Di mezzo il cane

In una valle non troppo lontana, in una serata piovosa di maggio…
sapete che tedio nelle giornate piovose di maggio: l'acqua che cade ed inzuppa il terreno, nasconde i pensieri sotto i suoi infiniti rumori tanto che anche i più arditi pensatori annichiliscono nel silenzio ammorbandosi di noia silente.
Ma dicevamo: in una valle non troppo lontana, in una serata piovosa di maggio in un ameno loco di ristoro v'era un gruppo male assortito d'individui riunitisi allo scopo di desinare.
Probabilmente per un errore di calcolo delle rotte siderali anche un demone d'ira e di vento vestito venne a trovarsi in tal loco. Certo avrebbe preferito trovarsi in un loculo ma, tant'è, dato che aveva fame s'accontentò.
Una patatina ed un bicchier di vino, una nocciolina ed un calice di prosecco… s'addivenne al pasto.
Complice un fiaschetto di vino alla fin del primo piatto quei loschi individui inviarono una discussione concernente i piaceri di Bacco.
Ohibò pensava il demone perchè parlarne? Tanto meglio goderne e sbuffò spazientito pensando al suo appetito.
Il soffio in un vento di tempesta si trasformò che fece volar nell'aria una fatina di trine. Il vento non la trasportò troppo lontano giusto quanto bastava per non ascoltar quegli insulsi discorsi.
La boccia a portata di mano terminata ed il ciarlar inconsistente svegliaron l'ira del demone che, pur di non distruggere il loco, andò a rimirar la pioggia battente.
Nella calma che lo colse la fatina di trine gli volò sulla spalla.

Tanto tanto tanto tanto tempo dopo, in un regno sperduto tra i boschi ed i monti, in un paesello in cui tutti conoscevano tutto di tutti dedito a rime baldanzose ed irrispettose viveva una fanciulla con la sua il suo cane viziato.
Non c'è che dire a vizi.
Così tanto viziato dalla sua padroncina che neanche si alzava dal divano per bere o mangiare, solo per sbaglio ogni tanto sgranchiva le zampe poggiandole giusto a terra per risbracarsi subito dopo al suo solito posto.
Per uno strano e fortuito caso il demone d'ira e di vnto vestito capitò in questo paesello e fu ammaliato dai vizi del cane ma tanto ammaliato che il broncio dal suo viso svanì e comparve un sorriso.
Se ne accorse tardi. Il sorriso era stato visto dalla padrona del cane.
Non ci fu verso per quant'egli tentasse e provasse d'esser un serio bruto oramai quella fanciulla s'era invaghita e bramava ancora quel sorriso. Fece di tutto per vederlo ancora.

La storia del sorriso del demone viene raccontata tra le risa sguaiate nei peggiori bar demoniaci.
Il demone dell'ira vien da tutti additato e deriso.
Tutta colpa di un cane.

Nota: ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente, casualmente e volutamente fortuito