Minù

Al di là della Foresta Infinita…
sì, lo so, mi direte "ma che senso ha? se la foresta è infinita come fa ad esserci un al di là? allora non è infinita?"
allora vi dirò che la Foresta Infinita si chiama anche la Foresta di Lulù. Gli venne dato questo nome da Re Venceslao quando l'attraversò con sua moglie Lulù dicendole "questà è la tua Foresta: senza fine come l'amore che ti porto". Che romanticone vero? Bhe in effetti quando Lulù morì pianse fino a consumarsi completamente ma questa è un'altra storia.
Quindi, dicevamo…

Al di là della Foresta Infinita c'è un lago, un lago salato.
La leggenda narra che è salato perché si formò dalle lacrime di dolore di Re Venceslao alla morte della sua Lulù ma, ahimè, anche questa è un'altra storia.
Cerchiamo di andare avanti senza divagare…

Al di là della Foresta Infinita c'è un lago, un lago salato dal quale partono due fiumiciattoli.
Si dice che i due fiumiciattoli nacquero dalla lancia di Long… no, basta divagazioni!

I fiumiciattoli, più che altro rigagnoli, si riuniscono molto più a valle, quando sono entrambi diventati dei fiumi veri e propri.
Tanti e tanti eoni fa… vabbè, non esageriamo, va…
Come sicuramente vi potete immaginare tanti e tanti lustri fa nei pressi di questa confluenza venne a crearsi una vera e propria città. Dapprima una capanna, poi un'altra, e via via se ne sono aggiunte altre, si sono costruite case di pietra e strade lastricate e ville e finanche un castello.
In questa cittadina un giorno approdò un mercante di sete che risaliva il corso del fiume dal mare su una chiatta. Le sete provenivano da paesi lontani molti e molti giorni di viaggio ed avevano un immenso valore però per Urgu, questo era il nome del mercante, aveva valore solo la conoscenza quindi, in ogni porticciolo e località dove si fermava era uso affiggere un manifesto che diceva:
siore e siori
Urgu il mercante è arrivato
per ogni scampolo vuole 10 pezzi d'oro
ma per ogni conoscenza utile, in ogni disciplina, che non conosce 10 scampoli vi darà

Ovviamente non molti potevano permettersi di comprare uno scampolo di stoffa a quella cifra, molti non avevano visto in tutta una vita.
In molti tentarono di dare qualche conoscenza a Urgu che non avesse, al solo scopo di ottenere le stoffe per poi rivenderle:
- il saggio del villaggio gli parlò di un fuoco liquido che può essere spruzzato direttamente sulle navi avversarie ed Urgu gli rispose che conosceva già la misclela del fuoco greco
- un vecchio religioso, non si sa di quale religione, gli propose un modo per accendere il fuoco con l'acqua, Urgu gli disse che aveva letto anche lui quel libro e conosceva le proprietà del nitrato
- un giovane studioso gli andò raccontando della possibilità di vedere infinitamente lontano o l'infinitamente piccolo, Urgu gli mostrò un canocchiale ed un microscopio
Urgu era demoralizzato, neanche in questa città sperduta c'era una qualche nozione a lui ignota. Dove poteva trovare altre conoscenze? Aveva fame di conoscenza, una fame infinita.
Se ne lamentò alla locanda dopo aver bevuto abbondantemente vino, sidro e birra. Era ciucco perso.
Nel locale c'era un ragazzo di passaggio che si era fermato per un boccone mentre andava a valle ad ascoltare le divagazioni e le storie di Urgu che gli chiese: "hai parlato con Minù?"
Nel locale cadde il silenzio. Minù era una strega, o almeno così si diceva in zona, e tutti la temevano.
"Vive da sola in un capanno sulle colline ad ovest. Si dice sia vecchia come il tempo e conosca tutto"
Queste informazioni giunsero, tra i fumi dell'alcool, alla mente di Urgu che rispose "ragazzo, se quanto dici è vero ti darò non 10 scampoli per questa informazione ma 100 te ne darò. ma bada, se non mi dirà nulla di utile non avrai nulla"
Il ragazzo, infilandosi in bocca un pezzo di pane "non mi importa delle tue stoffe. Va da Minù e vedrai"

Il mattino dopo, dopo essersi curato il mal di testa da sbronza come usa nel suo paese (tuffando e rituffando la testa in un catino d'acqua gelata) partì verso le colline ad ovest.
Gli ci vollero due giorni a raggiungerle ed altri due per trovare il capanno di Minù.
Era l'unico capanno che si trovasse ma era nascosto tra i boschi quindi non era molto semplice trovarlo.
Non c'era nessuno in casa probabilmente, si disse, la vecchia sarà in giro a raccogliere funghi, aspetterò. E si sedette sull'unica panca presente nella casupola.
Il capanno era costituito da una sola stanza, chiuso da pareti di legno grezzo e coperta da un tetto di paglia. Al centro un focolare che serviva sia per cucinare che per scaldare l'ambiente, da un lato un pagliericcio sudicio coperto da una vecchia coperta bucherellata indicava che era il luogo adibito a letto.
Il tempo passava ed Urgu si addormentò.

Si risvegliò al rumore di metalli che sbatacchiavano, per la precisione stoviglie che cozzano l'una contro l'altra.
Minù era tornata ma… non poteva essere Minù. Quella che Urgu vedeva non era vecchia come il tempo come aveva detto quel ragazzo, era, anche se gli dava le spalle, una ragazza che di non più di 25 anni. Con un colpo di tosse cercò di attrarre la sua attenzione. Minù, senza interrompere quello che stava facendo disse "Urgu, so cosa vuoi ma non ho intenzione di darti alcuna nozione se non ne sei degno"
Urgu perplesso e rancoroso rispose "degno? che vuol dire degno? non puoi saper nulla che io già non sappia, sei troppo giovane"
Minù si voltò. Per la prima volta si videro in faccia.
Urgu aveva il volto tirato, teso, la pelle sembrava cuoio conciato, le rughe d'espressione gli caratterizzavano il volto, capelli corti e radi, sorrideva ma era un sorriso falso ed artificioso, un sorriso di circostanza stampato sulla sua faccia da anni ed anni di commercio e trattativa. Si leggevano tutti i suoi quarant'anni su quella faccia.
Minù appariva una venticinquenne, forse anche più giovane, capelli lunghi e setosi, neanche una ruga sul viso, labbra tumide e carnose, corpo pieno e sodo. Solo dagli occhi, dei grandi e bellissimi occhi grigi, si intravedeva la sua storia. Aveva uno sguardo antico, sembrava aver visto tutto il bene e tutto il male del mondo ed aver vissuto un tempo infinito.
Urgu ricadde sulla seggiola a bocca aperta. Non si sarebbe mai aspettato in un corpo, in un viso così uno sguardo del genere. Era ammutolito, affascinato ma ammutolito.
Senza una parola Minù prese una pentola e ne versò il contenuto in un piatto che pose innanzi ad Urgu "mangia".
Urgu si scoprì affamato, in effetti era calata la notte e non mangiava dalla sera precedente, e divorò quanto Minù gli pose innanzi.
Quand'ebbe finito Minù prese il piatto e lo portò all'acquaio, si si appoggiò e guardando il suo ospite incorciò le braccia "ora vattene ma lascia le tue stoffe"
"Ma" cominciò a dire il Uru "le ho portate come…"
"sì" l'interruppe Minù sorridendo "come pagamento per le mie conoscenze"
Andò alla credenza, l'aprì, prese un ciuffetto di erbe secche e lo consegnò ad Urgu "ecco, questo è quanto"
Urgu soppesò il ciuffetto di erbe e stava per dire qualcosa quando alzò lo sguardo e… Minù non c'era, non c'era più la credenza, non c'era l'acquaio, svanito anche il focolare. Voltò la testa e scoprì che non c'era più nemmeno la capanna e lui era seduto per terra in una radura.