Marco scoprì che stava piangendo.
Non c'era un motivo, era stata una buona giornata, non aveva avuto grattacapi, non era triste, stava solo leggendo. Ohh niente di sentimentale, triste, sconvolgente, niente che istigasse, alimentasse o, in qualsiasi caso facesse piangere. Stava leggendo la lista della spesa che aveva preparato il giorno prima… e non c'erano neanche le cipolle!
Una singola lacrima cadde su quel foglio, non sapeva perché così, tutto ad un tratto, s'era messo a piangere.
Non un pianto a dirotto, non un pianto eclatante o sonoro: delle semplici lacrime che cadono dagli occhi.
Verrebbe da dire che c'è sempre un motivo per piangere solitamente brutto ma non necessariamente, c'è chi piange di gioia o dal troppo ridere, ovviamente.
In questo caso Marco non aveva motivi per piangere. Nessuno.
Fortunatamente era da solo, in casa, quindi non doveva dare spiegazioni a nessuno, nessuno che gli facesse il terzo grado a riguardo, tranne, ovviamente, la propria coscienza.
La coscienza è una brutta bestia: non ammette non risposte e non ammette menzogne. Puoi anche provartici a non rispondere od a mentire ma lei ti insinua, ti pungola finché non rispondi e se tenti una risposta a casaccio per zittirla, zacchete ti pugnala alle spalle finché non le dai la pura e semplice verità.
Ovviamente cominciò a pungolare Marco. Poveraccio, non sapeva come fermare quella fiumana di domande, quesiti, interrogazioni. Domande fitte, imperterrite, scioccanti. Quesiti che non sapeva di dove venissero fioccavano da tutte le parti. Marco era bombardato, letteralmente bombardato: cosa, dove, come, quando, perché, chi, come mai, ma è il caso, ma possibile, impossibile, su, giù, di sopra, di sotto, di qua, di la… e poi ricominciavano altri cosa, dove, come quando, eccetera eccetera.
E la fregatura era che Marco non sapeva che rispondere, almeno non scientemente.
L'unico indizio che aveva era quella lista della spesa ma, sfortunatamente, una lacrima (o forse più d'una) l'aveva cancellata mezza, quindi come fare?
Non c'era verso cercò di scriverla nuovamente: pane, pasta, uova, lattuga, patate, sale, aglio, olio, aceto, eccetera eccetera. Niente di strano, niente che gli ricordasse qualcosa.
Fece un giro in casa per vedere cosa gli mancava da aggiungere alla lista. Niente.
Ormai era tardi per andare a fare la spesa. Poggiò la lista da una parte, si preparò una cena da nababbo, lesse un libro, guardò un film e se ne andò a letto.
Passò una notte tranquilla, senza sogni, senza incubi. Passata in un lampo, non aveva ancora appoggiato la testa sul cuscino che già doveva alzarsi per andare a lavoro.
Prese la lista della spesa, la mise in tasca ed andò in ufficio.
Due palle il lavoro ma se voleva riempirsi lo stomaco di leccornie andava fatto. Non gli dispiaceva neanche, almeno in linea di massima, quindi non ci andava mal volentieri. Certo, avrebbe preferito perder tempo in altro modo ma non si può avere tutto noo?
Mentre era al lavoro il ricordo di quel pianto silenzioso lo afferrò alla gola. Certo, non poteva farsi vedere in quel modo dai colleghi quindi, si fiondò fuori simulando una telefonata urgentissima ed importantissima. Ma non depistò minimamente la sua coscienza che, pronta ed imperterrita, lo colpì alla sprovvista con le sue domande.
Marco prese la lista dal portafogli e la scorse, capì cioè fu letteralmente folgorato dalla spiegazione e riprese a piangere, fortunatamente iniziò a piovere e nessuno se ne accorse.