Ci troviamo in un non troppo ameno luogo di perdizione umana, un luogo dove sostano molti individui e dove alcuni ritornan fanciulli perdendo la ragione altri la perdono senza provar la gaiezza del ritornar giovani di mente.
In un cantuccio vi troviamo un uomo in verità non molto savio che, però, cerca imperterrito di sopravvivere al luogo e non perdervi la ragione e cerca, quindi, di non mescolarsi alla massa.
In questo luogo non vi si trova mai luce, non intendo, ovviamente, quella del giorno, quella arriva comunque, ma la luce della ragionevolezza. In verità vi sono alcune persone che emanano questa luce, non sono molte, sono rare ma comunque apprezzate dal nostro amico.
Ma, fra tutte, ve n'è una che non appena appare nel suo raggio visivo irradia una luminosità estrema. Ogni volta si bea della sua luce, cerca di coglierne ogni sfumatura, carpirne ogni dettaglio e massimizzarne l'utilità.
Sfortuna vuole che l'incontro tra questa fonte di luce ed il nostro amico siano piuttosto rari e fortuiti.
Quando, comunque, accade il nostro amico rimane folgorato da tanta luce e ne rimane accecato per tutta la giornata. Vorrebbe far capitare questi incontri più spesso ma è conscio che questi non sono così graditi anzi a volte ha il sospetto che, se possibile, siano evitati.
Deve, così, contentarsi di usare la luce ambientale per rischiararsi l'anima.