===== Un bel giorno per morire =====
Il sole splendeva radioso quel giorno, non eccessivamente caldo, un lieve venticello spirava da est, i passerotti cinguettavano tra le fronde degli alberi, le cicale frinivano cantando la loro gioia.
Un geco, appeso ad un muro, inizia ad emettere il suo caratteristico verso schioccante. Lo guardo dal basso, mi restituisce un'occhiata gelida e continua ad aprire e chiudere la bocca per emettere quel suono. Sembra quasi volermi dire qualcosa.
Lo ignoro, che mangi pure le zanzare a suo piacimento, a me non dispiace.
È un giorno di festa od almeno sul calendario è segnato in rosso, per me è un giorno come un altro solo che, più che altro per abitudine, non faccio alcun lavoro fisico. Prendo un libro a caso dalla mia collezione e comincio a leggere, il caso ha voluto fosse un libro di astronomia, in veranda.
Mentre leggo sento il fremito di un battito d'ali, alzo lo sguardo. Una farfalla è rimasta invischiata nella tenda e non riescie a liberarsi. Dopo averla osservata per un po' dibattersi vanamente m'impietosisco e l'aiuto a liberarsi. Ormai libera se ne vola via contenta.
Mi rimetto a leggere. Passa il tempo senza che me ne accorga. Quando lo stomaco reclama la sua dose giornaliera di lavoro noto che è passata da un pezzo l'ora di pranzo, non ha senso pranzare ormai quindi lo stomaco dovrà attendere. Problema suo. Lo lascio alle sue rimostranze e torno al mio libro.
Con calma lo termino e lo ripongo sullo scaffale. Per oggi non voglio leggere oltre.
Chiudo gli occhi e mi godo il venticello. Non mi accorgo dello scorrere del tempo, non mi accorgo dell'aria che rinfresca, non mi accorgo del calar del sole, non vedo quel giorno il cielo tingersi di rosso al tramonto. Assaporo la frescura serale. Il geco torna a schioccare. Apro gli occhi e lo vedo a fissarmi da quello che ormai è il suo muro. Sembra ancora volermi dire qualcosa ma, non capendolo, lo ignoro.
Il silenzio ritorna. Sento l'aria rinfrescare ancora. Comincia ad essere freddo ma, ancora, non me ne preoccupo.
Neanche lo stomaco si lamenta più del mancato lavoro.
Non sento più il fresco, non sento più il vento.
Non sento più alcun rumore.
Il geco lancia il suo grido poco prima dell'alba, come un richiamo od un lamento, per ricordarmi di guardare l'alba ed il sole che compare dietro i monti, non lo ascolto, non lo sento.
Il sole del mattino illumina un corpo ormai freddo che non si riscalda e non si riscuote.
Il geco si getta sul mio corpo reclamando un posto al sole.