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Resoconti dalla Galassia dell'Occhio Nero: Il distruttore di mondi - Capitolo II - Rustigia

1. Crodon

Sono nudo, steso su un letto di marmo caldo coperto solo da una ruvida pelle di Ishabar o almeno così mi sembra dall’odore.
Il soffitto non mi dice niente, ho ancora la vista un po’ offuscata, sicuramente effetto dell’anestetico datomi per l’operazione di rinopilectomia. Noioso doversi prestare ad operazioni del genere ma Jessylina mi preferisce così. Ahhh cosa non facciamo per le nostre compagne.
Sono ancora intorpidito quando vedo comparirmi davanti due occhi d’oro in un ovale perfetto incorniciato da degli splendidi capelli d’avorio. Sembra una visione ma è certamente l’infermiera che afferma “si sta riprendendo”.
Ha una voce strana, come artificiale, non saprei definirla ma probabilmente è tutto effetto dell’anestetico.
Riesco a voltarmi e vedo il resto della camera: finestra a sinistra, bagno di fronte e porta a destra dalla quale entra, sorridente, Jessylina con nostro figlio Jaleb. Sforzo di sorridere “come sei bella” mi sorprendo a pronunciare.
Il sorriso che le illumina il volto la rende radiosa ed ancora più bella.
I muscoli cominciano a sciogliersi quindi riesco a muovermi.
Dopo poco meno di una frazione rientra l’infermiera seguendo il medico che fa uscire mia moglie e mio figlio “andate a mangiare qualcosa” le dico.
Il dottore mi fa una visita sommaria ed afferma “bene signor Cordon, è tutto a posto, può andare quando vuole” ed esce soddisfatto chiudendo la porta.
L’infermiera prende i miei vestiti dall’armadio vicino al bagno e mi veste come si farebbe con un bambino: senza alcun ritegno per le mie nudità. Evidentemente non le interessa minimamente come si possano sentire i pazienti, ha uno sguardo freddo, gelido oserei dire.
Quando sono pronto mi alzo e, seppur un po’ traballante, mi avvio verso il bar dove Jaleb mi corre incontro ridendo.
È mattina, andiamo a casa sorridendo, già domani dovrò tornare a lavoro.

Prima dell’alba sono già nella cava a lavoro.
Ho iniziato intagliando tavoli e letti come quelli dell’ospedale, poi porte e portali, vasi ed opere e statue. Ora, come primo scalpellino del sommo imperatore Garidar ho una grande responsabilità. Oltre formare i nuovi futuri scalpellini devo sovrintendere al lavoro di estrazione della cava e fare rapporto direttamente al ministro delle cave.
Il lavoro procede bene quando un mal di testa mi coglie, strano, sono abituato ai due soli di Rustigia non può essere un colpo di calore, in ogni caso mi gira la testa e mi siedo all’ombra qualche istante tenendomi la testa tra le mani. Quando la risollevo per guardare la cava sotto di me vedo l’immagine di una nave stellare che svanisce.
Un’allucinazione di sicuro ed infatti non c’è niente nella cava. E poi, io non possiedo una nave, non ho mai preso la patente, non mi interessa. Per il mio lavoro viaggio insieme agli scalpellini o con le navette pubbliche. Non ho bisogno di una nave.
Il lavoro prosegue tranquillo tutto il giorno. A sera, rientrando a casa, quando Jaleb mi corre incontro mi aspetto un altro bambino corrermi incontro.
Sarà il caldo che mi da alla testa.
Quando mi sveglio al mattino non riconosco la mia casa, mi volto verso Jessylina e, di spalle, mi sembra un’altra donna, una donna che non conosco.
Qualcosa non va ma devo andare a lavoro, non posso pensare a queste cose. Oggi viene un ispettore del sommo imperatore e devo fargli vedere la cava. Giornate come questa mi fanno odiare il mio lavoro.

Ogni tanto mi mescolo agli scalpellini comuni, mi piaceva lavorare sodo, ormai sono quasi un burocrate.
Una lastra di marmo è stata legata male e cade fragorosamente al suolo, rompendosi in più punti. Fortunatamente nessuno si è fatto male. Nella caduta solleva polvere per molti metros all’intorno. Sono molto distante eppure anche qui si sente la vibrazione della caduta e si smuove della polvere a terra che fa affiorare quello che sembra un pezzo di tela grigia. Lo prendo, sembra uno scampolo di stoffa grigia strappata da chissà dove e chissà quando, sto per buttarla quando sento qualcosa con la mano dall’altro lato, come se ci fosse un rilievo od un’incisione. Lo volto. Vedo il mio volto insieme ad una donna che non conosco. Sono sconvolto, è la donna che mi è apparsa giorni fa mentre guardavo Jessylina che dormiva. Infilo lo scampolo in tasca e vado nel mio ufficio.

Nel mio ufficio non c’è privacy quindi non posso osservare lo scampolo, gli altri colleghi lo vedrebbero. Devo attendere un momento più propizio.

2. Ricostruzione

Jessylina dorme, Jaleb anche.
Mi alzo dal letto, prendo dalla tasca dei pantaloni lo scampolo che ho trovato nella cava e vado in cucina. Con la scusa di bere qualcosa di fresco apro il frigider e, grazie alla sua luce, osservo lo scampolo.

E’ una stoffa ruvida, che a prima vista non riconosco ma sono uno scalpellino, non un sarto quindi è naturale.
Quello impresso sulla stoffa sono indubbiamente io ma che strani vestiti, che strani indumenti.
Ma quella donna, di fianco a me in quell’immagine, chi è? Non la conosco, non mi pare almeno. L’ho vista solo, forse, in sogno. Come può essere rappresentata insieme a me su quella stoffa?
Giro e rigiro in mano quello scampolo pensando, riflettendo.
Lo devo dire a Jessylina? No, per carità ci monterebbe sopra un caso e ne farebbe una tragedia.
Devo dirle i miei dubbi? Dubbi? Che dubbi? Sto mettendo in dubbio anche me stesso, come potrebbe capirlo? Come potrebbe aiutarmi?
Devo dirle i miei pensieri? No, non mi pare il caso. È vero che non ci siamo mai nascosti nulla finora ma… e se non fosse così?
L'immagine è recente, quindi dovrebbe conoscerla anche lei ma… perché lei non c'è? Perché ho pensato di vedere lei vicino a me nel letto invece di mia moglie? Sono sicuro di chi sono? Di chi è mia moglie? Di chi è rappresentato su quello scampolo?
No, non sono sicuro di niente. Non posso parlarle.

Ogni dì riaffiorano ricordi diversi alla mia mente.
Ogni frazione, ogni istante un pezzo del puzzle del mio passato si ricompone.
E non solo. Nella cava ho trovato, sparsi altri scampoli di stoffa, pezzi di metallo, pezzi di materiale resinoso, pezzi di carta di un diario. Ed ho cominciato ad accatastarli.
Ad una certa distanza dalla cava ho trovato pezzi di metallo più grossi ed ho cominciato a ricomporli. A ricomporre una nave stellare o almeno quella che mi sembra una nave stellare.
La Jolly Spare.

A casa ho trovato apparecchiature elettroniche di spionaggio come ho visto solo nei film, dei documenti, dei messaggi e delle foto che Jessylina si scambia con qualcun'altro su di me, sul mio comportamento.
Jessylina non è mia moglie.
Jaleb non è mio figlio.
Io non sono Cordon primo scalpellino dell'imperatore Garidar.
Non so chi sono ma, sicuramente, questa non è la mia casa e questa non è la mia famiglia.

Il tempo scorre imperterrito, i dì passano e si trasformano in esadi, in quarzi ed in muezi.
Mi ci vuole un annai intero per ricostruire la mia nave e poi un altro quarzo per leggere tutto il giornale di bordo.
Io non sono Cordon, sono Crodon il distruttore di mondi e mia moglie Jalinda e mio figlio Filippide probabilmente sono morti.
Jessylina è un agente governativo, non mia moglie… però che dedizione, che sacrificio, sembrava una vera moglie con tutti i suoi pregi e tutti i suoi difetti. Jaleb è davvero suo figlio, ma non il mio.

Devo scappare. E scapperò.
Ma prima devo scoprire di più su Rustigia: non ci sono mappe nel computer della Jolly Spare a riguardo, sull'imperatore Garidar, su Rubinia e su come sono collegati.

3. Rustigia e l'Impero

Come primo scalpellino del sommo imperatore Garidar ho accesso privilegiato a molta documentazione storica, a molte e varie biblioteche.
Come dipendente diretto del ministro delle cave ho accesso diretto a molti canali informativi non ufficiali.
Mi metto a studiare la storia del sistema e scopro che l'impero è molto più antico di quanto potessi supporre.
Sono curioso come mai nelle mappe della Jolly Spare non compare nulla a riguardo? Eppure fa parte della stessa gala… no, niente affatto questo sistema non fa parte della galassia BlackEye ovvio che sulle mappe della mia nave non comparisse affatto.
Come faccio allora ad essere qui? Come ci sono arrivato? E come faccio ad andarmene se non so nemmeno quanto è distante la mia galassia da questa?
Non è possibile.
Questi ed altri pensieri assurdi mi si accavallano nella mente e sicuramente traspaiono dalle mie azioni e dal mio atteggiamento tanto che Jessylina si sforza di essermi più vicina di quanto mai lo sia stata (od almeno per quel che credo, i ricordi del nostro passato insieme devono avermeli impiantati in qualche modo) probabilmente per interrogarmi e farsi dire qualcosa da dare ai suoi capi. In ogni caso non siamo mai stati così vicini come in questo periodo.
Ma con tutto il mio studiare, con tutto il mio indagare non riuscivo a raccapezzarmi della situazione.

Per lavoro andai al nosocomio della capitale dove avevano bisogno di una serie di lavori di ristrutturazione ed ammodernamento per un sopralluogo. Durante il sopralluogo con il direttore amministrativo passammo per il reparto psichiatrico proprio quando un malato aveva una sua crisi tra le oscenità che gridava captai le parole BlackEye, Rubinia, tredicesima dimensione.
Fermai un dottore del reparto e gli chiesi cosa stesse dicendo: "assurdità su un passaggio tra mondi e universi paralleli; è un pazzo della peggior specie perché quando non vaneggia è molto intelligente, era un astrofisico, ma crede di venire da un mondo che non esiste né in questa dimensione né nelle altre cinque dimensioni a noi note ma in una fantomatica tredicesima" mi risponde al volo prima di essere chiamato da un infermiere al capezzale di un moribondo in crisi epilettica.
Vagheggiamenti o no questo è l'indizio migliore che abbia trovato fino ad ora: un testimone diretto, uno scienziato anche se dichiarato pazzo, che conosce Rubinia e la mia galassia. Non può essere una coincidenza.
Ovviamente il lavoro mi porterà nuovamente al nosocomio quindi mi dedico agli studi sulla fisica, l'astrofisica e le dimensioni note.
Ammetto che fino ad allora non mi ero mai interessato di queste cose: come scalpellino non mi interessavano e come distruttore di mondi non ho dovuto apprendere informazioni del genere, ma solo classificazioni planetarie, tecniche di distruzione e manipolazione della materia rossa e per la navigazione interstellare c'è sempre stato il computer di bordo ad occuparsene.
Allora, riassumiamo quanto ho appreso nei muezi che ho passato a studiare questi argomenti: la scienza ufficiale afferma e descrive l'universo a noi noto con cinque dimensioni; le teorie più accreditate prevedono altre quattro dimensioni ancora da definire, vi è poi un teorico che afferma esservene ben undici ma non ha avuto molto credito in ambito scientifico a questa fantomatica tredicesima dimensione non ci arriva nessuna teoria nota. Non mi resta che chiedere direttamente alla fonte: il matto.
Sono stato al nosocomio molte altre volte e mai ho visto altri malati dare in escandescenze, ho un tesserino che mi permette di girare tranquillamente per i reparti e lo uso, appunto, per cercare il pazzo delle dimensioni.
Alla fine lo trovo a godersi il fresco seduto su una panca di marmo sotto un albero del giardino, gli infermieri controllano tutto ma lasciano una certa libertà di movimento ai malati quando sono all'aperto.
Mi avvicino e mi siedo dicendo "probabilmente questa panca proviene dalla mia cava, sono Cordon, tu?"
Mi guarda perplesso, probabilmente non ha molte possibilità di conversazione "sono Gauloise, una volta ero un ingegnere astrofisico"
"Ingegnere?" chiedo "è una qualifica che non conosco, cosa significa?"
"Giusto" fa guardandomi storto "un ingegnere non esiste in questo mondo, costruivo cose che andavano nello spazio"
"Bello… quindi sai tutto dell'universo"
Mi guarda un po' di traverso e risponde "a quanto sembra più di quello che dovrei"
Rimaniamo in silenzio un momento senza saper che dire poi mi butto "senti, io non credo tu sia matto. Io vengo da Crastis, un pianeta nella galassia BlackEye e facevo il distruttore di mondi con la materia rossa. Un oriontano ed un arquiliano mi hanno ingaggiato per distruggere un planetucolo chiamato Rubinia e quando ci ho provato mi sono ritrovato qui."
Gauloise si guarda intorno, poi guarda me, poi nuovamente controlla se ci siano persone in ascolto "non so di cosa stai parlando" mi risponde.
Probabilmente pensa ad una trappola, come dargli torto, ma riprendo "capisco tu non mi creda ma non voglio incastrarti, voglio solo sapere se sai come poter tornare su Rubinia. Voglio andarmene da qui. Ho una moglie ed un figlio su Crastis e mi mancano. Vorrei rivederli o quantomeno sapere cosa gli è successo."
Mi guarda dubbioso senza proferire una parola.
"Posso dimostrarti quello che dico" ed estraggo dalla tasca un pezzo di metallo "conosci questo materiale?"
È una lega metallica che non ho mai visto su Rustigia proviene dalla mia nave.
Lo guarda attentamente, lo esamina e mi guarda sbalordito: "chi sei?" mi chiede.
Mentre si rigira tra le mali il pezzo di metallo gli racconto la mia storia dal primo incontro con Crasintus e Clabaci alla discesa su Rubinia, dal mio risveglio dopo la rinopilectomia ai miei studi ed alla chiaccherata con lui.
Ha ascoltato attentamente ogni mia parola, mi restituisce il pezzo di metallo e risponde "il tuo errore è stato scendere su rubinia con l'ossigenatore, sì è attivato un flusso antigravitonale che vi ha risucchiato nel tunnel della tredicesima dimensione. È lo stesso errore che commisi anch'io ma non sono stato fortunato come te, a me non hanno imnpiantato nuove memorie e non mi hanno dato una famiglia. Mi hanno interrogato per muezi e muezi e poi mi hanno relegato qui come pazzo."
Dopo una pausa di riflessione riprende "se davvero hai ricostruito la tua nave forse c'è un modo per tornare a casa. Torna tra un esadi… no, meglio due… devo fare dei calcoli e non devo dare nell'occhio… e ti saprò dire. Ora vattene."

È dura far passare un esade quando si ha un pensiero fisso in testa, figuriamoci due però, in qualche modo il tempo passa e mi ripresento nel giardino del nosocomio a cercare Gauloise.
È controllato a vista da almeno due inservienti e mi fa cenno di no con la testa. Prendo un taccuino e comincio a fare schizzi così da aver l'aria di fare qualcosa appoggiandomi ad un albero guardando l'edificio principale.
Mi siedo su una panca e passo a fare uno schizzo del giardino ovvero di come sarà il giardino ristrutturato e rimodernato tenendo d'occhio il mio amico. Ad un certo punto si china come per allacciarsi una stringa e lo vedo mettere un foglietto in un buco sotto un piede della panca. Rialza lo sguardo e sorride.
Si alza e rientra seguito dai due inservienti. Attendo due tempi continando a fare schizzi inutili prima di arrischiarmi ad andare alla panca di Gauloise. Chinarmi, prendere il foglietto ed allontanarmi è questione di un istante.
Sono nervoso ma mi trattengo dallo sbirciare il foglietto finché non sono tornato a casa e mia moglie Jessylina si è addormentata.
Solo a quel punto mi alzo dal letto, vado in cucina e sbircio il foglietto.
La grafia di Gauloise è un po' sbilenca ma, comunque, precisa e chiara.
Sono delle istruzioni:
- andare a 12.354.142X 325.12.721Y 421.0.12Z
- inviare un fascio di materia rossa verso il centro della nebulosa con densità 210.4
- entrare in curvatura massima verso il punto d'impatto
Alle quali ha aggiunto una richiesta: torna a prendermi con un raggio identico verso Rubinia o distruggilo con un raggio di densità minima 5555554.3