===== La prima volta non si scorda mai =====
Successe molto, molto, molto tempo fa, avevo sette anni, ero giovane ed inesperto della vita, gioioso e fiducioso di ciò che essa mi avrebbe portato.
Era primavera/estate e stavo giocando in un campo pieno d'erba alta a rincorrere la mia ombra, quella del sole, qualche animale di campagna, saltare, capriolare, scapicollarmi e compagnia bella. Quando avvenne.
Ovviamente non ci pensavo neanche, non era nelle mie conoscenze nè nei miei pensieri ciò che doveva avvenire. Ero ignaro di cosa sarebbe avvenuto ed ancora più ignaro di cosa ciò significasse o potesse significare, in realtà ancora non sono certo di saperlo ma si può davvero esser certi di qualcosa?
L'erba alta nascondeva alla vista il terreno e le insidie che vi si nascondevano quindi tra una capriola ed una corsa è facile inciampare e cadere, ferirsi e graffiarsi ma questi sono inezie in confronto alla gioia che si prova nel gioco e, anzi, fanno parte del gioco stesso.
Tra i vari graffi e contusioni dovute alle cadute ho tuttoggi il segno di una di queste in una coscia: una evidente cicatrice di un paio di centimetri che mi ricorda la gioia della giornata. Me la procurai, insieme ad un'infinità di graffi e graffietti, cadendo in un cespuglio di rovi: un rametto si spezzò e si conficcò in profondità nella coscia, toglierlo, tamponare il sangue con un fazzoletto e rimettersi a correre fu questione di un attimo, certo il sangue sgorgava ancora ma non era importante, l'importante era giocare.
Con un buco tappato da un fazzoletto grondante nella coscia, una serie di graffi sanguinolenti sparsi sul corpo e sul volto dovevo avere un pessimo aspetto tant'è che un gatto, quando mi vide, scattò sù rizzando il pelo e se la diede a gambe levate. Certo poteva anche darsi che si dette alla fuga perché aveva intuito che volevo braccarlo, rincorrerlo e strapazzarlo e non aveva voglia di giocare con me, chi può dirlo questo.
In ogni caso scattai all'inseguimento. Alla faccia di qualunque centometrista esperto superavo in velocità il vento stesso, tralascio ovviamente di dire che non ce n'era un alito, ma il felino era più furbo di me e ad ogni passo scartava cambiando direzione evitando la cattura.
Tra uno scarto e l'altro non mi accorsi che spiccò un balzo sopra una buca nella quale invece io caddi dritto filato a testa in giù.
La buca era più profonda di quanto io fossi alto e terminava in una specie di bacino pieno d'acqua. Non era un pozzo, nessuno l'aveva scavato e nessuno ci attingeva l'acqua era soltanto una buca dalla quale non potevo uscire. Dato che non potevo girarmi rimasi a testa in giù con la testa, almeno in parte, nell'acqua.
Non era un problema, faceva caldo e l'acqua era fresca quindi un po' di riposo non poteva che farmi bene dandomi il tempo di trovare un modo per uscire da lì.
Dovetti addormentarmi perché ad un certo punto mi svegliai: avevo sentito qualcosa di gelido carezzarmi il volto. La sotto non vedevo nulla e non potendo girare la testa non ero in grado di sapere se fosse giorno o notte ma mi era completamente irrilevante: mi ci trovavo bene e non avevo nemmeno fame.
Quando mi svegliai di nuovo non ero più in quel buco nel terreno "qualcuno deve avermi trovato" pensai. Ero comunque in un luogo buio con uno strano odore di marcio e, anche se potevo muovermi, i miei movimenti erano impediti dopo pochi centimetri da qualcosa di solido.
Non so quanto tempo rimasi lì, non avevo punti di riferimento ma, ad un certo punto cominciai ad annoiarmi e tempestai di colpi la parete sopra di me.
Uscii alla luce di una falce di luna crescente in una notte limpida e fresca. Mentre cercavo di raccapezzarmi per tornare a casa pensavo a che scusa usare per esser rimasto via fino a buio.
Non ritrovai la mia casa: dove l'avevo lasciata c'erano solo dei ruderi abbandonati da chissà quanto tempo.
Camminai non so quanto tempo prima di trovare una casa buia. All'esterno c'era un pillozzo pieno d'acqua, ne bevvi, mi ripulii un po' e m'inoltrai nel buio.
Qualche giorno dopo incontrai delle persone che mi rifocillarono e mi diedero dei vestiti puliti. Parlando con loro dissi solo di essermi perso ma venni a sapere che anno era. Pur avendo ancora sette anni ne erano passati oltre cinquanta da quando ero nato.
A questa ne sono seguite altre, in altri modi e luoghi, in altre situazioni, in altri frangenti ma è proprio vero che la prima morte non si scorda mai.