L'hanno chiamato Eolo, Vayu, Borea e Aquilone, Ehecatl, Euro e Volturno, Shina-Tzu-Hiko e Shina-To-Be, Zefiro e Favonio, Noto, Pazuzu, Typhon e Anzû.
Ma è sempre lui: il buon vecchio Zu, il demone del vento.
È sempre tranquillo, cioè, si fa per dire. Sbuffa di continuo dato che ha da ridire su tutto e su tutti.
Non è un tipo simpatico, piuttosto scorbutico, lunatico.
Mai che sia di buon umore, sembra sempre che si alzi dal letto con il piede sbagliato. E dire che non ha letti dorme solo su amache fatte di nuvole.
Ma, veniamo a noi.
Tempo fa sposò Lamaštu. Mi è ignoto come si siano conosciuti e cosa li abbia attratti l'uno all'altra.
Lamaštu è un demone perverso, gode nel portare scompiglio e febbri tra gli uomini che devono necessariamente prostrarsi ai suoi piedi.
Ogni tanto i due davano una cena, una di quelle cene di società alle quali sono invitate solo le elite, una di quelle, per intendersi dove chi non è invitato si sente un derelitto escluso mentre chi è invitato non manifesta disinteresse per la cosa stessa.
Sapete come sono le elite: strane. Per usare un eufemismo.
Era la prima volta che mi invitavano. In realtà non so nemmeno perché mi avessero invitato.
Certo la mia entità di demone del buio e del silenzio è elitaria di per se ma resta nell'ombra per definizione.
Ero perplesso ma, volente o meno, non potevo rifiutare un invito di Zu. Era pur sempre uno dei pochi tra divinità e demoni che non mi stava troppo antipatico. Quindi andai.
Sapete come sono queste feste: sempre le solite facce note, sempre i soliti discorsi triti e ritriti, qualche commento sulla politica ultraterrena corrente, un paio di aneddoti sulle nostre specie preferite o le nostre vittime predestinate.
Le solite cose insomma.
Difficilmente il buffet va oltre qualche stuzzichino, qualche tramezzino e qualche drink leggero.
Una palla mortale. Ma, ahimé, son cose che vanno fatte.
Ad un certo punto nasce un diverbio. Non sono sicuro del motivo ma credo che una qualche divinità volesse approfittare di un qualche umano protetto da qualcunaltro. Le solite scemenze divine, come al solito.
Cosa ci trovassero nell'imbrogliare quei poveri mortali non l'ho mai capito. Ma come? Ti fai venerare perché ti consideri superiore e poi li tratti come… come… bho non mi viene il termine adatto ma tanto avete inteso; certi aneddoti li conoscete anche voi.
Mi annoiavo quindi stuzzicandomi l'appetito ed osservando la lite a distanza quando una voce al mio fianco fa sempre il solito dongiovanni di Giove, la moglie non gli basta mai.
Mentre mastico un gamberetto mi volto per osservare il mio interlocutore: Diana, quella lunatica cacciatrice notturna che interrompe sempre i silenzi.
Chi ha adocchiato a questo giro? Donna? Uomo? O un altro animale? Magari un toro così lo incorna e ce lo toglie dai piedi
Neanche questa battuta smuove la serietà di Diana, mamma mia che femmina di ghiaccio. Neanche increspa le labbra in un sorriso. Ma vabbé, è venuta lei ad invadere la mia solitudine, se vuole qualcosa lo dirà.
Riprendo, quindi a sgranocchiar stuzzichini annaffiandoli abbondantemente con la "Lacrima Del Cielo". È un vino, diciamo, prodotto da una particolare varietà di uva coltivata da Bacco stesso su un qualche pianeta nascosto. Non ha mai voluto dire a nessuno quale pianeta sia ma il prodotto è ottimo e poi è così generoso da darne sempre a tutti più che volentieri in abbondanza che nessuno indaga più di tanto.
Perché non li fermi? mi chiede tutto ad un tratto Diana
La guardo perplesso e perché dovrei? che c'entro io con quei due? o con gli umani poi?
Stranamente un sorriso nasce sulle sue labbra bhe senza umani… chi temerebbe il buio?
E che mi frega scusa? a me basta che mi lascino in pace anche se, in realtà, se nessuno temesse il buio non avrei più ragione di esistere dato che nessuno lo ama. Ed in tal caso… svanirei nel silenzio.
Dopo aver ben ponderato la cosa m'avvicino ai due. Giove e Atena. Per la miseria, accoppiata peggiore non si poteva proprio trovare quindi per la mia incolumità preferisto istigare il padrone di casa: Zu.
Gli sussurro pian pianino nell'orecchie che certe cose non adrebbero fatte, che le liti in casa d'altri non sono educate e, grazie all'aiuto opportuno di Sybille, lo sobillo ad intervenire.
Giove, Atena ad un tratto esordisce con la sua voce baritonale orsù interrompete la diatriba, quest'è un gaio loco non fatemi arruffar li pensieri
Sì, non ve l'avevo detto che Zu è vecchio? Bhè, quantomeno utilizza uno stile e dei termini piuttosto arcaici, per non dire aulici.
Ma i due non accennano ad interromper la discussione.
Zu sbuffa, sbraita, soffia. Un impetuoso vento gelido raffredda i bollenti spiriti delle due divinità ma Gaydoue non sembra molto daccordo ed attizza i due rimbeccando l'un l'altra le parole dette poco prima.
Gaydoue è, come posso descrivervela… somiglia tanto ad un folletto, ma è piccola come una fatina dei fiori, dispettosa come un demone del deserto e ha una spiccata capacità contorsionistica verbale ma, oltre tutto ciò, ha il sorriso di un angelo e gli occhietti di un cucciolo quando chiede qualcosa. In pratica non è possibile resisterle. Quindi dovete immaginare il disappunto mio e di Zu quando la vediamo mettersi all'opera a sobillar scintille.
Sfortunatamente non posso far molto ma Zu può.
Si sposta verso il centro della sala a tirare una corda che fa suonar un campanello.
Un maggiordomo in livrea accorre immediatamente a sentir gli ordini che il padrone gli sussurra.
Lo sguardo del maggiordomo tradisce lo sbalordimento che prova nel sentir quanto gli viene ordinato ma, silenziosamente si ritrae per eseguir la comanda.
Ci vogliono pochi minuti perchè il maggiordomo torni trascinandosi dietro un aggeggio immenso coperto da un telo.
Ed in effetti veder quel coso che sembra un catafalco un po' sorprende anche me. Il silenzio (ohh come ci ho goduto, finalmente) cala sugli astanti alché anche Giove ed Atena si zittiscono mugugnando.
Aldunque siccome le orecchie vostre han voluto, dianzi, far da mercante… pausa ad effetto durante la quale osserva tutti i convenuti uno ad uno soffermandosi sui due contendenti mostronvi poss'io esser vendicativo
Così dicendo toglie il telo scoprendo un gigantesco gong costituito da un gong centrale circondato da altri gong disposti a stella.
Questo strumento riprende con calma fu riposto al primo utilizzo che ne fu fatto. Regalatomi fu dal mio avo primevo quand'ancor'ero in giovanissima età. Allor che scatenai, qualcun di voi certamente lo ricorderà, l'ira funesta dell'atlante gigante distruggendo il vostro beneamin pianeta or divenuto rosso.
Il silenzio si fa pesante tanto da potersi tagliare col coltello: tutti ricordiamo l'evento che distrusse ogni forma di vita sull'odierno quarto pianeta del sistema solare.
M'avete fatto inalberare indi andrò a dimostrarvi la mia ira suonando quest'empio strumento verso quel terzo pianeta che tanto voi adorate un brusio di dissenzo si alza tra i presenti utilizzerò il più piccolo dei gong a tal fine.
Senza metter altre parole in mezzo colpisce, con l'indice della mano sinistra, il gong superiore della stella.
Nell'istante stesso un gigantesco tzunami si abbatte sulle coste di Atlantide sprofondando l'intero continente nelle acque del mare.