C'è una sola possibilità di scampo, una sola via di fuga ma non è così semplice decidere di prenderla.
Prenderla comporta dei rischi: è una scelta definitiva, totale. E non da garazie di riuscita.
L'alternativa è, semplicemente, la resa.
Ma la resa anche questa è una scelta definitiva, non è detto che poi sia possibile liberarsi dal peso che comporta, un peso abnorme. Come si fa a pensare che la resa, per quanto onorevole, sia una possibilità. Quando si combatte o lo si fa per bene, o si da il 100% o non si combatte affatto. No, la resa non è una possibilità.
Restano solo due possibilità.
Restare a combattere con i pugni e con i denti fino alla morte e vendere cara la pelle. Perché questo è il destino che comporta rimanere a combattere senza più armi ed energie: la morte.
Oppure la fuga per tornare a combattere più avanti, quella che alcuni chiamerebbero ritirata strategica.
È qui è il punto. La via di fuga. Non abbiamo scampo se non buttarci.
La scogliera è alta e frastagliata. Uscirne illesi è impensabile, uscirne vivi difficile, le onde che s'infrangono sugli scogli non lasciano molte speranze. Ma è l'unica possibilità che abbiamo.
Signori, voi fate quello che vi pare, la pelle è la vostra.
Io, per me, preferisco il rischio della morte alla morte certa od all'infamia.
Con quest'ultima frase il capitano si buttò.
Alcuni di noi si sono arresi, hanno pensato che meglio codardi ma vivi che morti.
Altri hanno preferito combattere fino allo stremo e morire.
Solo un paio hanno seguito il capitano e poi, dopo alcuni mesi di convalescenza si sono trovati nuovamente a combattere.
Io non ho dovuto fare questa scelta, non ne avevo bisogno.
Ho continuato a combattere allo scoperto, senza remore, senza timori… tanto non potevano uccidermi. Nessuno può.
Sono già morto migliaia di altre volte ma, quello scampolo di magia che mi ha condannato, non permette che mi fermi.
Chissà, forse un giorno, anch'io troverò come morire.