Azizi

Molti sono i memitim, non vi è un solo angelo della morte ma ve n'è una moltitudine, la maggior parte del tempo compiono solo il lavoro di psicopompi ovvero aiutare le anime dei trapassati a trovare la loro collocazione ed abbandonare tutto ciò che li lega alla terra, raramente hanno fatto (e fatto tuttora) il lavoro di sterminatori.
Azizi faceva parte di questa schiera.
Non prese parte alle lotte tra angeli e demoni, in quel periodo andò, come sua abitudine periodica a rilassarsi in un buco nero di un'altra galassia, ma questa è un'altra storia. Né, tantomeno, prese parte ai grandi stermini comandati dagli Dei per la sua indole gentile il suo unico incarico era quello di psicopompo principalmente per vecchi e bambini con i quali sembrava avere un rapporto speciale.
Nei periodi di stanca girava tra gli umani in cerca, o almeno così diceva, di passatempi. Vagando senza meta e senza scopi precisi incontrò un fanciullo che giocava col fango.
Era gioviale ed allegro e ridente e, pareva, contento.
Dietro di lui una casa, poco più di una capanna, era in fiamme e Azizi vi scorse alcuni colleghi intenti a raccogliere delle anime.
Come si suol fare quando si riconosce qualcuno ci si avvicina per salutare e far due chiacchere, allo stesso modo fece Azizi e scoprì che quella era la capanna del fanciullo e che tutta la sua famiglia era rimasta uccisa lasciandolo orfano.
Non era una cosa insolita, sono cose che capitano sovente. Azizi, come sua abitudine, lo tenne d'occhio per un po'. Non era interesse personale o morboso desiderio di onniscenza come si potrebbe pensare ma pura e semplice curiosità: aveva visto il dolore della perdita evolversi in tanti modi e maniere che non si stupiva più di tanto di nulla, anzi, detto in confidenza, aveva stilato una classifica a riguardo.
Il fanciullo non reagì alla perdita in nessuno dei modi che aveva mai visto, per lui, anzi, pareva che la perdita non fosse avvenuta affatto, come se, anche prima, non avesse una famiglia.
Azizi lo mise sotto la sua ala protettrice.
Col tempo il fanciullo crebbe semplice, freddo e distaccato da tutto e da tutti, solo con Azizi era dolce e sincero, solo tra loro c'era un profondo attaccamento.
Ma Azizi non poteva stare sempre con quel ragazzo, non poteva vederlo crescere e divenire uomo: era un memitim. Il suo compito era aiutarlo a trapassare, cosa che, in realtà avrebbe già dovuto fare alcune volte. Azizi non voleva, non poteva e non accettava nemmeno che lo facessero altri al suo posto.
Salì al cielo, al terzo per la precisione per parlamentare con i suoi confratelli.
Salì di cielo in cielo: principati, potestà, dominazioni, cherubini, serafini. Nessuno che volle ascoltare, nessuno che volle capire.
Al sommo dello sconforto salì all'empireo. Non era mai successo prima che un memitim conferisse direttamente con le divinità, non era contemplato che potesse assurgere e sopportare tali visioni e tale voci. Perché tali e tanto fuori dall'ordinario esse sono che nessun essere in grado di camminare sulla terra è in grado di sopportarli senza incorrere in gravi problemi.
Azizi s'inchinò al trono divino senza alzar mai lo sguardo e perorò sì fortemente la causa sua e del fanciullo che… per averne la grazia si strappò le ali.
Nel momento stesso in cui si strappò le ali ed abiurò se stesso ricadde sulla terra nella sua forma umana.
Azizi aveva ottenuto la grazia di una normale vita umana per se insieme al ragazzo.

Sembrerebbe un lieto fine. Ma siamo sulla terra, non in una favola.
Non vissero una lunga vita serena felici e contenti.
Il ragazzo divenne uomo e l'uomo, si sa, è meschino. Rinfacciò ad Azizi tutto ciò che aveva fatto e, al sommo dell'ira, acceso dalla passione e dal furore la uccise.
Finché visse visse come un malvagio e quando morì invece di essere accompagnato da uno psicopompo nell'aldilà assunse il ruolo di memitim che era stato di Azizi.