Pioveva quel giorno.
Anna non riusciva a leggere, come suo solito seduta in poltrona, il thriller che aveva iniziato.
Accese la televisione e scarrellò i vari canali: televendite, trasmissioni di cucina, triti telefilm anni '80, telenovelas. Niente di tutto ciò la soddisfaceva.
La pioggia incessante martellava alla finestra. Sul vetro l'acqua scorreva lenta.
Il tempo non passava. Si annoiava.
Mise l'impermeabile, prese la borsa, l'ombrello ed uscì.
Camminava senza meta sotto la pioggia ma, per chi la vedeva, sembrava avesse una destinazione da raggiungere, una meta precisa che l'attendeva.
Si trovò davanti il portone di una chiesa, lo spinse ed entrò. Erano anni che non andava in chiesa, erano anni che non pregava, dubitava anche di esserne ancora in grado.
Si fece il segno della croce e si sedette su una panca. Guardava la croce dietro l'altare: una semplice croce di legno con il cristo sanguinante dalle spine della corona e dalla ferita all'addome, con la testa inclinata.
La porta dietro di lei si aprì e fu investita da una folata di vento gelido. Il nuovo arrivato si sedette ad una panca dall'altro lato del transetto, era un uomo giovane. Anna lo guardò per un po', poi si alzò ed uscì.
Nell'androne davanti al portone si accese una sigaretta, il ragazzo le fu accanto subito dopo. Azionò il telecomando di un'auto parcheggiata lì davanti e vi si avviò, Anna si sedette sul sedile del passeggero mentre gettava la sigaretta.
Abner mise in moto e partì. Arrivati fuori città la pioggia terminò. I tergicristalli automatici si fermarono.
Parcheggiarono davanti una piccola casa, scesero ed entrarono. Da buon padrone di casa Abner offrì un drink ad Anna, scelse un martini.
Con calma Abner prese lo shaker vi versò il gin, il vermouth e mescolò. Versò in due bicchieri da cocktail, vi aggiunse le olive e ne porse uno ad Anna.
Assaporarono con calma il martini sul divano. Posati i bicchieri si baciarono: un bacio semplice, dolce, intenso. Abner sorreggeva la testa di Anna con la destra giusto dietro l'orecchio e con il pollice le carezzava la guancia. Quando scese a baciarle il collo Anna sospirò di piacere.
Le mani che carezzavano il seno attraverso la seta della camicetta parevano ad Anna che la conoscessero da sempre. Lo spinse via.
Mentre la guardava perplesso Anna si sfilò la camicia dall'alto, senza sbottonarla. Non portava reggiseno, non ne aveva bisogno. Il piccolo seno sfidava la forza di gravità. Abner fece per riavvicinarsi quando Anna si alzò e gli poggiò un tacco sul petto per tenerlo fermo. Sorrideva.
Abner si godette la vista della biancheria mostratagli dalla gamba alzata mentre lei lo dominava.
Gli voltò le spalle e si diresse, certa di essere seguita, verso la camera da letto.
Fermo sulla porta la guardò sfilarsi la gonna e sedersi sul letto. Su quel suo corpo abbronzato il pizzo bianco delle mutandine risaltava invitante ma, conscio dei ruoli instauratisi, Abner attese paziente un cenno della donna. Non attese per molto, il suo sorriso invitante gli disse che poteva entrare.
Le si inginocchiò davanti, le appoggiò le mani sulle ginocchia e cominciò a baciarle le gambe. Dapprima queste rimasero immobili, poi cedettero alla lieve pressione delle mani di lui che insinuò la sua testa tra le cosce.
Cominciò a carezzarle le cosce, salendo e scendendo lentamente con le mani fino ai fianchi. Salì a baciarle l'ombelico. Lentamente, con la lingua, risalì fino all'incavo tra i seni. Anna si stese tirandoselo dietro.
Anna sollevò i fianchi permettendogli di sfilarle la biancheria. Le mani frementi la frugarono delicatamente risvegliandole i sensi ancora sopiti mentre le succhiava e mordicchiava un capezzolo. Anna gemette, mugolò di piacere.
Le mani divennero sicure e precise mentre cercavano il suo centro, trovatolo lo titillò sapientemente. Scese con la lingua tutto il suo corpo e sostituì alle dita la sua lingua. Ne succhiò il nettare e assaporò ogni singola stilla di lei, avido, goloso. Il suo sapore lo inebriava. Soddisfattala alzò la testa e si alzò. Ormai Abner era arrivato al limite, il gioco doveva cambiare.
Anna ansimava osservandolo in piedi davanti a lei. La guardò e, sorridendo, si sfilò la maglietta. I piedi di lei ancora pendevano dal bordo del letto.
Si allontanò di alcuni passi per sfilarsi i calzoni. Le dava le spalle ma la vedeva guardarlo dallo specchio posto sul cassettone.
Quando si voltò Anna sorrise felice come una bimba mentre scarta i regali di natale. Anna gli porse le braccia mentre si avvicinava e le incrociò dietro la sua testa, Abner, prendendola all'altezza dei seni, la spostò più al centro del letto.
Anna se lo tirò addosso baciandolo.
Abner non si mosse. Era proteso su di lei fremente ma sembrava attendere qualcosa. Anna sciolse le sue mani e lo guardò sorridente.
Anche lui sorrideva ma, con voce roca, disse "dillo".
Anna lo guardò incuriosita per qualche attimo, poi sorridendo comprese: "sì".
In un attimo s'infranse ogni barriera tra i due. In pochi colpi decisi Anna urlò a gran voce la propria estasi. Abner, insaziabile, cercava la sua bocca ed il suo collo. Sembrava non saziarsi mai.
Rallentò il proprio ritmo, sembrava voler far allungare il tempo, poi accelerò nuovamente. Continuò, imperterrita questa danza, questo gioco di ritmi alterni infiniti, questa piacevole tortura.
Ostinata Anna prese il controllo e lo spinse da un lato rimanendogli avvinghiata. Non riusciva più a resistere, voleva tutto e lo voleva subito.
Nuovamente era lei ad avere il controllo. Le si pose sopra senza mollarlo tenendolo giù quando cercava di sollevarsi per gustarne il sapore.
Il suo ritmo era forsennato. Non ci volle molto ed entrambi esplosero di piacere contemporaneamente.
Soddisfatta si staccò da lui e si sdraiò al suo fianco ansante.
Abner le baciò una spalla mentre le carezzava la pancia piatta e scendeva, con la mano, nuovamente verso il centro del suo piacere. Anna si alzò ed andò in bagno e ne tornò vestita.
Abner la seguì fino a vederla uscire dalla porta senza voltarsi.