Il padrone dei mari

Ai tempi de La condanna ci fu un putiferio, oramai tutto l'universo noto era andato in frantumi per colpa di quell'uomo e di quella Dea.
Si scatenarono liti e battaglie.
I miti e le leggende furono distrutte, ne rimase solo il ricordo.
Fate, folletti, gnomi e gli altri esseri magici svanirono nascondesi da tutto e tutti.
Streghe, stregoni, maghi e fattucchiere vennero aspramente combattuti e raggiunsero quasi l'estinzione.
Gli uomini cominciarono a combattere contro tutto e tutti, anche tra di loro e ci presero così tanto gusto che non hanno ancora smesso.
Dei e angeli combatterono contro i demoni finché stabilirono una tregua: gli Dei avrebbero dominato i mondi dei vivi ed i Demoni quelli dell'incoscenza.

Gli Dei avevano eletto a propria dimora uno dei monti più alti noti all'umanità, i demoni abitavano nelle profondità della terra, gli esseri magici, come detto, si nascosero vivendo nei boschi, nelle grotte e nelle aree più impervie del pianeta.
Non era raro poter vagare tra i vari domini. Se si era pacifici si poteva tranquillamente attraversare i boschi e vedere folletti, pan, fatine e quant'altro, scendere nei domini dei demoni e parlare con i vari signori dell'oltretomba attraversando, pagando i relativi oboli, i fiumi ed i canali loro riservati ed anche andare a passeggiare sul monte degli Dei e parlare con loro.
Gli Dei erano tanti e si divisero il controllo sui mondi dei viventi: chi si prese la briga di stabilire la durata del giorno, chi quella delle stagioni, chi quella dello scorrere del tempo, chi i sentimenti, chi di sostenere i cieli, chi le acque dei fiumi e chi quelle dei mari.
Poseidone dominava i mari e si era trasferito dal monte degli Dei nel profondo degli abissi per vivere nel suo elemento, come diceva lui. In realtà voleva stare con i suoi figli (i tritoni) e le sue figlie (le sirene) perché, come ogni padre, li amava profondamente.
Ogni tanto emergeva dalle acque e si gustava il sole e l'aria fresca su uno scoglio verde, almeno così lo chiamava lui, in mezzo all'oceano. Lo soglio oggi lo chiamiamo Madagascar.

All'epoca facevo il pirata: assaltavo navi commerciali e le depredavo, di solito bastava vedessero lo sguardo del Guercio per arrendersi senza colpo ferire.
Non ne vado molto fiero ma era considerata un'attività come un'altra e, oltretutto, meglio assaltare qualche commerciante in mare che combattere le guerre di conquista sulle terre. In ogni caso all'epoca avevo le mani lorde di sangue.
Uno dei nostri assalti fallì miseramente. Non so che armi avessero quei commercianti, penso un qualche aggeggio per convogliare la luce del sole, fattò sta che incendiarono la mia goletta e la colarono a picco.
Rimasi aggrappato ad un relitto non so per quanti giorni prima di svegliarmi su quella spiaggia bianca e soffice.
Non avevo idea di dove fossi: ero vivo e questo era l'importante. Solo ma vivo. Probabilmente il resto dell'equipaggio era morto in mare, pace all'anima loro.
Era una bella isola lussureggiante, con una vegetazione fitta e molto cibo: sia vegetale che animale. Sicuramente quella terra non era stata calpestata da nessun uomo: c'erano degli uccelli che si facevano prendere direttamente con le mani senza aver alcuna paura.
Comunque vagai per giorni su quell'isola in cerca di altri esseri umani. Inutile dire che non ne trovai nessuno.
Finché trovai una specie di gigante con un tridente in mano. Lì per lì rimasi sorpreso: sapevo che i giganti erano estinti e sapevo anche che erano più alti di questo tizio era sì bello alto ma era nemmeno tre metri di altezza i giganti erano un dieci/dodici di metri.
Vagava nel bosco beato e tranquillo con uno sguardo trasognato. Quando si sedette su un masso mi avvicinai ed attaccai bottone.
- Ehi tu, uomo… sei la prima persona che vedo da non so quanto tempo. Sai dirmi dove sono?
Lui si volta a guardarmi dall'alto in basso - Uomo? Dunque tu non sai chi sono io? Tu, omuncolo. Non sai quante volte ho graziato dalle tempeste la tua nave perché non facevate stragi? Io sono Poseidone, il sovrano dei mari, il tuo Dio. Prostrati ai miei piedi e venerami.
La mia faccia deve essere la personificazione della sorpresa stessa dato che, pur non inginocchiandomi ai suoi piedi mi sorride - Sei sorpreso e fai bene. Siedi, uomo, e parliamo un po'.
Scossomi dalla sorpresa mi siedo e parliamo del più e del meno, ovviamente partendo commentando la bella giornata soleggiata.
Lo trovo piuttosto saggio ed intelligente. So che questo non dovrebbe sorprendermi però mi ero fatto l'idea che non fosse stato molto intelligente a scegliere, anzi alcuni dicono pretendere, di dominare sui mari.
Oltre a ciò mi pareva anche triste e gliene chiesi il motivo.
- Ahhh voi uomini. Credete che basti avere la pancia piena e magari un dominio per essere felici. Non è così. Vorrei che foste voi uomini a dominare su tutto, ne avete le potenzialità ma, ahimè, siete troppo amanti della guerra e del sangue per poterlo fare.
- Ci sarà pur qualcuno che non lo sia, noo?
Mi guardò e sorridendo mi rispose - Sì, qualcuno c'è. Anche tu non ami il sangue e la guerra e sei scappato sui mari a depredare quasi mai uccidendo.
Sospirò profondamente addolorato - però non sei in grado di rifuggere te stesso.
- Ma - continuò - voglio credere in te e farti un dono. Quando sarai in grado di portarmi il mare ti cederò il mio trono. Ti concedo tutto il tempo che vuoi anche oltre la tua vita.

Rimasi perplesso, ovviamente la proposta era allettante ma come si può portare il mare al dio del mare?
Da tempo immemore vago cercando una risposta a questa domanda. Ha mantenuto la sua promessa ho tutto il tempo, finora nessuno è venuto ad esigere la mia vita.
Ma ormai ho capito cosa devo fare. Devo semplicemente rubarlo.

Pensate sia improbabile? Impraticabile? Impossibile?
Liberi di crederlo, come biasimarvi. Lo credevo anch'io prima. Prima di incontrare Arja.
Arja non ha niente di particolare: due gambe, due braccia, una testa, due orecchi, una bocca, etc. etc. tutte le sue cosine al posto giusto insomma. Umana senza alcun potere magico o divino. Niente di strano, quindi.
La guardai negli occhi e le raccontai del mio incontro con Poseidone e lei… si mise a ridere. Di pancia. Una di quelle belle risate piene.
Non ci credette minimamente e, francamente, come darle torto? Di certo non dimostro i miei 38102 anni, cavolo, se li dimostrassi sarei incartapecorito e studiato da secoli da degli scienziati ignoranti. Ne dimostro molti meno, figurarsi.
Comunque la sua risata mi scosse. Possibile avesse ragione e Poseidone mi avesse preso per i fondelli?
No, non era possibile. Probabilmente c'era qualcosa di più sotto e pensai. Pensai. Pensai.
E sorrisi. Il sorriso mi nacque proprio dal profondo. Sapevo come diventare padrone dei mari. Mi misi all'opera.

Mi ci volle un po', non fu una cosa immediata.
Quando fui pronto chiesi ad Arja di accompagnarmi che volevo farle una sorpresa presentarle qualcuno. Un po' perplessa mi seguì.
Quando ci imbarcammo su un piroscafo senza documenti mi guardò storto, quando salimmo su una nave senza venir registrati ancor di più ma, comunque, mi seguì senza chiedere spiegazioni. Quando poi noleggiai, senza pagare anticipi, un piccolo veliero cominciò a dar segni di frustrazione ed inquietudine.
- Siamo quasi arrivati - le dissi
Arrivammo sull'isola e ci inoltrammo nella giungla. Non aveva le scarpe adatte ma, quando serviva, l'aiutavo volentieri sostenendola. La presi anche in braccio un paio di volte per oltrepassare delle pozze. Era piacevole tenerla in braccio, sorrido ancora al pensiero.
Arrivammo alla radura col masso, ci sedemmo ed aspettammo.

Il sole era alto ormai e probabilmente Arja cominciava ad avere fame quindi raccolsi un po' di frutti e glieli porsi. Mangiammo con calma.
Ad un certo punto, tra un morso e l'altro, si sente tossire e vedo arrivare Poseidone dal folto che, appena mi vede fa - ohhhh l'omuncolo è tornato e vedo in compagnia questa volta.
Mentre Arja lo guarda stupefatta con la bocca aperta e la mano bloccata nell'atto di portare alla bocca un pezzo di banana, Poseidone la squadra ben bene dall'alto in basso e, facendo un cenno affermativo con la testa, afferma - ottima scelta omuncolo - e si siede.
Arja è stupita e bloccata a guardarlo, non riescie a muoversi nè a deglutire. Sorrido della sua sorpresa.
- Allora - comincia Plutone - come mai sei qui? Volevi farmi conoscere la tua ragazza?
Alché Arja si scuote e fa - ehi non sono la sua ragazza!
Io e Plutone scoppiamo a ridere, la faccia di Arja manifestava tutta la sua incomprensione, quindi cerco di trattenermi e le dico - certo che non lo sei, figuriamoci, io son qui a discorrere con una divinità che ho conosciuto oltre 30mila anni fa… tu sei una bambina ai nostri occhi.
Fa la faccia offesa e Plutone aggiunge guardandomi - come non glielo avevi detto? - e ricomincia a ridere.
Torno serio e guardandolo dico - Sono qui a rivendicare il tuo trono, Plutone, voglio il dominio dei mari
Di colpo il riso scompare. Mi guarda, guarda Arja che nuovamente è rimasta a bocca aperta e poi di nuovo me - bene, se mi hai portato il mare avrai il mio trono.
Sorride, sorrido di rimando e vado da Arja, l'aiuto ad alzarsi prendendola per una mano e poi, passandole dietro, la sospingo per le spalle verso Plutone che ci guarda perplesso.
Prendo la palla al balzo ed affermo - ho rubato due gocce di mare e li ho incastonati nei suoi occhi. Guardali bene Plutone e vedrai che cambiano come cambia il mare, di momento in momento, sempre uguale a se stesso e sempre diverso.
Plutone osserva attentamente gli occhi di Arja.
Dopo un tempo che sembra infinito annuisce - bravo omuncolo, sapevo ce l'avresti fatta.
E, così dicendo, mi passa il tridente - tieni, con questo sei il padrone dei mari.
Plutone si riduce alle diemnsioni di un semplice umano.
Guardo Arja che sembra essersi scossa e le dico - saresti potuta diventare signora e padrona dei mari se avessi creduto alle mie parole.
Poseidone sospinge Arja fuori dalla giungla fino alla barca a vela per tornare sul continente. Una volta approdati prendono strade diverse.

Sono rimasto da solo a governare i mari.