, ha i suoi umori, le sue simpatie e le sue antipatie, concede i suoi favori e li nega come meglio crede.
E non solo.
Ha anche le sue leggende, le sue storie, le storie che racconta solo a chi vuole. Oppure, gliele fa vivere.
Più volte persone avevano detto di essersi persi nel bosco seguendo un percorso che, il mattino dopo, non trovavano più, troppe persone si erano perse e non erano più tornate. Ma io non ci avevo mai creduto. Lo avevo esplorato in lungo ed in largo, ci avevo passato più e più notti e più e più giorni e mai avevo perso il sentiero.
Quel giorno scoprii che il bosco aveva un altro segreto da mostrarmi.
Era un giorno d'estate ed andai nella radura dov'era il laghetto, poco più di un'ansa del fiume e, toltomi le scarpe misi i piedi a mollo e schiacciai un pisolino.
Al mio risveglio, al di là del laghetto scorgo un sentiero; poco più o poco meno di un tracciolino aperto da qualche animale ma, indubbiamente, un sentiero che prima non c'era.
Curioso come una scimmia lo percorro.
Una nebbia fitta sale dal terreno e mi avvolge nascondendomi tutto ciò che mi circonda, non vedo a più di cinque o sei metri. Seguo il sentiero, mi condurrà da qualche parte.
Così com'è comparsa la nebbia scompare. Ormai si è fatto buio e non riconosco il posto dove sono, vado ancora un po' per trovare un posto un po' riparato dove passare la notte. Proseguo fino a trovare una radura e mi accoccolo appoggiato ad un albero.
Mi risveglio al mattino con i classici rumori del bosco: fronde che frusciano, uccelli che cinguettano, animaletti che scorrazzano, etc. etc. etc.
Davanti a me, a non più di cinque metri un cerbiatto mi guarda con i suoi occhioni acquosi e marroni, come se volesse dirmi qualcosa. Mi raddrizzo e lo guardo meglio. Non da cenno di timore nei miei confronti quindi, con calma, mi alzo e mi avvicino a lui, che continua a fissarmi con quello strano sguardo.
A non più di un metro di distanza ha come uno scatto e gira la testa guardando da un'altra parte. Mentre allungo la mano per carezzarlo guardo nella sua stessa direzione.
Niente. Solo il bosco. Eppure sembra che lui veda qualcosa che lo rende nervoso.
Lo lascio e mi avvio, con circospezione, in quella direzione.
Dopo qualche decina di metri mi ritrovo su un'antica strada di pietra. Sicuramente sono anni che nessuno la percorre, alcune erbacce cercano di infestarla ma non trovano molto appiglio, nemmeno tra le commensure, per crescere.
La percorro in tutta la sua lunghezza per alcune ore fino ad arrivare ad una casupola abbandonata da tempo.
La porta o forse dovrei dire il portone dato il peso scorre lenta sui cardini cigolando un po'.
L'interno è fresco, pulito, arioso. Qualcosa, nell'aria, la rende soporifera. Resistendo al sonno la esploro in lungo ed il largo.
Ingresso, salone e cucina al pian terreno. Al piano superiore tre camere di cui l'uso non si indovina. Però… manca qualcosa. Mi sembra che il piano superiore sia più piccolo di quello inferiore quando mi appoggio ad una parete e questa cede aprendosi su una nuova sala.
Ripresomi dallo stupore mi guardo intorno e… sono sul laghetto.