Non crediate che sia una cosa normale che Rossella mi contatti in questo modo, anzi tutt'altro, per questo resto lì perplesso a rimirare e rigirare il biglietto per non so quanto tempo, intanto i miei amici si sono allontanati e mi hanno lasciato solo: sanno che quando sono preoccupato non ci sono praticamente per nessuno.
Sono ancora lì a ripensarci quando, di fronte a me, al mio tavolino si siede qualcuno, alzo lo sguardo per vedere chi è e vedo un fantastico sorriso sormontato da due stupendi occhi verdi incorniciati da una folta chioma castana, il corpo fasciato in un tubino rosso che fa risaltare il corpo e mette in mostra il seno, quel poco che c'è ovviamente.
Devo avere la sorpresa stampata in faccia perché mi fa: - Come non mi saluti neanche?
Al sentire l'armonioso suono della sua voce la riconosco subito - no, no, scusami Maria ma è che non mi aspettavo proprio d'incontrarti qui.
Più o meno con tutto questo frasario rimaniamo a rimirarci negli occhi per tutto il pomeriggio.
Sono così affascinato e perso in quegli occhi verdi che quasi mi dimentico dell'appuntamento con Rossella, ma ad un certo punto le mostro il biglietto ed anche lei rimane perplessa dal come mi è stato recapitato: non mi resta che andare a vedere di persona che succede.
Non mi è mai piaciuto arrivare in ritardo nè, tantomeno, arrivare troppo in anticipo e quindi perdo tempo ed alla fine arrivo con soli cinque minuti di anticipo.
Al laghetto ci si va principalmente per pescare quindi la sera è deserto. Si trova in una piccola radura circondata dal bosco e ci si arriva solo tramite uno sterrato piuttosto dissesato e quindi in molti, me compreso, preferiscono lasciare l'auto sulla statale e farsi il viottolo di circa un chilometro a piedi, così faccio anche quella sera.
La casina altro non è che una piccola baracca di legno con annesso porticciolo di proprietà, come anche il laghetto ed il bosco tra l'altro, dei Margini, ed è perennemente chiusa.
Dato che l'auto di Rossella non c'è quando sento un rumore provenire dalla baracca la cosa mi sorprende alquanto. Mi avvicino quindi alla porta e provo ad aprirla.
Stranamente la porta è aperta e, quindi, entro. É illuminata dalla sola luce della luna ma comunque scorgo un caminetto, tavolo e sedie, alcuni pensili. Appesa al soffitto una rete da pesca ancora bagnata dalla quale fuoriesce un olezzo piuttosto forte, sembra contenere qualcosa, ne sporge, infatti quello che sembra il manico di qualcosa.
Mi avvicino per vedere meglio quando noto, attraverso le maglie della rete un braccio umano: faccio per voltarmi ed uscire quando qualcosa mi colpisce alla nuca e perdo i sensi.
Mi sveglio con un brutto mal di testa e quando faccio per toccarmi la fronte mi accorgo di essere legato seduto ad una sedia e bendato.
Dopo alcuni minuti in cui rimango in ascolto tento dei movimenti per scoprire se c'è qualcuno che mi tiene d'occhio e per saggiare le legature, in qualche modo riesco a far cadere la sedia e liberarmi i piedi. Muovendo la testa contro il pavimento riesco a togliermi la benda da davanti gli occhi.
Mi trovo in uno stanzone col pavimento di cemento grezzo, pieno di attrezzi vari e scaffali, probabilmente un capannone.
Dalla mia posizione non vedo alcuna porta, probabilmente è alle mie spalle, vedo solo una lunga e stretta finestra su entrambi i lati della stanza ad un circa tre metri e mezzo d'altezza.
Non c'è nessuno nella stanza, non sento alcun rumore provenire da fuori, in pratica non so dove sono nè se sono in compagnia nè, tantomeno, chi sono i miei carcerieri.
Cercando di muovermi per rialzarmi scopro che, pur essendo legate dietro la sedia, le mani non sono assicurate alla sedia stessa e quindi, strusciando verso una parete rieso a tirarmi su.
Mi guardo in torno per trovare qualcosa con cui slegarmi finché non vedo, in un angolo un paio di dischi per smerigliatrice, meglio di niente anche questi sono utili allo scopo quindi mi ci avvicino e, di spalle, ne utilizzo uno per strusciarlo contro le corde che mi legano le mani.
Da questa posizione vedo la porta chiusa e noto molti altri attrezzi all'intorno.
Una volta liberatomi le mani, tolgo le funi che ancora mi cingono i piedi e la benda che mi è caduta sul collo, mi massaggio i polsi per riattivare la circolazione continuando a fissare la porta.
Mi dirigo spedito verso la stessa che scopro chiusa a chiave, ne consegue che, in qualsiasi momento, i miei carcerieri possono rientrare e cogliermi impreparato.
Devo cercare un modo per bloccare la porta in maniera permanente.
Scarto immediatamente l'idea di utilizzare la sedia come si vede nei film e perché la sedia scivolerebbe via se si spingesse la porta e perché la porta si apre verso l'esterno e non verso l'interno rendendola quindi completamente inutile. Mi guardo intorno per cercare qualcosa con cui bloccare la porta quando noto una squadra di ferro abbastanza spessa da non piegarsi facilmente. La utilizzo quindi incastrando il lato corto dietro la maniglia ed il lato lungo verso la parete reggendo il tutto in posizione con del nastro adesivo da pacchi.
Assicuratomi così che i miei ignoti aguzzini non possano raggiungermi senza fare un po' di rumore mi guardo intorno per cercar di capire come uscire da questa situazione. Ormai, basandomi sulla luce che proviene dalle finestre è giorno fatto, quindi mi aspetto che non manchi molto al loro ritorno.
Le finestre, appunto… sono in alto ma, guardandole bene, sembrano abbastanza ampie da permettermi di passare… forse se riesco ad arrivarci posso uscire.
Accatasto alcune scatole riempite di cianfrusaglie e la sedia finchè non riesco a raggiungere la finestra.
Non è come mi aspettavo.
La stanza deve essere in un seminterrato perché la finestra è al pari del terreno. C'è uno spiazzo aperto in terra battuta e, a circa cinquanta metri un folto bosco, se riesco a superare lo spiazzo sono libero.
Osservo per un po' la finestra che sembra non potersi aprire: per uscire devo romperla. Scendo a cercare qualcosa da usare a tal proposito, anche uno dei dischi che ho usato per le corde va bene ma il martello che trovo è sicuramente meglio, me lo sistemmo ai passanti dei pantaloni, scoprendo così che mi hanno tolto la cintura, e risalgo la catasta.
Controllo che non si veda nessuno in giro, prendo il martello e spacco il vetro della finestra. Struscio fuori e corro verso il bosco.